La potenza del Rosario. Due episodi significativi


RosarioIl 14 maggio 2009, Mons William Kerr, conosciutissimo in America per la sua difesa dei Diritti Umani, è tornato al Padre. Il famoso assassino seriale Ted Bundy l’aveva preso come suo direttore spirituale prima di morire sulla sedia elettrica. Mons. Kerr raccontava che durante il suo primo incarico in un ospedale, dovette assistere un giovane bruciato, agonizzante per le sue ferite. Nel 1978 lo aspettava un compito ancora più spaventoso nella casa degli studenti di Tallahassee, in Florida.

Una notte Mons Kerr era stato chiamato dalla polizia: doveva andare urgentemente dagli studenti. Quando arrivò, trovò tutte le ragazze fuorchè una, uccise o ferite molto gravemente dal famoso killer Ted Bundy.

Dopo aver amministrato l’unzione degli infermi alla ragazza agonizzante, Mons. Kerr (a quel tempo Padre Kerr) parlò con la ragazza che era scampata. Il poliziotto incaricato di redigere il verbale voleva sapere come mai lei era sopravvissuta a questa brutale aggressione.

Effettivamente Ted si era fermato sulla soglia della sua camera, aveva lasciato cadere l’arma e se ne era andato senza toccarla.

La ragazza però voleva parlare solo con un sacerdote; lo choc l’aveva quasi resa catatonica. La ragazza raccontò a Padre Kerr che prima di partire per l’università, sua madre le aveva fatto promettere di dire il rosario tutte le sere prima di addormentarsi, per essere protetta, anche se poi si sarebbe addormentata nel dirlo.

Questo è quello che lei stava facendo quella sera là. Quando Ted entrò nella sua stanza per ucciderla, la ragazza teneva ancora stretto il suo rosario nella mano.

Tempo dopo, Ted confessò a Mons. Kerr che quando entrò nella camera, si sentì nell’impossibilità di fare anche un solo passo avanti. Dovette lasciar cadere l’arma e scappare.

Tale è la potenza del manto protettore di nostra Madre! E quale saggezza di una mamma che ha saputo dare alla figlia l’arma efficace del rosario, che le avrebbe salvato la vita!

Fonte: Innamorati di Maria

 
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PROTETTI DAL ROSARIO

Sr. Mary Sheila O'Neil L’episodio, relativo alla seconda guerra mondiale, è stato scritto da Sr. Mary Sheila O’Neil ed è stato riportato nell’edizione di Garabandal Magazine (PO Box 606 Lindenhurst, New York 11757 USA) di ottobre-dicembre 1979.

Era una giornata impegnativa di marzo. Come insegnante-dirigente negli anni ’50 ho dovuto far in modo che ogni giorno ci fosse il tempo per i due ruoli separati.

Quel 4 di marzo un incidente tra un insegnante e un genitore mi aveva tenuta fuori dalla mia classe per quasi un’ora quella mattina, perciò per il resto del giorno ero disperatamente in cerca di recuperare il tempo perso. Perciò il bussare alla mia porta alle 14:00 non era benvenuto.

Con sollievo scoprii che era solo un commesso che aveva bisogno della mia firma, fornendomi anche la sua penna. Mentre la estraeva il suo Rosario rimase impigliato nella clip e sbucò fuori.

Ho firmato e gli ho detto in modo indifferente: “Quindi sei cattolico”.

“Oh no – rispose – ma molti di noi devono la nostra vita alla Madonna, e le ho promesso che avrei continuato a mantenere sempre il mio Rosario con me e a recitarlo ogni giorno”.

Venti minuti dopo ero ancora sulla porta ascoltando, affascinata, una delle più meravigliose esperienze che un gruppo di aerei aveva avuto con la Madonna.

Il mio visitatore esitò a iniziare, perché aveva notato la mia “non accogliente” apertura della porta. Ma ora desiderosa di ascoltare la sua storia, l’avevo assicurato che la classe stava facendo un esercizio, e gli chiedevo di procedere.

Lui continuò: “Era maggio 1940 e siamo entrati a far parte della Forza aerea alla fine di settembre. A Halifax ci fu assegnato un corso intensivo di formazione, perché avevano bisogno di noi all’estero e per noi, giovani ragazzi, tutto il programma era eccitante.

Eravamo raggruppati in squadroni, ognuno dei quali consisteva da sei a dieci aerei e ciascuno era addestrato a manovrare come unità. Pertanto, circa trenta a cinquanta uomini formavano uno squadrone, insieme al capo di squadriglia che dava tutti gli ordini e manteneva il funzionamento del gruppo in unità.

A maggio al nostro squadrone fu detto che dovevamo andare all’estero e CHE avremmo operato in missioni notturne su territorio nemico fino alla fine della guerra.

Stavamo aspettando il nostro nuovo capo di squadriglia, che avrebbe dovuto arrivare in due giorni con un volo aereo. Essendo un ufficiale, pensammo che sarebbe andato immediatamente ai quartieri degli ufficiali.

Noi guardammo l’aereo arrivare, lo scorgemmo da lontano e ci eravamo rassegnati ad aspettare fino al giorno seguente per “vagliarlo”.

Un paio d’ore dopo, questo capo squadrone, Stan Fulton, in piena uniforme, entrò nel nostro alloggio di letti a castello.
“Beh uomini, trascorriamo le ore pericolose insieme, ma speriamo che tutti ci ritroviamo qui quando è finita. Ah, c’è un letto a castello libero e sono stanco! Domani incontrerò ognuno di voi.”

Con ciò gettò la borsa su un letto superiore. Il nostro capo squadrone, un ufficiale, che dormiva insieme a noi! Ci piacque immediatamente e il nostro piacere e la nostra ammirazione crebbero ogni giorno.

Quella prima notte si inginocchiò sul pavimento e pregò il suo Rosario in silenzio. Stupefatti, restammo colpiti come stupidi. Quando ebbe finito, ci guardò con il suo sorriso amichevole e disse: “Spero che non vi dispiaccia un uomo che fa alcune preghiere, perché dove stiamo andando avremo bisogno di loro”.

Il giorno dopo la nostra esercitazione di manovra, sotto il suo comando, avemmo la certezza che Fulton non era solo il nostro leader militare, ma il nostro amico. Lui era uno di noi. Non ha mai cercato di intimidirci con il suo rango.

Quella notte ripeté la sua sessione di preghiera. Sebbene il nostro gruppo fosse formato da almeno sei mesi, non avevo mai visto nessuno inginocchiarsi nella preghiera e non avevo idea che qualcuno fra noi fosse cattolico.

Ma la terza notte tre dei nostri compagni si unirono a Fulton nel dire il Rosario. Il resto di noi non capiva ma abbiamo mantenuto un silenzio rispettoso.

Poche notti dopo – eravamo studenti veloci – abbiamo risposto tutti alle Ave Maria e ai Padre Nostro. Fulton sembrava contento e così abbiamo finito ogni giorno in preghiera.

Il 1° giugno 1940 dovevamo lasciare Halifax per iniziare una serie di incursioni notturne dall’Inghilterra sulla Germania.

La sera prima Fulton ha dato a ciascuno di noi un Rosario. “Saremo in alcune situazioni difficili, ma allora, se siete d’accordo, diciamo il Rosario. Se promettete di mantenere sempre con voi il Rosario per tutta la vita e di dirlo, io vi posso promettere che la Madonna vi farà tornare tutti in Canada. ” Abbiamo risposto: “Certo.”

Non immaginavamo che saremmo stati in azione per quattro anni, molte volte in un terribile pericolo di fuoco intorno a noi. In quei momenti la voce di Fulton sarebbe squillata attraverso ogni aereo: “Ave Maria …” Come abbiamo risposto con rispetto e sincerità! Quante centinaia di rosari abbiamo dovuto recitare.

Dopo due anni, è stato notato che la nostra era l’unica squadriglia che non aveva perso un aereo o una sola vita. Non abbiamo detto niente, ma sapevamo.

Infine, la guerra terribile è finita. Durante quegli anni abbiamo perso ogni senso di eccitazione e di avventura. Tutto ciò che ci interessava era la sopravvivenza! E siamo sopravvissuti. Tutti sono tornati in Canada nel 1945, pienamente convinti che la Madonna si fosse occupata di noi.

Quindi non dimentico mai di mantenere il mio rosario con me e dirlo ogni giorno anche se non sono cattolico. Quando cambio i pantaloni, la prima cosa che trasferisco, anche prima del mio portafoglio, è il mio rosario.”

Fonte: Michael Journal

 

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