Pannella, funerali laici di un leader religioso – di Andrea Zambrano


funeraleUn volta si chiamavano funerali civili. C’era la banda che intonava Bandiera rossa e tutti si mettevano il fazzoletto rosso al collo perché il caro estinto era comunista o era stato partigiano. O comunque era entrambe le cose. Era il mesto addio a chi tenacemente per tutta la vita era rimasto contrario all’irrompere del divino nella sua vita. Ma il silenzio, attonito, regnava negli intervalli della banda.

Nessuno sapeva cosa dire perché non è semplice accompagnare verso quello si crede l’ignoto un fratello, un marito, un padre. La morte era il binario morto di un percorso.

Adesso li hanno chiamati funerali laici volendo rimarcare il tratto distintivo di un odio verso la fede e la Chiesa che però è riuscita comunque a fare capolino tra il vociare festaiolo e in trance. Anche per Umberto Eco è stato così. Un gran parlare, come i protestanti, delle virtù del de cuius. E poi musica, ricordi, folclore. Il togliere alla morte anche quel silenzio muto e tenebroso che le spetta è la nuova moda, il nuovo bisogno di chi non avendo pensato per tutta la vita all’aldilà, continua a negare il passaggio finale.

Chi ha inventato la definizione funerali laici? Un neologismo che sembra proprio al passo con i tempi dato che nella nuova ideologia del relativismo tutto deve essere laico: la scuola, la politica, la stessa fede. Salvo però continuare a confondere la laicità con l’anticlericalismo.

Che poi Marco Giacinto Pannella anticlericale non lo era secondo i crismi che siamo soliti riconoscere: guai per Giovanni Paolo II, dicono ora, e guai per Papa Francesco. Ma era anticlericale e ateo per dovere di missione, per il personaggio che tenacemente aveva costruito come antagonista di tutto ciò che la fede ha plasmato nei secoli della civiltà. Doveva essere ateo, quello che i nostri nonni chiamavano un senza Dio, perché il personaggio che incarnava era costruito diabolicamente così.

Ma in fondo gli atei non esistono. Esistono semmai gli idolatri che hanno bisogno di cambiare parole e miti di volta in volta e di credere in un qualche cosa. Per Pannella, non sapendo cosa dire il circo di adulatori e opportunisti, il leit motiv è stato l’essere coerente nel credere nella sua idea. Come se la coerenza fosse di per sè una virtù superiore alle altre. Superiore persino al bene e al male. Come se la coerenza fosse il muro invalicabile che impedisce preserva dal tentare un ascolto, dall’incontrare un Dio fattosi carne.

Adesso andrà di moda celebrare funerali laici, perché così è stato per due simboli, di quella stagione della storia italiana che hanno combattuto della Chiesa tutto. Salvo però dovervi ricorrere per ragioni di copione e in fondo perché solo la Chiesa può offrire uno sguardo diverso verso l’abisso che si apre a chi non credendo in Dio è stato disposto a credere a tutto.

L’orchestrina jazz che ieri in Piazza Navona ha accompagnato le parole dei compagni di lotta non era sufficiente infatti a raccogliere il dolore, comprensibilmente umano, per la perdita di Pannella. Così si è dovuto ricorrere al Requiem di Mozart, la stessa musica che Radio Radicale ha mandato in onda per annunciare la morte del guru radicale.

Una missa da Requiem è entrata ieri in Piazza Navona e probabilmente nessuno, tra la confusione generale e l’ubriacatura da laicismo, ha realizzato che il Dies Irae è così poco consolatorio e tremendamente serio per un’anima che si presenta all’appuntamento finale. E il Lacrymosa non lascia nessuno spazio alle battute, alla pagana pratica degli oggetti a cui il caro estinto era affezionato messi sulla bara come facevano gli Etruschi.

Una messa, seppur semplicemente musicale e come accompagnamento è entrata a Piazza Navona e sembra non esserne accorto nessuno, ma è in fondo lo scherzo dell’Eterno che anche questa volta ha voluto non far mancare la sua presenza, piaccia o no.

Perchè nell’addio a Pannella tutto si può dire, tranne che quell’aggettivo laico sia in contrapposizione con religioso. Una morte celebrata sui giornali per numero di pagine uguale a quella di Giovanni Paolo II, un lungo peregrinare della salma da Montecitorio a Largo di Torre Argentina, e poi, passando per Piazza Navona per la sua Teramo.

Quelli di Pannella sono stati funerali di un leader religioso, leader di un’ideologia che negando il Divino ha costruito un idolo, che ha trascinato nel baratro con i milioni di aborti e le tragedie famigliari del divorzio (rivendicate anche ieri con orgoglio da Emma Bonino come se si trattasse di un comizio politico) una civiltà intera.

E anche la bara sul palcoscenico, con la gigantografia del defunto, non era altro che un succedaneo di quel Cristo che solitamente si invoca nell’ultimo momento. Ieri a Piazza Navona non c’era niente di laico, c’era una religione fatta di riti e liturgie. Che accompagnava, senza neanche chiedersi dove, il suo fondatore.

Fonte: La NBQ