Padre Lombardi: “indegni e meschini” gli articoli dell’Espresso


Padre LombardiDecisa reazione del portavoce della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, alle informazioni riportate nel settimanale L’Espresso, oggi in edicola, in merito alle lotte che sussisterebbero all’interno della Curia romana e dello stesso Consiglio ristretto dei cardinali, il “C9”, in merito al controllo delle finanze vaticane.
 

 

La copertina dell’Espresso titola oggi: “Santa Romana Spesa. Riesplodono le lotte nella Curia per il controllo delle finanze, degli ospedali, del patrimonio immobiliare. E le riforme di Papa Francesco sono a rischio. Inchiesta esclusiva su quello che sta succedendo dentro le mura vaticana”.

 

Pell contro Parolin?

Secondo quanto già anticipato ieri alle agenzie di stampa, in Vaticano vi sarebbero due fazioni che oppongono da una parte il cardinale australiano George Pell, capo della nuova Segreteria dell’economia, e dall’altra il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato.

Oggetto del contendere le finanze vaticane, il destino nella ristrutturazione complessiva della Curia romana di Ior e Apsa e anche decisioni strategiche in merito all’ospedale romano dell’Idi, della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, il cui grave dissesto economico ha provocato nei mesi scorsi l’intervento del Vaticano.

L’inchiesta riporta un verbale del collegio cardinalizio dell’Apsa che registra uno scontro senza mezzi termini tra i porporati decisamente contrari al modus operandi del cardinale Pell contro il quale si appuntano, tra l’altro, critiche in merito a spese esagerate personali e dei suoi collaboratori riportate in un articolo intitolato “Peccati cardinali” e nel successivo “I lussi del moralizzatore”.

 

Trafugare documenti è illegale

Ai microfoni di Radio vaticana padre Lombardi ha proposto tre osservazioni:

“Il passaggio di documenti riservati alla stampa per finalità polemiche o per alimentare contrapposizioni non è nuovo, ma è sempre da condannare decisamente, ed è illegale“.

“Il fatto che argomenti complessi dal punto di vista economico o giuridico siano stati o siano oggetto di discussione e di punti di vista diversi è da considerare normale. Alla luce dei pareri emersi il Papa dà i suoi orientamenti e tutti i responsabili li seguono”.

“L’articolo indirizzato direttamente ad attacchi personali è da considerare indegno e meschino. E non è vero che la Segreteria per l`Economia non stia portando avanti il suo lavoro con continuità ed efficacia.

A conferma di ciò la Segreteria prevede nei prossimi mesi di pubblicare i bilanci del 2014 e i preventivi del 2015 per tutte le entità della Santa Sede, compresa la stessa Segreteria”.

 

Vatileaks e le nuove norme penali

Si riaffaccia così il fantasma di un nuovo “Vatileaks”, dopo la vicenda che ha avuto al centro la figura del maggiordomo personale di Benedetto XVI, Paolo Gabriele, condannato dal tribunale vaticano nel 2012 per il trafugamento di documenti riservati del pontefice e della segreteria.

Paolo Gabriele fu, a Natale dello stesso anno, messo in libertà in seguito all’accoglimento della domanda di grazia da parte dello stesso Ratzinger che avrebbe dato le dimissioni dal ministero petrino meno di due mesi dopo.

Lombardi nella sua analisi sottolinea che la diffusione di documenti è un reato e questa è un’annotazione importante e un messaggio per chi intenda inaugurare una nuova stagione di veleni. Il portavoce vaticano si riferisce alla riforma sulla giustizia penale in vigore in Vaticano dal primo settembre del 2013.

Si tratta della riformulazione del reato di “divulgazione di notizie e documenti” all’interno della sezione del Codice dedicato ai “delitti contro la Patria”, a cui ha certamente contributo il processo a Paolo Gabriele.

All’epoca il maggiordomo di Benedetto XVI era stato giudicato per il reato di furto, l’unico applicabile in base alle norme vigenti che non prevedevano l’attentato alla sicurezza dello Stato.

Secondo il nuovo articolo 116 bis, come spiegò ai giornalisti il professor Giuseppe Dalla Torre, presentando il motu proprio del papa nel luglio 2013, se il reato di trafugamento e divulgazione tocca “interessi fondamentali di particolare tenore o riservatezza le pene lievitano fino a 8 anni”.

Padre Lombardi non ha specificato se in Vaticano è stata avviata un’indagine di polizia giudiziaria sulla divulgazione dei documenti finiti al settimanale italiano ma gli estremi per l’apertura di uno fascicolo specifico da parte del Promotore di Giustizia e dell’incarico alla Gendarmeria per le indagini sembrano esserci proprio tutti.

 

Fonte: Aleteia