L’aborto vien dal cielo. L’ultima follia femminista: droni che sganciano pillole che uccidono il feto


Una vera manna dal cielo, penseranno gli abortisti. E l’immagine non è più di tanto figurata. Si tratta della nuova iniziativa del gruppo femminista-abortista Women on Waves. Usare droni per recapitare pillole abortive in quelle nazioni dove è illegale il commercio. Il via a questo sorvolo abortivo è iniziato lo scorso 27 giugno sul confine tra Germania e Polonia.

Il drone è stato caricato a Francoforte sull’Oder con alcune bombe abortive (due confezioni di pillole a base di mifepristone e misoprostol) e queste sono state sganciate a Slubice in Polonia. Solo un breve volo tanto per superare il fiume che divide le due nazioni.

Ancora una volta la guerra è iniziata con l’invasione della Polonia da parte della Germania. La storia si ripete. I poliziotti tedeschi hanno cercato di intervenire, ma i piloti sono stati più bravi ad evitare la contraerea pro-life. Però sono riusciti a sequestrare tutta l’apparecchiatura e i piloti sono stati denunciati. Appena mollato il suo carico di morte, due donne polacche – che avevano commissionato le pillole sul web – le hanno subito inghiottite.

 

Sul sito di Women on Waves si legge: «alle donne in Polonia viene negata la possibilità di trarre vantaggio dai progressi scientifici in quanto l’aborto chimico, uno dei farmaci essenziali dell’Oms Wold, non è registrato in Polonia». Hanno poi aggiunto che questa idea dell’aborto volante è «un miracolo venuto dal cielo».

La dottoressa Rebecca Gomperts, fondatrice e direttrice di questa ong, ha dichiarato al quotidiano inglese The Telegraph: «Penso che sia estremamente importante perché in Europa c’è troppa disuguaglianza nel modo in cui vengono rispettati i diritti delle donne. (…) Non possiamo smettere di sottolineare la mancanza di accesso sicuro all’aborto e di pillole per abortire. Si tratta di una violazione dei diritti delle donne».

Women on Waves ha portato a termine questo progetto insieme ad altre organizzazioni pro-choice polacche e di altre Paesi: Ciocia Basia, Feminoteka Foundation, Porozumienie kobiet 8 marca, Berlin-Irish Pro Choice Solidarity, Codziennik Feministyczny e Political group Twoj Ruch.

Women on Waves – Donne sulle Onde – si è scelta questo nome non a caso. Da moltissimi anni queste signore e signorine si recano con un’imbarcazione battente bandiera dei Paesi Bassi di fronte alle coste dei quei Paesi in cui l’aborto è vietato o subisce alcuni limiti.

Mettendosi in acque internazionali vige sui loro ponti la legislazione dei Paesi Bassi e quindi possono praticare aborti a danno di quelle donne a cui è vietato l’aborto in tutto o in parte nelle nazioni in cui loro vivono. Una volta ricevute a bordo, il gioco è fatto ed è tutto (forse) legale. Quando si dice che la lotta contro l’aborto è in alto mare.

Ora l’offensiva si è allargata dal mare al cielo. Tutti con il naso all’insù in Polonia per scorgere i bombardieri dell’aborto. E sì, perché a questo primo lancio ne seguiranno degli altri. L’aborto al volo che vien dal cielo spiega plasticamente cosa sia il confine ultimo dell’aggressione abortista.

L’aborto deve piovere dal cielo come un desiderio espresso nella notte di San Lorenzo e che poi si avvera. Le leggi e leggine che vogliono mettere qualche granello di sabbia nei rotori dei droni devono essere bellamente sorvolate, è proprio il caso di dirlo.

Tommaso Scandroglio

 

articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana