Non sposatevi, non vi conviene

Le Acli hanno analizzato tutte le penalizzazione messe in atto dal fisco italiano contro chi decide di mettere su famiglia. Dall’Isee alla pensione, dagli asili nido ai ticket sanitari, ecco perché nel nostro paese paradossalmente conviene rimanere single. O magari separarsi per finta…

Discriminate, senza diritti, penalizzate. Non sono le minoranze, in Italia, ma le famiglie “tradizionali”, quelle composte da un uomo e una donna che decidono di sposarsi. E a bastonarle non sono speculatori o usurai, ma lo Stato stesso.

Invece di aiutarle, infatti, il fisco ha escogitato meccanismi e regole che premiano le famiglie di fatto, non quelle riconosciute.

A mettere in fila tutte le distorsioni ci hanno pensato le Acli di Brescia nel documento intitolato provocatoriamente “10 buoni motivi per non sposarsi in Italia oggi” e scritto in vista della 47 Settimana sociale dei cattolici, in corso a Torino.

I motivi sono dunque tanti: dall’Isee, agli asili nido all’assegno di integrazione al reddito che dimostrano come “lo Stato discrimina e penalizza chi decide di mettere su famiglia rispetto a chi non lo fa o a chi lo fa in forma non ufficiale”. Tanto che, scrivono le Acli, “in Italia, fare famiglia sembra una pratica finanziariamente estrema, una sfida alla logica economica”. 

Non solo: “Nel nostro Paese”, continua il testo, “il mancato riconoscimento fiscale delle famiglie di fatto, paradossalmente, è discriminante nei confronti delle famiglie riconosciute. Questa discriminazione andrebbe superata parificando, almeno ai fini fiscali le famiglie non sposate a quelle sposate”.

“In conclusione – scrivono le Acli bresciane – bisogna far sì che le persone non siano costrette, per avere una convenienza o un risparmio, a separarsi o a non formare famiglia, perché, paradossalmente, queste pratiche risultano più vantaggiose”.

Ma ecco tutti e dieci i motivi per non sposarsi:

1. Indicatore Isee: due coniugi fanno sempre parte dello stesso nucleo anche se non vivono insieme. Al contrario, in caso di due genitori non sposati e non conviventi, uno dei due genitori non rientra nel nucleo familiare e di conseguenza il suo reddito e il suo patrimonio non rientra nel calcolo Isee, che sarà più basso.

2. Detrazioni Irpef per figli a carico. La detrazione è proporzionale al reddito: nel caso di coppie sposate l’agenzia delle Entrate può incrociare i dati e i nomi per verificare se i genitori stanno beneficiando delle detrazioni in modo corretto, cosa impossibile nel caso di coppie non sposate.

3. Assegni al nucleo familiare: sono calcolati in base al reddito familiare. Il nucleo di riferimento è composto dal richiedente, dal coniuge none effettivamente e legalmente separato, dai figli. Il reddito deve essere formato per almeno il 70% da lavoro dipendente. In caso di due genitori non sposati e conviventi risulta più conveniente costituire un nucleo familiare composto dal genitore con reddito da lavoro dipendente più basso e dai suoi figli così da poter beneficiare di un assegno di importo superiore. Il reddito dell’altro genitore non rientra nel reddito familiare.

4. Esenzione ticket. Per le varie esenzioni rispetto ai ticket sanitari inerenti ai figli, si tiene conto del reddito di entrambi i genitori. Quindi, se questi non risultano sposati, viene considerato il reddito di un solo genitore.

5. Asili nido. Gli enti locali assegnano un punteggio maggiore per i figli di genitori soli: così non poche coppie, dopo la nascita del pargolo, decidono di separarsi per finta. Su questa scelta incide anche la possibilità di usufruire del nido a prezzi agevolati, perché la retta si calcola sull’Isee.

6. Case popolari. In molti casi, i bandi favoriscono uomini e donne sole con figli a carico. Anche in questo caso, la domanda è presentata dalla donna, che autocertifica di essere rimasta sola con figlio a carico. Il marito sposta la residenza altrove, anche se non cambia affatto casa, e il gioco è fatto.

7. Sostegno all’affitto. È una prestazione garantita nel caso l’affitto richiesto sia superiore al 30% del reddito del nucleo familiare. Anche in questo caso, meglio denunciare uno stipendio anziché due.

8. Assegno sociale. È una prestazione di sostegno ai coniugi con oltre 65 anni. Lo stato di bisogno economico si valuta sul reddito coniugale se il richiedente è sposato. Se non lo è (o è separato), vale solo il reddito personale.

9. Integrazione al trattamento minimo e maggiorazioni sociali. Anche qui, in caso di coniugi separati o di coppie non sposate l’integrazione al reddito si valuta solo sulla base del reddito personale e non di quello coniugale come nel caso delle coppie sposate.

10. Pensione di reversibilità. Per due vedovi entrambi titolari di pensione di reversibilità che vogliono avere una vita insieme, è più conveniente scegliere la convivenza che non il matrimonio. In questo modo si assicurano una doppia prestazione che altrimenti verrebbe meno.

Gabriella Meroni

articolo pubblicato su Vita.it