La scuola omogenea come scelta educativa – di Paolo Pugni

Diceva Messori che per ritrovarsi alla testa del rinnovamento basta rimanere fermi sui propri principi, solidi e ben razionali, quelli che oggi vengono bollati come tradizionalisti, perché la ruota della storia, ondivaga o –oggi diremmo– liquida prima o poi fa sì che appaia l’avanguardia del nuovo. 

Il famoso e apprezzato autore lo riferiva alla Chiesa, credo di non fare torto né a lui né alla Storia nell’applicare questa arguta osservazione a tutti quei casi in cui la certezza di valori basati sulla persona sono messi in dubbio da variegate mode più o meno affidabili.


Non so se questo sia il caso dell’educazione omogenea, ma so di certo che questa scelta educativa e didattica ha basi forti e solide, così valide da essere trasversalmente riconosciuta come una opportunità da non escludere a priori
, come invece accade nel nostro paese per ragioni ideologiche.

Nel mondo le scuole omogenee sono più di 210.000 e in forte crescita: gli alunni superano i 40 milioni anche in questo caso in aumento.

Tra i sostenitori di queste scuole troviamo personaggi di ogni orientamento politico e religioso, proprio a testimoniare come i fondamenti non siano ideologici, ma scientifici. Hillary Clinton ad esempio sostiene e valorizza le single sex school come strumento di promozione della ragazza.

Nel mondo anglosassone le scuole di questo tipo sono ai primi posti per rendimento ed opportunità offerte anche alle classi meno fortunate della popolazione: clamoroso il caso dell’istituto del Bronx che permette al 96% delle alunne di accedere al college contro una media nazionale del 50%.

Il valore fondante di questi istituti sta nella differente maturazione di maschi e femmine nella fascia di età tra i 7/8 e i 16/17 anni, cosa peraltro banalmente evidente per tutti. Questa consapevolezza produce modalità educative, sia didattiche che di sviluppo della personalità, costruite sulla reale esigenza di maschi e femmine e sui ritmi e modi che sono tipici di femminilità e mascolinità in quelle fasce d’età.

La didattica così costruita aiuta lo sviluppo armonico e l’apprendimento al punto che, focalizzandosi sull’aspetto meramente scolastico, aumentano le performance di entrambi i sessi anche in quelle materie generalmente riconosciute più ostiche (lettere per i maschi, matematica per le femmine).

Se poi ci concentriamo sulle qualità umane i risultati sono sorprendenti. Negli Usa di recente è stata approvata una legge bipartisan che permettesse di offrire anche nella scuola pubblica questa opzione, e questo fatto nel paese che è attento ad ogni forma di discriminazione, a volte anche con eccessi tragici se non ridicoli, la dice lunga sulla efficacia di queste scuole.

Se negli States gli istituti sono quasi 2000, come in Australia, e in UK superano i 1.000, si contano quasi 250 scuole omogenee anche nella vicina Francia mentre in Spagna gli istitui sono oltre 500.

Era una scuola single sex anche quella visitata dal Cardinal Bergoglio qualche anno fa, nelle periferie devastate della capitale argentina.

In Italia le uniche scuole che offrono questa possibile scelta sono gli istituti che si riconoscono nella pedagogia proposta dall’Associazione Faes, che nel 2014 compirà 40 anni di vita e azione.

Le scuole sono presenti a Milano (dalla scuola dell’infanzia sino al liceo, classico e scientifico), Bologna, Verona e Roma (asilo, elementari e medie in tutte e tre le città).

Il liceo classico femminile di Milano Faes Monforte è stato riconosciuto nel 2012 dalla prima ricerca della Fondazione Agnelli come il miglior liceo classico del capoluogo lombardo.

Le scuole Faes sono sostenitrici, come molte altre ovviamente, della libertà di educazione, concetto fondamentale per la famiglia che è prima responsabile della crescita dei propri figli come persone e come figli di Dio.

Il valore proposto dalle scuole omogenee italiane, come molte altre che si rifanno al medesimo principio ispiratore nel mondo – quello proposto dal pedagogista spagnolo Victor Garcia Hoz – e sono più di 1.000, e anche come le moltissime altre scuole che attingono alle radici cristiane, è quello della centralità della famiglia nella società e nel ruolo di educatori dei propri figli.

 

La scuola si propone come sostegno forte al progetto educativo della famiglia, aiutando con molti mezzi – tra cui la formazione delle coscienze e delle competenze, la rete di famiglie  – questo “grave compito” che la famiglia deve svolgere in prima linea e in prima persona.

Tornando all’omogeneità è possibile raccogliere più informazioni sul sito dell’associazione citata (www.faesmilano.it ) così come sul blog curato dai genitori della scuola (faesbookmilano.blogspot.it) così da avere una idea più precisa di come i fondamenti pedagogici sopra accennati siano declinabili in pratiche e risultati decisamente incoraggianti.

Peraltro sono davvero molto i personaggi famosi nel mondo che hanno studiato in questo tipo di scuole e ne parlano entusiasticamente: dalla neo CEO di Yahoo Marissa Mayer, a Selena Gomez, a.. Harry Potter, ossia l’attore Daniel Radcliffe, a Condoleeza Rice, la stessa Clinton, i principi Henry e William, Kate Blanchet, Alexis Bledel e molti altri.

 

Articolo pubblicato su Campari & De Maistre