Libri gender e tattica degli scudi umani Tutta l’opera di rieducazione dalla A alla Z – di Tommaso Scandroglio


“Ci sono anch’io”. E’ così che si chiama una mostra itinerante per bambini e ragazzi, dagli zero ai 12 anni. La mostra espone 120 libri illustrati che, come recita la locandina, sono libri “fuori dagli stereotipi, dentro alla realtà. Una mostra di libri illustrati che raccontano le differenze”.

Ormai le giovanissime leve italiane hanno imparato della matematica solo le differenze.  E dunque andiamo a vedere quali sono queste differenze da conoscere. Quattro gli ambiti: “famiglie, ruoli di genere, rapporto con le culture straniere, e differenti abilità psicofisiche”.

Nel novero dei libri troviamo, tra i molti, il famigerato “Piccolo Uovo”, che racconta anche di una coppia di pinguini omosessuali; “Baci”  è un racconto “per dire che l’amore va sempre e comunque bene. E che non ci sono amori giusti e amori sbagliati”; “Benvenuti in famiglia” in cui si narra, tra le altre vicende familiari, di “chi ricorre all‘inseminazione assistita e chi alla donazione di gameti”; “Due nidi” ed “E vissero divisi e contenti” per spiegare che il divorzio non è un dramma ma che “una separazione dove un vissero per sempre felice e contenti è ancora possibile”.

Poi una sfilza di 39 albi – come  “C’era una mamma e c’era un papà”, “Coccodrillo innamorato cerca casa”, “Dov’è il mio papà?”, “E con Tango siamo in tre”, “Catalogo dei genitori per i bambini che vogliono cambiarli”, “Il libro delle famiglie speciali”, “Il matrimonio dello zio” (“un albo illustrato con spirito e allegria per raccontare a bambini in età scolare che ci sono luoghi nel mondo dove uno zio può sposare il suo fidanzato”), “Perché hai due mamme?”, “Perché hai due papà?”, “Qual è il segreto di papà?” (il segreto è che è omosessuale)  – in cui  troviamo per tutti  la medesima indicazione in merito al contenuto: “famiglie: tradizionali, omogenitoriali, miste, adottive, separate, monogenitoriali, ricomposte”. Inoltre nella mostra ci sono 48 libri che trattano di “generi: Differenze, stereotipi, identità, libertà, parità…”. In essi si insiste soprattutto su questo concetto: chi lo dice che un maschietto si deve comportare da maschietto e una femminuccia da femminuccia?

Questa mostra è paradigmatica per capire una strategia efficace dei sostenitori della teoria del gender. La strategia degli scudi umani. Mettiamo davanti all’obiettivo sensibile – l’omosessualità e la cosiddetta “identità di genere” (il sesso a cui appartenere lo scegli tu) – la vittima del bullismo, la donna, l’handicappato, la ragazza madre, il migrante, il disoccupato, il bambino nato dalla provetta e quello che cresce con un solo genitore perché papà e mamma sono divorziati, l’anziano, la persona di colore, il diversamente religioso etc.: in tal modo i media, la gente comune, le istituzioni, la chiesa non potranno sparare contro l’omosessualità e la teoria del genere appunto perché protetta da altri soggetti “fragili”. Se provi dunque ad attaccare questi due soggetti per forza di cose colpirai gli altri.

In altri termini se ti arrischi ad affermare ad esempio che un bambino ha bisogno di un padre e di una madre per crescere, subito la vulgata corrente sgancerà sopra di te le bombe dell’analogia: “E allora i bambini di genitori divorziati? E quelli che hanno perso la mamma o il papà? E quelli che sono dovuti venire in Italia sui barconi lasciando nel proprio paese di origine magari la madre o anche il padre? Lei sta discriminando anche tutti questi poveri fanciulli!”.

Se poi cerchi di spiegare che se uno è maschio deve diventare un uomo, stai pur certo che implicitamente, senza che tu lo sappia, avrai attaccato tutta una serie di persone che non pensavi minimamente che avessero a che fare con il tuo ragionamento: le donne che vogliono fare lavori tradizionalmente riservati agli uomini, l’impiegato che si sente artista, la persona con handicap che vorrebbe tanto essere come gli altri, etc.

Se infine sei così folle da chiamare sul banco degli imputati la stessa omosessualità renditi conto che hai chiamato a giudizio anche tutte le fasce deboli della società: dalla donna che ha subito violenza all’esodato, dal cassa-integrato alle persone affette da nanismo. Tutti assieme gaiamente nel paniere dei “diversi”.

Se  dunque qualcuno ha pensato bene di porre dei civili su obiettivi sensibili come centrali elettriche, siti missilistici, acciaierie e industrie chimiche, ponti, chi avrà il coraggio di bombardare? Sta quindi al difensore della famiglia e dei bambini avere la mira molto, ma molto precisa.

 

articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana