Messaggio del 25 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

Non ci si può rassegnare alla violenza e alle tensioni: così il Papa annuncia il suo viaggio in Libano. Poi, sempre all’Angelus, l’invito a liberarci dal peccato che ci rende muti e sordi

Non rassegnarsi alla violenza e all’esasperarsi delle tensioni: con queste parole il Papa annuncia il suo imminente viaggio in Libano e ricorda il dolore delle popolazioni in tutto il Medio Oriente. Nelle parole di Benedetto XVI stamane all’Angelus anche la riflessione a partire dalla guarigione di Gesù al sordomuto dal Vangelo odierno con l’invito a liberarsi dal peccato che rende ciechi e muti. E un incoraggiamento per gli sforzi di dialogo in Colombia.

Il servizio di Fausta Speranza

“J’aurai l’heureuse occasion de rencontrer le peuple libanais et ses autorités, ainsi que les chrétiens de ce cher pays…”

“Avrò la felice occasione di incontrare il popolo libanese e le sue autorità, oltre ai cristiani di questo caro Paese e quelli provenienti dai Paesi vicini. Non ignoro la situazione spesso drammatica vissuta dalle popolazioni di questa regione da troppo tempo straziata da incessanti conflitti”. Così Benedetto XVI nei saluti dopo l’Angelus, in francese, annuncia il suo imminente viaggio in Libano, ricordando che firmerà l’Esortazione apostolica post-sinodale, frutto dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, svoltosi nell’ottobre del 2010. Da Benedetto XVI parole forti sull’angoscia di molti:

“Je comprends l’angoisse de nombreux Moyen-orientaux plongés quotidiennement dans des souffrances …”

“Comprendo – dice – l’angoscia dei molti medio-orientali quotidianamente immersi in sofferenze di ogni tipo, che affliggono tristemente, e talvolta mortalmente, la loro vita personale e familiare”. In particolare un “preoccupato pensiero” per coloro che, “alla ricerca di uno spazio di pace, abbandonano la loro vita familiare e professionale e sperimentano la precarietà degli esuli”. “Sembra difficile trovare delle soluzioni”, riconosce il Papa che però con forza ribadisce che “non ci si può rassegnare alla violenza ed all’esasperazione delle tensioni”. Il Papa raccomanda: “L’impegno per un dialogo e per la riconciliazione deve essere prioritario per tutte le parti coinvolte, e deve essere sostenuto dalla comunità internazionale, sempre più cosciente dell’importanza per tutto il mondo di una pace stabile e durevole nell’intera regione”. “Il mio viaggio apostolico in Libano, e per estensione nel Medio Oriente nel suo insieme, – aggiunge – si colloca sotto il segno della pace, facendo riferimento alle parole del Cristo: “Vi dò la mia pace”.

Sempre all’Angelus il Papa spiega il senso più profondo della guarigione del sordomuto operata da Gesù e riportata dall’odierno vangelo. Per guarire il sordomuto – ricorda – Gesù pronuncia la parola ‘effatà’, che significa ‘apriti’. Il sordomuto prima “era chiuso, isolato, per lui era molto difficile comunicare” – spiega il Papa – e poi la guarigione fu per lui un’«apertura» agli altri e al mondo”. E dunque Benedetto XVI spiega “che la chiusura dell’uomo, il suo isolamento, non dipende solo dagli organi di senso”.

“C’è una chiusura interiore, che riguarda il nucleo profondo della persona, quello che la Bibbia chiama il cuore”.

E’ proprio questo che Gesù è venuto ad «aprire», a liberare, per renderci capaci di vivere pienamente la relazione con Dio e con gli altri.

“Egli si è fatto uomo perché l’uomo, reso interiormente sordo e muto dal peccato, diventi capace di ascoltare la voce di Dio, la voce dell’Amore che parla al suo cuore, e così impari a parlare a sua volta il linguaggio dell’amore, a comunicare con Dio e con gli altri”.

Per questo motivo – ricorda – la parola e il gesto dell’effatà sono stati inseriti nel Rito del Battesimo.

Tra i saluti in varie lingue, in inglese il pensiero del Papa ai pellegrini legati all’Università di Maria negli Stati Uniti. In spagnolo un incoraggiamento particolare ai dialoghi in corso tra il governo colombiano e le Forze Armate Rivoluzionarie, con la partecipazione di delegati stranieri, per cercare di porre fine agli scontri da decenni in Colombia, con l’auspicio che si proceda sulla via del perdono e della riconciliazione nella ricerca del bene comune. In polacco, l’annuncio della II Settimana dell’Educazione che, per iniziativa della Conferenza dell’Episcopato Polacco, inizierà tra poco in Polonia, con l’augurio che “essa ravvivi la cooperazione tra la famiglia, la scuola e la Chiesa, per garantire ai bambini e ai giovani una solida formazione intellettuale, culturale, spirituale e cristiana”.

Poi, un cordiale saluto ai cattolici e a tutti i cittadini del Kazakhstan, dove il Papa ricorda che il Cardinale Sodano, quale suo Legato, celebra oggi la Dedicazione della nuova Cattedrale di Karaganda, e ai fedeli di Leopoli dei Latini, in Ucraina, che ieri, alla presenza dell’altro Legato del Papa, il Cardinale Tomko, hanno commemorato il sesto centenario della fondazione di quella Arcidiocesi. Infine un saluto con affetto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare la comunità del Seminario Minore di Padova, il gruppo parrocchiale di Petrella Tifernina, il Coro «La Preara» di Lubiara di Caprino Veronese, l’Associazione «Calima» di Orzinuovi e il Rotary Club di Acireale.

Fonte: Radio Vaticana

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