Morsi è il nuovo dittatore dell’Egitto. Chiesa cattolica: “Il Paese è in serio pericolo”

Il Cairo (AsiaNews) – Il presidente assume su di sé il potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Licenziato il procuratore generale Abdel Meguid Mahmoud, troppo vicino al regime di Mubarak. Portavoce della Chiesa cattolica teme l’applicazione reale della sharia e un Paese dominato dalla “minoranza” islamista. Protestano i giovani di Piazza Tahrir.

 “L’Egitto è in grave pericolo, i Fratelli musulmani ormai hanno sotto di se tutti i poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. Nessuno ora potrà fermarli”. È quanto afferma ad AsiaNews p. Rafic Greiche, che definisce le recenti leggi costituzionali emendate dal presidente “una mossa per blindare il potere di Fratelli musulmani e salafiti”. Secondo il sacerdote i Fratelli musulmani stanno seguendo un piano preciso e per rendere l’Egitto un Paese basato sulla sharia.

La polarizzazione dell’Egitto emerge dalle manifestazioni in corso oggi al Cairo. Davanti alla sede del Partito Libertà e Giustizia migliaia di islamisti stanno festeggiando la “vittoria” di Morsi su coloro che sono contrari alla sharia. In piazza Tahrir si stanno radunando centinaia di giovani dei movimenti democratici per ricordare il massacro di Mohamed Mahmoud street e lanciare un appello a tutti gli egiziani per una nuova rivoluzione contro lo strapotere dei Fratelli musulmani.

Con un colpo di mano, Mohamed Morsi ha emendato ieri una serie di decreti costituzionali che pongono il presidente al di sopra di qualsiasi corte giudiziaria, compresa quella costituzionale. Grazie a tale una legge, i decreti non sono appellabili da nessun organo dello Stato.

Come paravento il presidente egiziano ha sponsorizzato il provvedimento che riapre i processi contro i funzionari di polizia responsabili di violenze contro i dimostranti nelle proteste di piazza Tahrir e aumenta i sussidi alle famiglie dei martiri della rivoluzione. Secondo p. Greiche essa è servita per distrarre l’opinione pubblica dai reali intenti del leader islamista. Gli altri decreti proteggono il dissolto Consiglio della Shura dal vizio di incostituzionalità e pongono sotto l’autorità del presidente il potere di sciogliere l’Assemblea costituente dominata dagli islamisti. “Morsi ha atteso che liberali e cristiani abbandonassero i loro seggi – spiega il sacerdote – in questo modo solo gli islamisti scriveranno la Costituzione e nessuno potrà fermarli”.

“L’unica arma – continua – è votare ‘no’ al referendum costituzionale. Tuttavia, il 40% della popolazione è povera e vive nelle zone rurali, dove gli islamisti raccolgono la maggioranza dei consensi, perché comprano i voti dando in cambio sacchi di grano, carne, riso”. P. Greiche nota che “ora il partito più acclamato dagli egiziani è quello liberale, in caso di elezione prenderebbe la maggioranza dei voti. Gli islamisti sono invece la minoranza e non vogliono andare a nuove elezioni”.

In molti si chiedono come il leader dei Fratelli musulmani sia riuscito in pochi mesi a raccogliere un tale potere, per una carica che in principio a suo stesso dire doveva essere di pura rappresentanza. Con il pretesto di difendere gli ideali della rivoluzione dei Gelsomini, da giugno Morsi ha sostituito in sordina tutti i giudici dell’era Mubarak, con persone a lui fedeli.

L’ultimo in ordine di tempo è Abdel Meguid Mahmoud, procuratore generale della Corte di cassazione, grande avversario di Morsi che da mesi tentava di sciogliere l’Assemblea costituente dominata dagli islamisti. Al suo posto, il nuovo “rais” egiziano ha posto Talaat Ibrahim Mohamed Abdullah, ex vice presidente della Corte costituzionale vicino ai Fratelli musulmani.

Sui giornali egiziani, molti leader liberali, ma anche gente comune hanno criticato con ferocia il comportamento del presidente. Mohamed el-Baradei, ex presidente dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ed ex candidato alla presidenza, afferma che “Morsi ha usurpato tutti i poteri dello Stato e si è autoincoronato nuovo faraone d’Egitto. Un duro colpo per la rivoluzione che potrebbe avere in futuro gravi conseguenze”, fra tutte uno scontro fra moderati e islamisti.

Oggi pomeriggio, gruppi di manifestanti anti-islamisti hanno appiccato il fuoco alle sedi del Partito Libertà e Giustizia di Ismailiya, Suez e Port Said. Ad Alessandria sono avvenuti invece scontri violenti fra giovani dei partiti democratici e Fratelli musulmani.
(S.C.)

 

Fonte: AsiaNews