Mali, la Jihad: «Colpiremo la Francia al cuore»


La Jihad minaccia di colpire la Francia «al cuore» per il suo intervento in Mali. Venerdì le forze armate di Parigi hanno lanciato un’offensiva a sostegno del governo di Bamako e contro i ribelli islamisti.  A sostegno delle truppe di Bamako non ci sono solo i francesi, ma anche l’ersercito nigeriano e quello senegalese.

GLI SCONTRI Domenica è stata bombardata, grazie anche all’aviazione transalpina, la città di Gao, e quella di Kidal, nel nord del Paese. E secondo fonti locali nelle zone colpite sono stati uccisi già 60 jihadisti solo a Gao. Lunedì è arrivata la risposta del Mujao, il movimento unitario per la Jihad (guerra santa) nell’Africa occidentale: «La Francia ha attaccato l’islam, noi colpiremo il cuore della Francia», ha dichiarato alla agenzia France Presse Abou Dardar, uno dei responsabili del movimento. Riguardo agli ostaggi francesi in Sahel a breve sarà omesso un couinicato: «A partire da oggi tutti i mujaheddin sono uniti», ha aggiunto, riferendosi ai vari gruppi jihadisti nordafricani, e in particolare all’Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico), che nel settembre 2010 ha rapito 4 ingegneri del gruppo nucleare francese Areva. Inoltre nel novembre 2011 sono stati sequestrati altri due transalpini nel nord del Mali, e una settima persona è prigioniera dal 20 novembre.

LA POLITICA E LE REGIONI DEL NORD – In Mali gli scontri continuano dallo scorso giugno, complice anche l’instabilità politica che nello scorso dicembre ha portato all’arresto e alle conseguenti dimissioni del premier Cheick Modibo Diarra. L’ex premier era una delle più autorevoli voci favorevole a un intervento di una forza internazionale anche per preservare la popolazione dall’instaurazione della sharia, la legge islamica. L’attuale premier, Django Sissoko, ha confermato in larga parte la composizione del governo precedente, rafforzandolo però con uomini delle regioni del nord, occupate appunto dagli islamisti. Mentre la Germania preme per una soluzione diplomatica alla crisi, è atteso l’aiuto della Gran Bretagna, che domenica ha inviato a Parigi un primo cargo per partecipare con l’appoggio logistico.

Fonte: Corriere della Sera