La lettera aperta di un ebreo convertito a Papa Francesco sta facendo il giro del mondo, ma è una mezza bufala.

indexMolti siti italiani e stranieri, sia cattolici che laici, ieri hanno pubblicato con grande rilievo una lettera aperta scritta a Papa Francesco da un sedicente signor Pinchus Feinstein, il quale racconta di essere un ebreo di settantaquattro anni, discendente diretto, a suo dire, nientemeno che di Re Davide. Ma, nonostante cotanta dinastia alle spalle, Pinchus, senza fornirne le motivazioni, scrive che all’età di diciassette anni si è convertito alla Chiesa cattolica facendosi battezzare “nel corso dell’ultimo anno del pontificato di Papa Pio XII”.

Peccato che, a far bene i conti, l’anno in cui, a sentir lui, ne compiva diciassette doveva essere il 1959, quando Pio XII era già passato a miglior vita, ma poi nel corso dello scritto si dà una data precedente.

Dopo aver esposto quindi le sue lagnanze al Papa, il Feinstein chiude la missiva con tanto di firma e indirizzo, ovviamente falso. Infatti a Miami Beach, città indicata come quella di residenza, non può esistere una Ocean View Ave – guarda caso inesistente anche lei, oltre che mancante del numero civico – preceduta nientemeno che dallo spropositato numero 2.617.646. E, in aggiunta, il codice postale di Miami Beach in Florida non è 33239 bensì 33139.

Se poi si fa una ricerca sul nome dell’autore della lettera si scopre, innanzitutto, che corrisponde a quello di un ebreo vissuto nel XIX secolo e poi che tale nome nel web rimanda a siti rabbinici.

Anche la richiesta finale di risarcimento danni è pretestuosa e fittizia: quale dovrebbe essere il Tribunale competente? Per quale reato? E commesso da chi?

Come che sia, la lettera dunque è costruita a tavolino, come si suol dire. Ma il contenuto però è assolutamente vero e preoccupante.

In breve Pinchus Feinstein fa carico alla Chiesa cattolica di averlo imbrogliato, in quanto, come affermato dal Papa nella visita alla Sinagoga di Roma e da una non meglio specificata “Pontificia Commissione” – in realtà è la “Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo” –  per il solo fatto di avere dei geni ebraici e perciò di appartenere alla razza ebraica lui aveva diritto alla salvezza anche senza il battesimo, perché l’alleanza fra Dio e il popolo di Israele non è mai stata revocata.

Il documento della Santa Sede al quale fa riferimento è intitolato “Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili” e ad una lettura superficiale parrebbe dargli ragione, ma evidentemente non è così perché come lui stesso afferma, anche se con malizia, Gesù sapeva benissimo che la riconciliazione fra Dio e gli uomini richiedeva la sua morte e resurrezione.

Non vogliamo addentrarci in questioni teologiche che non ci competono, quello che qui però dobbiamo far notare è la mancanza di chiarezza, di prudenza e di preveggenza sulle conseguenze delle proprie affermazioni che la Chiesa cattolica da un po’ di tempo in qua si è data, come se lo Spirito avesse smesso di soffiare a suo favore e l’avesse abbandonata al caos.

Il disorientamento dei cattolici è diventato ormai uno stato permanente, lo scandalo imminente è in agguato dietro ogni “novità”, discorso, decisione e pronunciamento. La sana dottrina non è più difendibile senza l’accompagnatoria di insulti e dileggi a chi l’invoca, la nuova disciplina che non cambia la dottrina è un ambiguo gioco di parole ideato per mascherare modifiche sostanziali al Magistero e alla Tradizione, quando non anche all’interpretazione delle Sacre Scritture.

Restiamo fiduciosi che a governare la Chiesa resti comunque Gesù Cristo che è lo stesso ieri, oggi e sempre. E noi non ci faremo sviare da dottrine varie e peregrine. (Eb 13, 8-9)

 

Paola de Lillo