Papa Francesco: Dio ha fatto gol – di P. Bernardo Cervellera


“Dio ha fatto gol”: così molti argentini commentano l’elezione di papa Francesco I, al secolo Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires. Il riferimento è a un altro grande argentino, Diego Maradona, che nel 1982, ai mondiali di calcio, aveva fatto gol con un fallo di mano non visto dall’arbitro, un gol definito “la mano di Dio”.

In una Chiesa attaccata dai media – spesso a torto, talvolta a ragione – su scandali sessuali, scandali finanziari, segnata da divisioni e partiti, è emerso come pontefice un uomo che è noto per la sua attenzione ai sacerdoti, alla povera gente, che gira la città in autobus o in metro, che cucina la cena per sé e un vescovo emerito suo inquilino. Il primo miracolo è la velocità con cui egli è stato eletto.

Sotto il fuoco di mira dell’opinione pubblica, gonfiata e drammatizzata dai media, sembrava che i cardinali fossero dei cortigiani armati di nascosti pugnali per colpire l’avversario. E invece in poche votazioni essi si sono trovati uniti offrendo al mondo un uomo da tutti riconosciuto come un testimone della fede.

La scelta del nome di Francesco porta lontano. Mai, nessun papa aveva osato portare il nome di questo grande riformatore della Chiesa, visto spesso in opposizione allo sfarzo e alla cosiddetta ricchezza del Vaticano. Papa Bergoglio ha scelto il nome di Francesco, lui che è conosciuto come un difensore dei poveri.

È noto che l’ex arcivescovo di Buenos Aires ha rifiutato la teologia della liberazione di stampo marxista. Ma non ha smesso di lavorare per i poveri e la loro dignità basata sull’annuncio cristiano. E mentre la teologia politica di ispirazione ideologica sta esalando l’ultimo respiro e il suo fascino è scomparso dalla gente, in America latina e nel mondo cresce il desiderio di spiritualità e dignità anche fra i più abbandonati della globalizzazione.

Papa Francesco sarà un riformatore della Curia: non basandosi soltanto su concetti di efficienza tecnica o di “pulizia politica”, ma affermando il nocciolo della missione della Chiesa, che è l’annuncio al mondo della presenza di Gesù Cristo salvatore dell’uomo. Tutto ciò che non serve o è intralcio a questa missione può essere lasciato, gettato via come un’armatura inutile.

Papa Bergoglio è testimone di una Chiesa che non sta negli uffici e nelle sacrestie, aspettando la gente per distribuire sacramenti, ma percorre le strade del mondo, facendosi vicino a chiunque, in ciò che lui ha definito “l’ordinario della vita”.

Qualcuno ha detto che la scelta del nome Francesco deriva anche da Francesco Saverio, gesuita, patrono delle missioni e grande evangelizzatore dell’Asia. Rimane il fatto che quella di Bergoglio è una Chiesa in missione, una Chiesa in viaggio.

Già si può immaginare l’entusiasmo e la festa con cui egli sarà accolto in agosto a Rio de Janeiro per la Giornata mondiale della Gioventù, forse il primo dei suoi viaggi intercontinentali. Ma papa Bergoglio non è solo un papa per l’America latina, seppure questo continente costituisca il 40% dei cattolici nel mondo. A Rio egli incontrerà giovani da tutto il mondo.

E anche Buenos Aires, la città da dove viene, è – come tutte le megalopoli – un miscuglio di razze, di popoli e religioni. Da arcivescovo di Buenos Aires egli ha intessuto rapporti fraterni con le comunità cristiane orientali, con i musulmani, con gli ebrei, con gli asiatici.

Questo dialogo ecumenico e interreligioso ha a cuore la salvezza dell’uomo, la sua dignità offesa da una cultura che si diffonde sempre più e che è quella del materialismo e del relativismo, che rigetta la dimensione religiosa e il disegno del Creatore sul cosmo.

Così, da una parte questa pseudocultura esalta i “nuovi diritti” come l’aborto l’eutanasia, il matrimonio gay, la scelta del gender; dall’altra getta il pianeta in una crisi ambientale, accresce l’abisso fra ricchi e poveri, rivendica il potere della finanza e dei poteri politici senza alcun controllo della popolazione.

Tutte queste sono sfide globali che  il papa, vescovo di Roma, si troverà ad affrontare, in continuità con la testimonianza di Benedetto XVI contro la dittatura del relativismo e la ragione zoppa del positivismo. E sono sfide che Bergoglio ha già affrontato in Argentina.

Ma questa volta il teatro è il mondo e insieme a papa Francesco vi sono il miliardo e passa di cattolici ai quali egli ha chiesto ieri – fra lo stupore di tutti – la benedizione per il suo ministero. E vi sono anche tutte le persone deluse dal consumismo e dal materialismo, desiderose di fondare su Dio la bellezza della propria vita e del creato.

Fonte: AsiaNews