Misericordia e castigo – di Andrea Cavalleri


misericordiaAggiungo una nota ai mille discorsi che hanno seguito le affermazioni di Padre Cavalcoli a Radio Maria. Il tema è quello del castigo divino a causa dei nostri peccati (nella fattispecie il domenicano bolognese indicava anche la presunta causa scatenante della punizione e cioè l’approvazione dell’obbrobriosa legge Cirinnà). Questa uscita ha provocato reazioni scomposte con tanto di duelli rusticani all’arma bianca teologico-dogmatica. Io non ho la preparazione per entrare nel merito stretto della questione però, da cristiano, vorrei timidamente far notare un lato spirituale della questione che mi pare in queste ore trascurato.

Ciò che sembra fare scandalo è un Dio buono che punisce l’uomo per i suoi errori.

Ma se Dio si qualifica come Padre, al pari dei nostri genitori non ci punisce perché lo facciamo arrabbiare, ma ci dà dei castighi che ci educhino a star lontani da quegli errori che ci uccidono.

La mamma che vede il suo piccolo che sta per buttarsi nel pozzo, lo strappa dall’abisso, gli tira un ceffone gridando “non farlo più” e poi se lo stringe al petto singhiozzando.

Dunque non c’è contraddizione tra un Dio buono e misericordioso e lo stesso Dio che castiga i suoi figli, quando questo castigo serva per salvarli dal pericolo della morte eterna.

Anzi, il castigo può essere una delle forme della misericordia.

Propongo la lettura sul tema di alcuni brevi passi di una mistica moderna, tutt’ora vivente, che ha vissuto l’esperienza straordinaria di subire il giudizio (giudizio particolare, quello che tocca a ciascuno singolarmente subito dopo la morte) e tornare in vita a raccontarlo.

Il Signore mi ha detto: “E’ che tu già avevi un dio, il tuo dio era il denaro, per i soldi ti sei condannata, sei scivolata nell’abisso e ti sei allontanata dal tuo Signore”. Quando il Signore mi ha parlato del «dio denaro» … è vero, noi siamo arrivati ad avere molto denaro, ma ora eravamo arrivati al lastrico, pieni di debiti e, senza soldi. Allora ho cominciato a gridare: “Ma quale denaro?! In terra ho lasciato solo debiti!

Nonostante i miei peccati, le mie immondizie, la mia indifferenza e i miei sentimenti orribili, il Signore mi ha cercata fino all’ultimo istante della mia vita e mi mandava sempre “strumenti”, persone, mi parlava, perfino, mi sgridava, mi toglieva le cose, mi ha fatto cadere in rovina, perché mi cercava e perché io lo cercassi. Egli mi ha cercata fino all’ultimo istante.

Sapete chi è il nostro Dio e Padre? È un Dio potente, innamorato, che chiede mendicando a ciascuno di noi che si converta. Ma io, quando le cose andavano male, dicevo: “Dio mi ha castigato, mi ha condannato!”. Ma non è così! Egli non condanna mai. Io, con il mio libero arbitrio, ho scelto chi era mio padre, e non era Dio. Avevo scelto Satana come padre.  (Gloria Polo, testimonianza)

Rivedendo tutta la sua vita, la mistica di Bogotà aveva scoperto che quella che credeva essere una dis-grazia (la rovina economica) era in realtà una grazia, che Gesù le aveva fatto per indurla alla conversione, un castigo misericordioso.

Certo, si tratta di rivelazioni private e nessuno è tenuto a crederle.

Però possono costituire un chiaro esempio pratico della rivelazione biblica che, in fondo, dice la stessa cosa:

Figlio mio, non disprezzare l’istruzione del Signore
e non aver a noia la sua esortazione,
perché il Signore corregge chi ama,
come un padre il figlio prediletto.
(Proverbi 3, 11-12)       

Certo se consideriamo la vita sulla terra come il tutto, allora la morte terrena è la fine e la distruzione totale dell’uomo.

Ma se non ci lasciamo accecare dal secolarismo e guardiamo la realtà includendo la prospettiva dell’eterno, allora anche la morte corporale (“nostra sorella”, diceva san Francesco) può essere usata da Dio come strumento per avvicinarci a lui, percorrendo quei cammini misteriosi che lui solo conosce, grazie a cui sa trasformare in bene persino il male.

Non oso pronunciarmi quindi sull’interpretazione del terremoto. Soltanto, a quei cristiani che si spaventano davanti ai grandi drammi della storia o della cronaca, pensando: “Come può Dio permettere questo se è misericordioso?”, vorrei dire che talvolta Dio permette questo proprio perché è misericordioso.

 

Andrea Cavalleri