Londra blocca la moschea di Abbey Mills


Sarebbe dovuto diventare il più grande centro islamico della Gran Bretagna e uno dei maggiori del vecchio continente. Tuttavia, l’accidentato cammino della costruzione della gigantesca moschea di Abbey Mills, che avrebbe dovuto sorgere nell’East London, è giunto nei giorni scorsi a quello che sembra delinearsi come il suo destino definitivo. Un vicolo cieco, una bocciatura senza appello.

La commissione edilizia di Newham, il distretto londinese nel quale sarebbe dovuto sorgere il gigantesco luogo di culto, si e infatti pronunciata per lo stop al progetto della setta islamica britannica Tablighi Jamaat che l’aveva presentato e sponsorizzato nel 2007. La costruzione su un terreno a ex uso industriale è stato fermato dalla commissione edilizia, in base alla forte opposizione manifestata da parte della comunità locale e a preoccupazione riguardo alla sostenibilità del progetto.

In realtà, secondo la stampa britannica, tra i motivi che hanno contribuito in maniera determinante alla bocciatura del progetto vi sarebbe anche la preoccupazione sul rischio di infiltrazioni terroristiche in un gruppo come il Tablighi Jamaat, considerato appartenente all’islam più radicale. La setta, infatti, e accusata da tempo di fare proselitismo e di fiancheggiare il terrorismo islamico, come braccio di Al Qaeda.

E proprio da tale vivaio che, secondo gli inquirenti, provengono due dei terroristi islamici che il 7 luglio 2005 compirono i sanguinosi attentati sui treni della metropolitana della capitale britannica, con oltre cinquanta morti e settecento feriti. Si tratta di Mohammad Sidique Khan e Shehzad-Tanweer, che frequentavano regolarmente il quartier generale del gruppo in Gran Bretagna, a Dewsbury nel West Yorkshire.

Il gruppo dei Tablighi Jamaat utilizza attualmente parte dei sei ettari dell’area in cui sarebbe sorta la costruzione per un centro che già oggi può ospitare fino a 2.500 persone. La nuova moschea, la cui area a terra sarebbe stata tre volte quella della cattedrale di St. Paul, avrebbe potuto ospitare 7.440 uomini e in un’area separata, quasi 2.000 donne. I plastici, che mostrano una costruzione dalla forma sinuosa, con una copertura ramata e centinaia di metri quadri di candide pertinenze, descrivono bene la vocazione dell’opera: riunire migliaia di fedeli nel segno di quel gruppo che appunto viene considerato radicale e fiancheggiatore del terrorismo. La sensazione e dunque che lo stop al megaprogetto abbia ragioni più legate al rischio terrorismo che non a questioni ambientali, secondo le dichiarazioni di alcuni membri della commissione di West Ham volte a spiegare il loro no.

Conor McAuley, membro della commissione, ha dichiarato: “La moschea proposta sarebbe stata troppo grande e avrebbe avuto un impatto su importanti edifici storici nelle vicinanze”. E ha aggiunto: “L’autorità locale si è consultata a lungo prima di prendere questa decisione. Le nostre politiche edilizie promuovono lo sviluppo dell’area di Abbey Mills sia per l’edilizia che per la creazione di posti di lavoro e centri per la comunità, per creare un nuovo centro vicino alla stazione di West Ham e rigenerare la zona. La creazione di nuove case e nuovi posti di lavoro e la nostra priorità”.

I progetti di costruzione di nuove grandi moschee in Europa – ma anche negli Stati Uniti – non hanno mai avuto vita facile, se si eccettuano quelli siglati dalle grandi firme dell’architettura. E’ il caso, per esempio, dell’Istituto del mondo arabo di Parigi, firmato tra gli altri da Jean Nouvel, o della moschea di Roma di Paolo Portoghesi.

Tra i progetti contestati va ricordato il centro di culto islamico che sarebbe dovuto sorgere a New York nell’area di Ground Zero e che ha ricevuto aspre critiche nonostante le dichiarazioni rassicuranti del presidente Barack Obama.

C’è poi stato il caso di Mosca, dove il progetto per la costruzione di una nuova grande moschea ha registrato una forte opposizione e dove la legge prevede che nessun edificio religioso venga costruito senza l’approvazione della maggioranza dei consiglieri locali e della popolazione. In Francia vi sono state polemiche per le moschee di Marsiglia, Caen e ora per quella di Poitiers.

Negli anni passati, inoltre, accesi confronti si sono avuti per la moschea di Berlino cosi come per quella svizzera di Grenchen.

Situazione non dissimile anche in diverse città italiane ogni qualvolta si è prospettata l’edificazione di un luogo di culto alternativo alla strada dove i mussulmani potessero riunirsi e pregare.

Fonte: L’Osservatore Romano