L’amante di Gabriele D’Annunzio che divenne carmelitana

A Lourdes, vi è una statua di bronzo che raffigura un uomo cieco (con gli occhi spenti) che tiene ugualmente la mano sopra gli occhi nell’atteggiamento di chi guarda lontano. Una scritta sotto questa statua paradossale ne rivela il mistero: «Questo monumento è stato voluto da una donna italiana, che a Lourdes ha ritrovato la fede. Ritrovare la fede è più che ritrovare la vista!». La donna in questione è Alessandra di Rudinì Carlotti, una delle amanti di Gabriele d’Annunzio, che dopo un difficile cammino tra le spine del «piacere» sregolato ha fiorito nella regola del Carmelo.

 

La storia emozionante di Alessandra è una delle cinque storie di conversione raccontate nello stile affascinante del Cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro nel libro Nel buio brillano le stelle. Storie di conversioni del XX secolo. Le altre quattro storie coinvolgenti raccontate nel modo unico di Comastri sono quelle di: Charles de Foucauld, Alessandro Serenelli (l’assassino di santa Maria Goretti), Benedetta Bianchi Porro e Paolo Takashi Nagai.

 

Alessandra di Rudinì Carlotti

Seppure relativamente poco conosciuta ai nostri tempi, la storia di Alessandra fu oggetto di pettegolezzi in tutti i salotti della società glamour in Italia, dato il suo originario status sociale e la fama del suo incorreggibile amante.

Classe 1876, era figlia della Marchesa Maria de Barral e del marchese siciliano Antonio di Rudinì, un uomo che ha giocato importanti ruoli nel nascente Regno d’Italia, occupando progressivamente ruoli sempre più importanti, fino a diventare Ministro dell’Interno all’età di trent’anni, per poi diventare Presidente del Consiglio per due legislature.

L’infanzia agiata, aristocratica e apparentemente beata viene spenta da un evento scioccante, quando vede con i suoi occhi il papà tradire la mamma nella loro casa, alla luce del giorno. «Gli occhi di Alessandra non dimenticheranno mai più quella scena: ella vedrà sempre suo padre nel gesto di tradimento nei confronti della mamma; e lei stessa si sentirà tradita da suo padre: e questo le farà tanto, tanto male».

 

L’infanzia ferita proseguirà in un’adolescenza infranta, perché il marchese – per sbarazzarsi della moglie – la sottopone a continue visite mediche, spingendo abilmente i risultati affinché venga dichiarata pazza. Sbarazzatosi della moglie, si sbarazzerà in un certo modo anche dalla figlia che a dieci anni verrà spedita all’Istituto Sacro Cuore di Trinità dei Monti. Non potendo uscire dal collegio, Alessandra esprimerà la sua rabbia e il suo dissenso «diventando insubordinata ad ogni regola».

 

A diciott’anni è una ragazza bellissima e capisce che il matrimonio per lei è l’unica via di fuga da una famiglia che non è famiglia. Ai matrimoni di comodo, preferisce il matrimonio del cuore con il veronese Marcello Carlotti nel 1895. Ha due figli da quel matrimonio, che, secondo le abitudini della gente della sua classe, vengono cresciuti dalla governante. L’orizzonte tranquillo del matrimonio verrà spezzato con la morte precoce del marito nel 1900.

Dopo quella tragedia, Alessandra mostrerà interesse nel cercare Dio, ma, come testimonia don Francesco, il sacerdote con cui apriva la sua anima: «Alessandra cerca Dio, ma Lo cerca solo con l’intelligenza, Lo cerca solo con lo studio, Lo cerca solo attraverso la vita della ragione: così non si arriva a Dio, perché Dio non è un’idea, ma è una Persona alla quale bisogna lealmente aprire il cuore».

 

La tempesta imperfetta

La bufera si profila all’orizzonte nel 1903, quando al matrimonio del fratello di Alessandra, Carlo, è presente Gabriele D’Annunzio. Alessandra confida al fratello che il poeta donnaiolo le risulta alquanto «antipatico, anzi, odioso, a motivo delle sue pose, della sua vanità, della sua frivolezza e, soprattutto, a motivo delle sue continue avventure che lo qualificano come uno spregevole “don Giovanni”».

 

Preso dalla bellezza di Alessandra, D’Annunzio, malgrado l’iniziale rifiuto della di Rudinì, non demorde, e dopo circa un mese «cade nella rete sensuale del detestato “don Giovanni”». Si trasferisce nella villa di D’Annunzio a Firenze, il quale abbandona la celebre attrice Eleonora Duse per lei. La passione di D’Annunzio dura solo tre anni, dopo le quali inizia a corteggiare spudoratamente un’altra donna. Invano lotta Alessandra per mantenersi l’uomo. «Alla fine deve ritirarsi… come tutte le altre. Con vergogna, con disprezzo, con umiliazione».

 

Nel frattempo, il padre sul letto di morte rifiuta di incontrare la figlia che ha disonorato la famiglia con la sua storia scandalosa con D’Annunzio! Comastri osserva che «anche questa umiliazione contribuisce a risvegliare nel cuore di Alessandra il desiderio di aria pura, di ideali alti, di cibo spirituale che ella, per tanto tempo, aveva soffocato. In lei ora c’è una sola aspirazione: riparare, espiare, ricostruire l’amore che stoltamente e lungamente aveva infangato».

 

L’incontro con il tutor dei figli, un sacerdote francese, sarà un importante punto di svolta stilistica e prospettica. L’abbé Gorel le farà capire che «a Dio non si arriva con i libri, ma con un atto di profonda umiltà che fa aprire gli occhi». Si arriva al credo solo attraverso il Confiteor.

 

Il richiamo del Carmelo

 

Il viaggio a Lourdes del 1910 costituirà la svolta nella vita di Alessandra, lì cadrà il velo dai suoi occhi e il suo cuore aspirerà sempre più intensamente l’espiazione e la dedizione totale al Signore tramite la consacrazione totale.

Prende contatto con le carmelitane di Paray-le-Monial per passare un po’ di tempo in preghiera. Nella cappella di quel monastero sente salire nel suo cuore queste chiare parole: «è questo il luogo della tua pace».

 

Dopo aver organizzato la sorte dei due figli prossimi all’ingresso nell’Accademia Militare, vola verso il Carmelo dove avviene la sua trasfigurazione da «amazzone» dei salotti dell’alta società all’umile suor Maria di Gesù. Si spegne nel 1931 e si ricordano tra le sue ultime parole questa preghiera mentre guardava il Crocifisso: «Vi amo, Signore! Vi amo ed è giunto il momento che ci vediamo… finalmente!».

 Robert Cheaib

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articolo pubblicato su Zenit