Napolitano scende in campo per l’eutanasia


Strategia che vince non si cambia. Uno dei mezzi che i radicali da sempre hanno usato per sdoganare alcuni “diritti civili” è quello dell’indagine conoscitiva per poi arrivare a dire: “Quanti aborti clandestini! Legalizziamo l’aborto. Quante giovani fanno uso di droghe! Legalizziamole. Quante coppie vanno all’estero per accedere all’eterologa! Legalizziamola”.

A questo giochino – quasi sempre basato su dati mendaci – ovviamente non si sottrae nemmeno l’eutanasia.

In una conferenza stampa tenuta ieri, l’associazione Luca Coscioni e il Comitato promotore EutanaSia Legale hanno annunciato l’avvio di una ricerca sul campo per verificare “come si muore in Italia” e  – citando le parole di Marco Cappato – per “spingere il Parlamento ad esaminare il progetto di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della eutanasia per il quale l’Associazione ha raccolto 67mila firme autenticate”.

Per l’occasione i radicali si sono fatti accompagnare dai familiari di personalità note che si sono uccise oppure hanno chiesto con successo l’eutanasia: Mario Monicelli, Carlo Lizzani, Piergiorgio Welby e Lucio Magri. Non è mancato il vivente oncologo Umberto Veronesi il quale ha sentenziato che “abbiamo l’ovvio diritto di programmare la vita e anche il termine della vita”.

 

L’iniziativa ha trovato una sponda felice presso il Quirinale. Da lì il presidente Napolitano ha fatto sapere che ”il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita ed eludere un sereno e approfondito confronto di idee sulle condizioni estreme di migliaia di malati terminali in Italia.

Drammatici nella loro obiettiva eloquenza – continua il Presidente – sono d’altronde i dati resi noti da diversi istituti che seguono il fenomeno della condizione estrema di migliaia di malati terminali in Italia”.

 

Aspettando i dati eloquenti di questi istituti per poterli commentare, però sin da subito possiamo commentare le parole del Presidente Napolitano perché a leggerle vengono in mente alcuni articoli dell’ordinamento italiano che fanno al caso nostro.

Ad esempio l’art. 2 della Costituzione – quella carta costituzionale di cui Napolitano dovrebbe essere fedele garante – il quale stabilisce che vi sono diritti inalienabili della persona che la Repubblica “riconosce e garantisce”, tra cui ovviamente e prima degli altri il diritto alla vita.

Oppure l’art. 579 del Codice Penale che sanziona l’omicidio del consenziente e l’art. 580 che punisce invece l’aiuto al suicidio, facendo così scattare le manette in caso di eutanasia. Oppure l’art. 5 del Codice Civile che vieta gli atti di disposizione permanente del proprio corpo: figuriamoci se proviamo a disporre che qualcuno tolga la vita a questo nostro corpo.

 

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