La storia del papato: gli auguri di Papa Pio XII alla Curia romana


ITondi fabbrica di S. Pietron occasione del suo primo Natale da Papa, il 24 dicembre 1939, Pio XII rivolgeva alla Curia romana il tradizionale augurio, invitando ciascuno ad alzare lo sguardo verso il Sole che viene, nonostante le umane tenebre. Il clima di quella circostanza – pochi mesi dopo l’invasione nazista in Polonia – chiarisce meglio il senso di quelle prime parole natalizie, che tuttavia risuonano sempre attuali: cambia la scena del mondo, ma restano ansie e preoccupazioni, pur diverse; ma resta uguale la certezza: il Signore viene. Sempre.

Il Nostro spirito si eleva con voi da questo mondo verso una sfera spirituale vivida della gran luce della fede; con voi si esalta, con voi gioisce, con voi si profonda nella sacra rimembranza del mistero e sacramento dei secoli, recondito e palese nella grotta di Betlemme, culla della redenzione di tutte le genti, rivelazione della pace fra il cielo e la terra, della gloria di Dio nel più alto dei cieli e di pace in terra agli uomini di buona volontà, inizio di un nuovo corso dei secoli, che adoreranno questo divino mistero, gran dono di Dio e gaudio della terra universa.

Esultiamo, diremo a voi tutti con le parole del grande Nostro Predecessore il santo Pontefice Leone Magno: «Esultiamo nel Signore, carissimi, e rallegriamoci di gioia spirituale, perché è sorto per noi il giorno della redenzione…» (S. Leon. M., Sermo XXII. In Nativ. Dom. II, Cap. I, PL, 54, col. 193-194).

 

Nella celebrazione di questo divino mistero la gioia dei nostri cuori si leva in alto, si fa spirituale, si radica nel soprannaturale e tende al soprannaturale, volando a Dio con l’eccelsa espressione della preghiera della Chiesa: « ut inter mundanas varietates ibi nostra fixa sint corda, ubi vera sunt gaudia » (or. Dom. IV post Pasch.).

In mezzo all’urto e al tumulto delle varie vicende del mondo, il vero gaudio si rifugia nell’imperturbabilità dello spirito, nella quale, quasi in torre incrollabile alle bufere, con fiducia in Dio si affissa, e si unisce con Cristo, principio e cagione di ogni gioia e di ogni grazia.

Non è forse questo il sacramento del re dell’anime nostre, del Dio Infante del presepio di Betlemme? Quando questo segreto regale trapassa e si annida nelle anime, allora la fede, la speranza e l’amore si sublimano nell’estasi dell’Apostolo delle genti che grida al mondo: «Vivo, già non io; vive in me Cristo » (Gal., 2, 20).

Nel trasumanarsi dell’uomo in Cristo, Cristo stesso veste di sé l’uomo, umiliandosi fino a lui per sollevarlo fino a sé in quel gaudio del suo nascimento ch’è perenne festa natalizia, a cui la liturgia della Chiesa non è mai che cessi in ogni stagione di richiamarci, invitarci ed esortarci, affinché in noi si avveri la promessa di Lui che il nostro cuore gioirà, e nessuno ci toglierà la nostra allegrezza (Io., 16, 22).

La luce celeste di questa gioia e di questo conforto sostiene la fiducia di coloro in cui vive e splende; né può venir oscurata o turbata da alcun affanno o fatica, da alcuna ansietà o sofferenza che salga o rumoreggi di quaggiù, simile a quella

«… lodoletta che in aere si spazia
prima cantando, e poi tace contenta
dell’ultima dolcezza che la sazia ». (Par., XX, 73).

Dove altri si sbigottiscono, dove le amare acque dell’afflizione e della disperazione sommergono i pusillanimi, le anime in cui vive Cristo possono tutto, e si elevano, sopra i disordini e le bufere del mondo, con sempre eguale coraggio e ardore, al cantico degli ordinamenti, delle giustificazioni e delle magnificenze di Dio.

Sotto le tempeste, si sentono maggiori dei turbini, della terra che calcano e dei mari che solcano, più che per il loro spirito immortale, per l’elevazione dei loro cuori verso Dio, « Sursum corda. In alto i cuori », per la loro preghiera e unione con Dio, « Habemus ad Dominum. Sono rivolti al Signore ».

E verso Dio, misericordioso e onnipotente, Venerabili Fratelli e diletti Figli, Noi leviamo il Nostro sguardo e la Nostra supplica, come la migliore e più efficace espressione della Nostra gratitudine per i vostri fervidi voti natalizi, i quali son pure una preghiera innalzata al Padre celeste, « da cui viene ogni ottima grazia e ogni perfetto dono » (Iac., 1, 17).

Faccia Egli che, in questa unione di preghiera, ognuno di voi ottenga, presso il presepio dell’Unigenito suo Figlio fatto carne e tra noi abitante quella « mensuram bonam et confertam et coagitatam et supereffluentem » di gioia natalizia, cui Egli solo può largire; sicché, corroborati e alleviati da tanto gaudio, possiate generosamente e virilmente, da soldati di Cristo, proseguire il cammino vostro attraverso il deserto della vita terrena fino a quel tramonto, in cui dinanzi all’anelo vostro sguardo risplenda nell’aurora dell’eternità il monte del Signore, e in ciascuno di voi, rinato a novella vita di gaudio indefettibile, si compia la preghiera natalizia della Chiesa « di contemplare con fiducia come giudice quell’Unigenito, che ora accogliamo con gioia qual Redentore » (Orat. in Vig. Nat.).

Qui il testo integrale del discorso.

Fonte: sito ufficiale della causa di beatificazione di Pio XII