Nepal, santoni indù accusati di stupri e spaccio di droga


Kathmandu (AsiaNews) – Sempre più santoni indù sono coinvolti in casi di stupro e violenze contro adolescenti e donne in visita al tempio di Pashupatinath, dove fra qualche giorno inizieranno i festeggiamenti per Mahashivaratri.

A denunciarlo è Arjun Thapa, impiegato del Pashupatinath Development Area (Pda) e responsabile della cremazione dei defunti. “In due giorni – afferma l’uomo – ho salvato cinque ragazze che stavano per essere violentate da alcuni saggi provenienti dall’India”.

Thapa spiega che centinaia di santoni giungono dal tutto il Paese e dall’India per partecipare al festival dedicato al dio Shiva. Molti di loro fanno uso di droghe per andare in estasi ed entrare in contatto con il dio. In preda a questi stati di ebrezza alcuni perdono il controllo e importunano le giovani fedeli in visita al tempio fino a violentarle, anche in gruppo.

“Le autorità – spiega l’inserviente – hanno destinato un piccolo tempio come dormitorio per i saggi indù. Le ragazze che ho salvato erano state condotte con la forza dentro queste anguste stanze per essere violentate”. Tuttavia, molte ragazze, ma anche giovani uomini, si rivolgono ai santoni per avere hashish e marijuana. Non avendo denaro pagano in natura.

Ramesh Kuinkel, abita poco distante dal tempio e spiega che ogni anno in vista del Mahashivaratri, l’area diventa una sorta di centro nevralgico dello spaccio di droga e prestazioni sessuali. Il tutto avviene sotto gli occhi delle autorità. Esse temono i santoni e si limitano a controllare che non avvengano crimini all’interno dell’area sacra.  “Molte ragazze e ragazzi – spiega – vengono attirati dai saggi con le droghe e spesso finiscono vittime di violenze sessuali”.

Il Mahashivaratri è una delle più importanti festività del calendario indù e raccoglie ogni anno migliaia di fedeli nei vari santuari dedicati al dio Shiva. L’adorazione prevede un giorno e una notte di digiuno e veglia, insieme all’adorazione rituale. Oltre alle offerte di cibo e incenso, il rito consente anche il consumo di hashish e marijuana in onore del dio.