Melissa, Susie, Christina: tre ragazze scampate all’aborto che ora salvano altre vite

Spesso è chi è stato ferito a medicare. Chi ha rischiato la vita a capirne il  valore. A dirlo sono Susie Araujo, Melissa Ohden e Christina Martin. Tre ragazze  scampate all’aborto che oggi ridanno la vita salvandone altre.

 

MELISSA. Melissa, 35 anni, di Kansas City, scampata a un  aborto salino, da quando ha incontrato Janna Jessen, una donna con la sua  stessa storia, e  averne conosciuto la vicenda descritta nel film “October Baby”, nel 2011 ha deciso di aprire un sito dove  altre persone come lei la contattano ogni giorno. Ma prima di arrivare qui  Melissa ha dovuto passare attraverso una grande prova e molta sofferenza. A  dirle cosa le era successo i suoi genitori adottivi.

La ragazza, appena 14enne,  scoprendo che sua madre e suo padre naturali non la volevano, cominciò a  sentirsi «in colpa per essere sopravvissuta e per essere in salute», spiega al  portale internazionale Lifenews.com. Poi la vergogna di vivere «in un  mondo che pensa che l’aborto sia un diritto».

Melissa crede per anni di essere  di troppo, finché 29enne conosce Jessen. Convertita al cattolicesimo si sposa e  oggi ha una bimba di 5 anni, «nata nell’ospedale dove io dovevo morire». Oggi la  giovane, oltre che curare il sito, gira il mondo per testimoniare la sua storia:  dal dolore fino al perdono e alla scoperta che «i miei genitori adottivi non  sono scontati (…). Sono cresciuta in una casa piena di amore. E ora mi rendo  conto di che dono sia la mia vita».

 

SUSIE. Susie, 36 anni, di Corona (California), è venuta al  mondo grazie all’errore di un medico abortista. Sua madre è una giovane  immigrata messicana che, quando rimane incinta, si ritrova sola davanti a suo  padre e al suo ragazzo che non vogliono la bimba. Poi il riavvicinamento dei  parenti che si offrono di accompagnarla a una visita d’accertamento.

La  ragazzina accetta e, una volta in ospedale, firma delle carte in inglese che non  comprende. Sono per il consenso all’aborto, fortunatamente però quel giorno  mancano gli strumenti per l’operazione. La minorenne sarebbe dovuta ritornare  più tardi, ma prima di uscire un medico si lascia scappare la parola “aborto” e  lei comprende l’inganno.

La giovane va su tutte le furie, convince il ragazzo  che poi la sposa, e partorisce Susie, che oggi è la maggiore di cinque fratelli  e, oltre a raccontare la sua storia, offre aiuti alle donne che «spesso sono  sole, isolate e si sentono costrette ad abortire».

 

CHRISTINA. Christina, 31 anni, di Washington, vive  ricordando le parole di sua madre: «Era un angelo». La mamma è in una  clinica abortiva quando una signora afroamericana la avvicina chiedendole se  vuole tenere il bambino. Alla risposta affermativa la signora le sussurra: «Dio  ti darà la forza di tenere questo bambino».

Sentendo quella voce la madre di  Christina cambia idea, ma girandosi per cercare la donna non la trova più. Così  va dal medico abortista, gli spiega che se ne vuole andare e così fa, anche se  quello è infuriato «perché temeva che anche altre donne presenti se ne sarebbero  andate».

Circa dieci anni fa, quando era incerta se l’aborto fosse ammissibile o  meno, Christina scopre che avrebbe potuto non esserci se non fosse stato per  quell’afroamericana.

Non solo, appena la madre svela alla figlia la verità  accadde qualcosa per cui oggi Christina dedica la sua vita ad aiutare donne  disperate che vogliono abortire: «Il mio cuore cambiò improvvisamente. Ero stata  salvata da Dio. Mi aveva soccorsa; mi sono sentita amata da Lui. E ho cominciato  a capire quanto mi volesse viva desiderando che aiutassi altri bambini a  vivere».

 

articolo pubblicato su Tempi.it