Lettera del Santo Padre Francesco al fondatore del Monastero di Bose in occasione del 50.mo anniversario della comunità monastica.

In occasione del 50° anniversario di fondazione della Comunità di Bose papa Francesco ha ritenuto di inviare a Enzo Bianchi una lettera di auguri e di incitamento a proseguire nella via intrapresa, lodando le attività materiali e spirituali in atto. Con dolore, ma nella libertà dei figli di Dio non possiamo non dissociarci dall’opinione che il nostro pontefice nutre nei confronti di un eretico dichiarato il cui unico scopo è l’attuazione di un sincretismo religioso che non ci appartiene. Pochi giornalisti ormai si azzardano a criticare quello che è diventato un’eminenza grigia del Vaticano, rispettato e consultato in tutte  le occasioni di confronto sui contenuti della nostra fede.

Qualche anno fa La Nuova Bussola Quotidiana si permise di dissociarsi dal suo pensiero suscitando in lui reazioni tali da fargli minacciare azioni legali (qui) fra le quali quella per uso non autorizzato della sua immagine, che ovviamente essendo ormai pubblica non è coperta da nessun copyright.

Nel corso degli anni nella diatriba è sceso in campo anche l’autorevole teologo Mons. Antonio Livi che in varie occasioni ha confutato le tesi eretiche del sedicente monaco e del quale si riporta un articolo chiarificatore del personaggio e dei suoi rapporti con l’attuale Vicario di Cristo, le cui affermazioni spesso sembrano proprio ispirate da Enzo Bianchi.

 

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Enzo Bianchi, l’«umanista ateo» getta la maschera

L’intervista apparsa su la Repubblica il 9 settembre scorso sarebbe ripetitiva e insignificante se non fosse anche il riassunto del vasto progetto politico-religioso di Enzo Bianchi (“La Chiesa del futuro”, a cura di Silvia Ronchey, il cui testo è stato tolto dal sito del Monastero di Bose e di Repubblica, ndr).

Il “piccolo riformatore” piemontese ha affisso le sue “tesi” alla porta, non di una chiesetta della Germania cinquecentesca ma di un quotidiano romano la cui sede è a pochi passi dalla basilica di San Pietro.

Tutto è chiaramente simbolico: il giornale che lo intervista proprio perché parli male del cristianesimo e bene dell’islam (le domande sembrano proprio redatte da chi deve rispondere) è lo stesso giornale dove il suo fondatore, Eugenio Scalfari, ha lodato papa Francesco per avergli dato ragione in tutto, e in particolare sul rifiuto di Dio come creatore del mondo e come autore della legge morale naturale.

Erano altri tempi quando La Repubblica usciva con un articolo in prima pagina intitolato «Il Papa contro le donne» (si trattava di una delle reiterate condanne dell’aborto da parte di san Giovanni Paolo II).

Quel papa era da criticare ferocemente, e con lui tutta la tradizione dogmatica e morale della Chiesa cattolica.

Il papa attuale invece va elogiato perché – dice esplicitamente Scalfari e dice implicitamente anche Bianchi – ha iniziato un’opera di demolizione della Chiesa come depositaria della verità rivelata da Cristo, per trasformarla in uno dei tanti movimenti “spirituali” che contribuiscono al “nuovo ordine mondiale”, che mira all’annullamento delle differenze tra le religioni e ultimamente all’annullamento della religione stessa.

Perché questo progetto mondialista si presenta talvolta come espressione del più genuino senso religioso, ma i suoi presupposti sono sempre quelli dell’umanesimo ateo.

Lo scrissi nel 2012 a proposito della riduzione che Bianchi fa di Cristo a semplice modello di umanità, e lo ho ripetuto a proposito della riduzione che il cardinale Kasper fa dell’Eucaristia a mero strumento rituale dell’identificazione dei fedeli nella comunità.

Ora, nel cosiddetto monastero di Bose, Bianchi ha chiamato proprio il suo maestro Kasper a parlare dell’ecumenismo, inteso logicamente come attività  politico-culturale con la quale la Chiesa cattolica dovrebbe dissolversi in un’indifferenziata religiosità umanistica.

E alla vigilia del convegno, Bianchi illustra alla compiacente e compiaciuta giornalista di Repubblica i criteri fondamentali del suo progetto etico-politico, che passa dalla critica di ogni dottrina e di ogni prassi della Chiesa cattolica che non siano omologabili all’ecumenismo inteso come indifferentismo religioso.

La prima critica di Bianchi colpisce la cristianità del quarto e quinto secolo: «Quando con Teodosio il cristianesimo è diventato religione dello stato imperiale la furia dei monaci – lo dico con dolore, mi strappa il cuore – ha distrutto i templi pagani, fatto uno scempio di opere d’arte non diverso da quello dell’Is, ma ben più vasto. È il motivo per cui san Basilio non ha mai usato nei suoi scritti la parola “monaco”: designava integralisti violenti, i talebani del momento. Guardando i secoli mi permetto di dire, pur con tutte le differenze: vediamo che altri rifanno a noi quello che abbiamo fatto».

Poi fa continuare il discorso all’ignara giornalista: «Come ad Alessandria d’Egitto, quando fu distrutto il Serapeo e i parabalani del vescovo Cirillo assassinarono Ipazia. Nel “Libro dei testimoni”, lo straordinario martirologio ecumenico di Bose, questa martire pagana potrebbe trovare posto?».

Ecco la scontata risposta di Bianchi alla non-domanda della giornalista di Repubblica: «Sì, come tutti coloro che – da Buddha a Savonarola, da Rumi a Gandhi – in qualunque religione o anche all’esterno hanno perseverato in una posizione di umanità».

Il discorso di Bianchi non potrebbe essere più chiaro: invece di unirsi alla Chiesa cattolica, che nel Martirologium Romanum, elenca i cristiani che hanno testimoniato eroicamente la loro fede in Dio, Enzo Bianchi elenca nel suo “martirologio ecumenico” una serie eterogenea di personaggi che avrebbero testimoniato una non precisata «posizione di umanità». Insomma, si tratta di un’altra esplicita professione di fede nella “religione dell’uomo”.

La cosa strana, peraltro, è che Bianchi nomina, accanto al Buddha (che è un maestro di sapienza nichilistica e quindi atea) e ad altri maestri di spiritualità naturalistica (il persiano Rumi e l’indiano Gandhi), anche il frate domenicano Girolamo Savonarola, che per quanto vittima di lotte politiche tra Firenze e il Papa, non ha nulla a che vedere con l’umanesimo ateo, anzi è stato un uomo di autentica fede e di grande rigore morale, tanto che a Firenze si oppose energicamente ai costumi e anche alle arti dell’Umanesimo paganeggiante, tanto da far bruciare libri e quadri sconvenienti, proprio come avevano fatto i «monaci integralisti» contro i quali Bianchi  si era scagliato qualche riga più sopra.

Ma non è questa l’unica incongruenza del discorso di Bianchi (le ideologie non riescono a esprimersi senza tradire le loro contraddizioni interne).

Più avanti egli si mostra entusiasta di papa Francesco, non perché sia, come tutti i suoi predecessori, il Vicario di Cristo (figuriamoci!), ma solo perché in qualche caso le sue direttive pastorali sembrano in sintonia con le direttive politiche emanate dalle lobbies installate negli organismi internazionali, dall’ONU all’UE, delle quali sono zelanti propagandisti La Repubblica e gli altri media di orientamento laicista, cioè massonico.

Ad esempio, parlando delle direttive pastorali di papa Francesco riguardo all’accoglienza dei profughi in Italia, Bianchi va all’attacco di ogni opinione e di ogni prassi che a lui sembrano “disobbedienza” al Papa: «Il papa ha lanciato l’allarme già due anni fa, dopo la visita a Lampedusa. È rimasto inascoltato e credo che anche questo suo nuovo appello lo sarà. Il fastidio di un certo clero verrà magari dissimulato dall’ipocrisia religiosa, che è la più bieca e spaventosa di tutte».

E poi: «Un mese fa il vescovo di Crema ha chiesto di ospitare i rifugiati in locali adiacenti una scuola cattolica, è stato contestato dalle famiglie. La situazione italiana è una vergogna, soprattutto nelle regioni tradizionalmente più cattoliche, il Veneto e la Lombardia».

L’intervistatrice domanda a Bianchi: «Il rifiuto è più sociale o più confessionale?», volendo forse far dire a Bianchi che si tratta di ragioni più religiose che politiche.

E infatti Bianchi risponde: «Quello confessionale l’hanno gridato a suo tempo il cardinal Biffi e il vescovo Maggiolini, secondo cui bisognava eventualmente accogliere solo i cristiani. Ma il problema è la vera e propria fabbrica di paura dei barbari, edificata da forze politiche attente solo all’interesse locale, forze che prima di Francesco la chiesa italiana ha assecondato, anche se all’inizio sembravano assumere riti pagani, precristiani, quelli sì barbarici. Ora si proclamano cattolici ma io li chiamo cristiani del campanile. Il grande silenzio di una chiesa complice li ha aiutati a iniettare nel tessuto sociale del territorio il veleno della xenofobia».

Insomma, dove ci sono principi formulati dal pensiero unico, non c’è spazio per la coscienza e la responsabilità personale, non sono possibili interpretazioni e applicazioni prudenziali, nemmeno se vengono suggerite da pastori esemplari come Biffi e Maggiolini, la cui memoria (sono entrambi defunti) Bianchi non esita a infangare.

E pensare che lo stesso Bianchi – i cui discorsi mancano non solo di fede soprannaturale ma anche di logica naturale – poco dopo sostiene che il dettame della propria coscienza prevale sull’obbedienza al Papa: «La dottrina cattolica del Vaticano II ribadisce con chiarezza che la coscienza prevale su qualsiasi autorità, anche su quella papale».

Non è affatto questa la «dottrina cattolica» sul rapporto tra legge morale e coscienza: è piuttosto  la “dottrina Scalfari”, che ignora l’esistenza di Dio creatore e legislatore e la natura libera e responsabile degli atti umani.

La dottrina morale cristiana – che si estende anche agli orientamenti socio-politici che costituiscono la “dottrina sociale della Chiesa” – non è stata affatto rivoluzionata dal Concilio, come peraltro ebbe a chiarire definitivamente san Giovanni Paolo II con la sua enciclica Veritatis splendor.

Ma tant’è: quando non è d’accordo con il Papa, Bianchi incita tutti a disobbedirgli, e quando invece è d’accordo esige da tutti la più assoluta obbedienza, anche quando non si tratta di veri e propri ordini (come sono quelli contenuti in precise leggi canoniche, dove sono specificati i tempi, i modi e i soggetti interessati).

Dove l’incoerenza del discorso raggiunge i vertici della più volgare dialettica ideologica è quando Bianchi tesse le lodi della «tolleranza islamica», da contrapporre all’intolleranza dei cristiani, sia di Oriente che di Occidente.

Senza preoccuparsi di distinguere l’espansione militare degli Arabi da quella dei Turchi, senza accennare alle persecuzioni di cristiani e di ebrei iniziate già con Maometto, Bianchi racconta questa favola: «Al tempo della conquista musulmana i cristiani del Medio Oriente hanno aperto le porte delle loro città agli arabi che portavano libertà di culto e affrancavano dalle angherie economiche del governo imperiale cristiano. La convivenza di cristiani, ebrei e musulmani nel corso del medioevo islamico ha fatto fiorire momenti di cultura straordinari, come nel mondo sufita, che conosco bene».

Allargando il discorso, aggiunge: «L’islam è una religione di pace e mitezza con una mistica di forza pari a quella cristiana».

Ecco di nuovo la voluta confusione dei termini propriamente religiosi, con l’intenzione di riconoscere in ogni religione – e anche al di fuori di ogni religione, come prima ha detto – valori umanistici.

Bianchi sa bene che la parola “mistica”, in un contesto religioso cristiano, ha il significato di unione di volontà e di affetti con Dio Uno e Trino, e non è mai possibile senza la fede nel Verbo Incarnato; al di fuori di questo contesto la parola “mistica” non ha il medesimo significato religioso, soprattutto se la divinità di  Cristo viene negata e la Trinità viene considerata una corruzione blasfema della vera nozione di Dio.

E non ne parliamo nemmeno se di tratta della mistica che si pretende di riscontrare nel pensiero panteistico (neoplatonismo) o addirittura ateo (buddismo, induismo).

Passando poi dalla  mistica alla violenza, e volendo ripartirne equamente la colpa a cristiani e islamici, Bianchi espone la teoria aberrante della pari verità e della pari falsità di tutti i cosiddetti “libri sacri”, che andrebbero interpretati alla luce – guarda un po’ – della morale umanistico-atea: «Se nel Corano ci sono testi di violenza, non sono molto diversi da quelli che troviamo nella Bibbia e che ci fanno inorridire.

La lettura integralista della Bibbia può rendere integralisti quanto quella del Corano. L’esegesi storico-critica delle scritture, cui il cristianesimo è approdato con fatica e subendo terribili condanne dell’autorità ecclesiastica, è il primo passo di un lungo cammino che aspetta anche i musulmani.

Nel frattempo servono ascolto, dialogo, seri studi universitari per dissipare la propaganda ideologica che attecchisce sull’ignoranza: non è vero che l’islam è una religione della violenza e della jihad, affermarlo serve solo a giustificare la nostra nei suoi confronti».

Insomma, nel cristianesimo non ancora riformato da Bianchi c’è solo violenza, ipocrisia e/o ignoranza. E la colpa dell’ignoranza va attribuita all’«autorità ecclesiastica» (san Pio X?) che avrebbe ostacolato con «terribili condanne» la lotta dei teologi illuminati (i modernisti?) per liberare i fedeli dall’interpretazione integralistica della Scrittura.

Così Bianchi conferma il suo progetto di graduale eliminazione di tutti quegli aspetti di verità soprannaturale che sono propri della Chiesa cattolica, a cominciare dall’ispirazione divina della Scrittura e dal carisma dell’infallibilità conferito da Cristo al Magistero, che della retta interpretazione della Scrittura è garante (contrariamente a quanto pretende Lutero con la dottrina del “libero esame”)…

Eliminata la verità di Dio creatore e autore della legge naturale; eliminata la verità di Cristo, unico «Salvatore dell’uomo», e quindi la verità di Dio uno e trino; resta da eliminare – per finire di togliere al cristianesimo la sua dimensione soprannaturale – la verità di Maria «Madre del Redentore».

E Bianchi, per denigrare il culto mariano (inviso ai protestanti e quindi considerato da Bianchi un ostacolo sulla via dell’ecumenismo), non esita a tirare in ballo il vecchio tema della misoginia nella Chiesa cattolica: «Si dice sbrigativamente che certi musulmani siano ancora nel medioevo. Ma il velo completo per le suore di clausura è stato abolito solo nel 1982. È molto recente la presa di coscienza della pari dignità della donna e dell’uomo nel cristianesimo, che non ha ancora nemmeno il linguaggio per esprimerla.

La soggezione delle donne agli uomini è un retaggio scritturale nell’islam, ma è presente anche nelle nostre scritture: san Paolo afferma che le donne non devono assolutamente parlare nell’assemblea della chiesa e devono stare a capo coperto.

Di nuovo, serve una rilettura storico-critica di tutti i libri sacri, per scorgerne l’intenzione e non le forme.

Nella chiesa c’è buona volontà ma poi della donna si hanno immagini irreali: il modello di Maria, vergine e madre, che non può essere il riferimento per una promozione della donna nella chiesa; l’idea, insinuata per moda, che la Madonna sia più importante di San Pietro, idea insipiente come dire che la ruota in un carro è più importante del volano… Non siamo ancora capaci di prendere sul serio l’uguaglianza indubbia tra uomini e donne.

Il cammino per la chiesa è ancora lunghissimo perché ovunque ci sia un esercizio di comando restano gli uomini, mentre le donne sono confinate al servizio umile».

Indubbiamente Bianchi sogna (assieme a Hans Küng) una riforma della Chiesa cattolica che la porti ad assomigliare alle comunità protestanti, con donne-sacerdoti e donne-vescovi.

Ma per i cattolici dotati di buon senso e di autentico sensus fidei questo non è un bel sogno, anzi è un incubo. Ho letto tanti commenti di laici che sul web hanno espresso la loro indignazione di fronte alle assurdità teologiche di Bianchi nel suo ultimo intervento pubblico.

Trascrivo uno qualsiasi di questi commenti: «Le monache di clausura sapevano che, consacratesi a Cristo, avrebbero fatto anche la scelta del velo. Purtroppo le donne islamiche vengono costrette in quanto donne, e non è loro scelta quella di portare il velo».

La Bibbia dice cose che prese alla lettera sono peggio del Corano? Bianchi dimentica che siamo cristiani cattolici.

Che la nostra non è una religione del libro, che Cristo è Dio incarnato che ha portato quelle novità che hanno spazzato via le regolette molto care ai Farisei. Che c’è il Vangelo… Di che cosa parla quest’uomo? La Madonna è meno importante di San Pietro? Maria è l’unica creatura nata senza peccato originale, San Pietro era un peccatore, poi pentito e scelto per fondare quella Chiesa che Bianchi pare non amare. Stiamo parlando di due livelli diversi, non vedo classifiche, non ci ho pensato mai.

Aggiungo, per completezza, che il culto dovuto a Maria è baso su dogmi fondamentali della verità cristiana. Bianchi non ignora il concilio ecumenico di Efeso (anno 351), dove la Madonna è stata proclamata “theotokos”, ossia “madre di Dio”.

Ma a Bianchi non interessano i dogmi, anzi vorrebbe eliminarli tutti uno per uno. Io, se qualche volta volesse ascoltare, gli ricorderei che anche il Vaticano II, che per lui è “il Concilio”, l’unico, ha confermato la dottrina di sempre sul culto mariano nel capitolo ottavo della costituzione dogmatica Lumen gentium.

E gli farei anche notare che, se si ostina a non accettare gli insegnamenti di san Giovanni Paolo II sul culto mariano e sul ruolo della donna nella Chiesa (vedi la Mulieris dignitatem), potrebbe almeno rispettare la grande devozione mariana di Francesco, il papa del quale egli si presenta come legittimo interprete.

Concludo allargando il discorso. Come i lettori della Nuova Bussola Quotidiana sanno bene, sono anni che io denuncio inutilmente le assurdità teologiche di Enzo Bianchi.

Ho detto e ripeto che materialmente sono indubbiamente eresie, anche se formalmente non hanno la dignità di un discorso eretico, perché sono solo strumenti dialettici di una politica ecclesiastica a favore della lobby umanistico-atea.

Lui, imperterrito, continua a pontificare, forte dell’appoggio istituzionale di chi è a capo di quella lobby e dell’appoggio mediatico della cultura “laica” (così si suole dire per non dire “massonica”).

Il bello è che nemmeno lo stesso Bianchi è stato capace di contraddire le mie critiche alla sua falsa teologia, ad esempio quando gli facevo notare che parlava di Cristo come di una creatura, negandone esplicitamente la divinità (del resto lo ha imparato dal suo maestro Walter Kasper, il quale lo ha imparato a sua volta da Karl Rahner).

Ogni volta che ha replicato alle mie critiche teologiche, Bianchi non ha saputo dire altro che in Vaticano lo stimano e lo nominano consulente di questo o di quello, e che i vescovi italiani lo chiamano continuamente a parlare ai fedeli delle loro diocesi, eccetera. Cose che sono vere (purtroppo!) ma nulla hanno a che vedere con le mie critiche, che non sono rivolte alla persona ma alle sue dottrine, e sono teologicamente ineccepibili, perché fondate sulla fede e sulla logica (l’una e l’altra cosa insieme).

Bianchi si è sempre comportato come Bruno Forte, Gianfranco Ravasi e tanti altri che di fronte alle mie critiche teologiche (cfr il mio trattato su Vera e falsa teologia) non tentano nemmeno di confutarle ma si accontentano di mostrarmi orgogliosamente le loro insegne episcopali o cardinalizie.

A me non resta che pregare, mentre continuo a consigliare tutti di non prendere per magistero quello che Magistero assolutamente non è.

 

Antonio Livi