L’Inquisizione Gay è già al lavoro – di Riccardo Cascioli


La legge anti-omofobia non è stata ancora approvata ma già fa sentire i suoi effetti: chi prova a dissentire viene intimidito e costretto a tacere o apertamente calunniato attraverso i social network. Si tratta di due episodi gravissimi di questi giorni che confermano quanto La Nuova Bussola Quotidiana sta dicendo da mesi: si sta realizzando in Italia una sorta di dittatura gay.

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Ma ecco il primo fatto: nei giorni scorsi il cappellano dell’ospedale di Cona (Ferrara), don Stefano Piccinelli, appende nella bacheca della cappella dell’ospedale un volantino che riproduce l’appello lanciato dalla Nuova Bussola Quotidiana, in collaborazione con i Giuristi per la Vita, per raccogliere le firme per bloccare quella legge che in nome della lotta all’omofobia impedirà in realtà la libertà di opinione e la libertà religiosa.

 

Il volantino non passa inosservato. Un quotidiano locale, La Nuova Ferrara, ci monta il caso e scoppia il putiferio: Arcigay e Arcilesbica locali chiedono l’intervento della direzione dell’ospedale, interviene la presidente della Provincia, Marcella Zappaterra, che si dice “sconfortata” di fronte a questa circostanza “che rischia di alimentare comportamenti e atteggiamenti fortemente discriminatori e lesivi della dignità umana”.

A ruota arrivano Sel e l’immancabile CGIL fino a quando interviene autorevolmente anche il presidente nazionale di Arcigay, Flavio Romani, che in una lunga intervista a La Nuova Ferrara parla di “atto inqualificabile”, “un’azione scorretta, cinica e molto lontana dalla pietas cattolica”. Insomma il povero don Piccinelli, per aver espresso pubblicamente la sua posizione in materia di legge sull’omofobia, si è trovato al centro di una bufera mediatica, bollato come omofobo, insultato, richiesta la sua cacciata dall’ospedale.

 

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