La vita arrivata dallo spazio


Questa volta tocca alla “litopanspermia” (la vita ha origine da microorganismi trasportati sulla Terra da frammenti di pietra provenienti dal cielo): ennesimo tentativo di generazione spontanea della vita, questa volta non sulla Terra ma su un ignoto pianeta. Il neologismo, importante, si trova al centro dell’articolo apparso sul Corriere della Sera di mercoledì 3 ottobre, dal titolo, “La vita arrivò sulla Terra dallo spazio. Nacque su altri pianeti, poi viaggiò attraverso i meteoriti”.

La firma è prestigiosissima: Massimo Piattelli Palmarini, il neuroscienziato di fama mondiale, recentemente balzato sulle cronache per il fortunato “Gli errori di Darwin” (Feltrinelli, 2011). L’Autore riprende una scoperta presentata al recente Congresso europeo di Scienza Planetaria, tenutosi a Madrid, secondo la quale ci sono basi matematiche e fisiche consolidate per poter sostenere la “fattibilità” della “cattura di rocce interplanetarie” da parte di sistemi planetari vicini, semplicemente per opera dalla loro forza gravitazionale.

Fino a poco tempo fa questa ipotesi veniva esclusa. Da oggi, non più. Se queste rocce spaziali portano con sé spore di esseri viventi, fortemente resistenti alle avverse condizioni ambientali, ecco che si potrebbe spiegare anche l’origine della vita sul nostro Pianeta. Così, è bastato “catturare” una pietruzza orbitante nello spazio limitrofo, per dar inizio allo splendido film della storia della vita che tutti conosciamo sulla Terra.

Credo che gli scienziati che lavorano da decenni all’ipotesi di un’origine “chimica” della vita in una pozzanghera prebiotica sulla Terra, possano finalmente tirare un sospiro di sollievo. Troppo difficile scoprire meccanismi plausibili con cui avrebbero potuto formarsi, per scontri di piccole molecole, i primi nastri di RNA. Ancora più arduo spiegare la nascita del codice genetico. Per non parlare della complessità della membrana.

O della complessità dei circuiti biochimici del citoplasma che oggi appaiono sempre di più come dei binari di costrizione piuttosto che come ambienti di libertà. Possono interrompere le loro ricerche. La vita non è nata. E’ arrivata. Tutta bella, pronta e completa. Qui da noi non ha fatto altro che riprodursi. Poco giova riportare, alla fine dell’articolo, la pertinente ed intelligentissima considerazione: “naturalmente sulla Terra dovevano esistere condizioni climatiche capaci di far prosperare le spore arrivate. La presenza di acqua si rivela essenziale.

I loro calcoli confermano che tutto torna. Ma (gli autori della scoperta) insistono su un punto, doveroso: questa non è la conferma che la vita sulla Terra proviene dallo spazio, è solo la conferma che si tratta di una reale possibilità”. Ormai la frittata è fatta. Il titolo cubitale ha già bucato lo schermo: “Arrivò sulla Terra dallo spazio. Nacque su altri pianeti.”. Anzi, c’è già la parola che crea il mito: “litopanspermia”. Chi non la conosce è un ignorante.

Io credo piuttosto che sia necessario ricordare a tutti, quando si parla di questo tema, la reale complessità che si cela dietro la parola “vita”, la sua irriducibilità alle componenti fisiche, il suo elevatissimo livello di organizzazione. La cellula è un sistema che contiene più informazioni della galassia intera, per poter esistere e funzionare.

Da dove provengono le informazioni? Se è un vero e proprio “mistero” (mi si passi questo termine per indicare la sua inesauribilità) l’origine della cellula sulla Terra, non si capisce perché non dovrebbe esserlo anche su altri Pianeti o frammenti di questi. Tanto più che le condizioni ospitali per la vita, presenti sulla Terra, sono, a detta di tutti gli studiosi, più uniche che rare. In ogni modo la si pensi, certamente la creazione della vita non può essere considerata un fenomeno statistico.

E’ un fenomeno altamente improbabile, quasi impossibile. Non me ne voglia il caro Massimo Piattelli Palmarini, cui sarò debitore per sempre per quello che ho potuto leggere di suo, ma questa volta i titolisti dei giornali gli hanno fatto un brutto scherzo. E sicuramente anche l’Autore avrebbe dovuto evidenziare all’inizio quello che ha relegato in fondo all’articolo. Che i sassi possano precipitare sulla Terra dal cielo, in fondo, lo sapevamo tutti: chi di noi non tiene in casa un frammento di meteorite raccolto in qualche gita fuoriporta? Che notizia è mai questa da collegare con la nascita della vita sul Pianeta? Tra i due eventi c’è una distanza infinita e tutti lo possono cogliere.

Il vero problema in questione è la possibilità che le spore della vita possano crearsi dal nulla (non ha importanza se qui o altrove). Su questo, nessun cenno. “Che la vita si generi spontaneamente oppure non possa farlo”, “questo è il problema” direbbe Amleto. E siamo ancora al punto di prima. Nonostante questi sensazionali calcoli di fisica planetaria.

Umberto Fasol

Fonte: Libertà e Persona

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