P. Zollner: rapporto Onu su minori confuso e ingiusto, non riconosce grande impegno della Chiesa


Ha avuto ampia eco a livello mondiale il Rapporto del Comitato Onu per i diritti sui bambini riguardante la Santa Sede, pubblicato ieri a Ginevra. Un documento che non si ferma alla valutazione di quanto fatto dalla Chiesa nella lotta alla piaga dagli abusi su minori, ma mette sotto accusa la morale cattolica dall’aborto all’omosessualità.

Per un commento su questo rapporto, Alessandro Gisotti ha intervistato padre Hans Zollner, responsabile del Centro per la protezione dell’Infanzia dell’Università Gregoriana:

R. – Non viene preso in considerazione che c’è il tentativo e la volontà espressa certamente dai Papi, da Benedetto XVI e Papa Francesco, di fare della lotta contro gli abusi veramente una delle cose principali della missione anche della Chiesa, come è stato ribadito ripetutamente.

Poi non si capisce bene come mai siano entrate tematiche come l’aborto o la contraccezione; temi come l’omosessualità, dove si vede che probabilmente questi temi dovevano finire in qualche maniera dentro il Rapporto e che certamente non sono collegati.

Qualcuno voleva mettere questi temi come per dire: la Chiesa deve muoversi sulla morale sessuale, così abbiamo fatto il nostro punto…

 
D. – La Chiesa – lo sottolineava anche lei – sta combattendo questa terribile piaga degli abusi. Questo Rapporto che effetto potrà avere su questo impegno, secondo lei?

R. – Difficile dirlo. Da un lato sarà certamente uno stimolo per andare avanti e per individuare ancora di più e specificatamente le aree dove noi dobbiamo anche dire cosa facciamo già e le aree dove dobbiamo veramente lavorare di più, concretizzare, come ha detto lo stesso mons. Scicluna, che per dieci anni è stato promotore di Giustizia.

Però devo anche dire che una sferzata come quella di questa Commissione – almeno in alcune parti del Rapporto – non aiuta a motivare la gente nella Chiesa ad andare avanti, perché qualsiasi cosa si faccia non viene riconosciuta.

Quindi è anche un po’ deludente: il lavoro fatto non viene preso in considerazione! Certamente è anche ingiusto puntare il dito solo su queste cose, di cui – tra l’altro – i Papi e la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede da anni ne parlano come “la piaga aperta nel corpo della Chiesa”.

 
D. – Il Rapporto attacca in modo frontale la morale cattolica in diversi passaggi. Secondo lei, questo attacco è frutto di che cosa? Di una lobby? C’è una deriva ideologica, come – per esempio – ha affermato mons. Tomasi a Ginevra?

R. – Purtroppo, la presidente della Commissione – da quello che si apprende dalle notizie – ha reagito anche in modo tassativo, dicendo che la Chiesa non ha fatto a sufficienza. Certo, la domanda è se vediamo il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno.

La Chiesa sta portando avanti, come nessun’altra istituzione mondiale, la lotta contro l’abuso: ci sono stati tanti errori, peccati e crimini da parte di membri della Chiesa e anche di sacerdoti. Ma dire che la Chiesa non faccia proprio nulla, mi sembra non oggettivo!

Mi sembra, anzi, forse anche un tentativo, non so se malvagio o meno … Ma si può dire che non prendano seriamente in considerazione ciò che la Chiesa ha messo in atto. Non si capisce!

C’è molta confusione: l’immagine di una Chiesa che funziona come un organo di controllo di ciascun cattolico, di ciascuna chiesa locale, di ciascuna parrocchia, di ciascuna diocesi… Così effettivamente non funziona!

Qui vedo anche una ambivalenza nel Rapporto: da un lato lo riconoscono, ma dall’altro richiedono, per esempio, – ed è una cosa assurda! – che la Chiesa possa controllare tutte le spese a favore dei bambini: come se in ciascun asilo, in ciascuna scuola, in ciascuna università, in ciascuna parrocchia, in ciascuna diocesi, il Papa alla fine dovesse firmare il budget.

Cose improponibili! Per cui è abbastanza complessa la valutazione di questo documento che non è così univoco, ma dall’altro lato certamente ci sono cose ingiuste e accuse sproporzionate.

 
D. – I bambini sono purtroppo vittime ogni giorni di guerra, fame in molte aree del mondo, perché secondo lei c’è questa grande attenzione – lo abbiamo visto – quasi spasmodica dei mass media per il Vaticano, proprio su questo aspetto dei minori?

R. – La mia interpretazione è questa: la Chiesa si propone come il custode dei valori umani e ogni infrazione di questo ci mette in una posizione in cui dobbiamo anche ammettere che molti dei nostri non vivono ciò che proponiamo, professiamo e propaghiamo. Per cui c’è certamente anche una parte giustificata nelle osservazioni dei media e della società in genere.

Dall’altro lato, la Chiesa cattolica viene vista come un organismo unico: quindi se io sono sacerdote, io ho una certa corresponsabilità per quello che fa il mio confratello sacerdote; se commette un abuso, anche io vengo in qualche maniera indirettamente accusato di fare parte di questo organismo che non ha fatto quello che doveva fare.

Quindi c’è qualcosa che gira intorno a questa immagine di una Chiesa corresponsabile in tutte le sue parti.

Qui penso che nessuno ovviamente possa giudicare da dove viene questa “fissazione” da parte dei media sulla Chiesa cattolica, però ci spinge ad andare avanti, a non rallentare nel nostro sforzo comune, con tante persone di buona volontà dentro la Chiesa e fuori dalla Chiesa che ci aiutano, per fare della Chiesa veramente un organismo, una realtà dove i bambini possano vivere ciò che Gesù stesso ci ha dato come missione, che siano protetti, con quello sviluppo che non deve essere bloccato da questi gravi peccati e crimini!

 

Testo proveniente  dal sito di Radio Vaticana