Papa in aereo: muri non sono soluzione, obiezione coscienza è diritto


Papa in aereoDalla piaga degli abusi sessuali all’emergenza migratoria in Europa, dal prossimo Sinodo sulla famiglia all’obiezione di coscienza, Papa Francesco ha risposto a tutto campo ai giornalisti sul volo di ritorno verso Roma da Filadelfia. Nella tradizionale conferenza stampa sul volo papale, durata 50 minuti, Francesco ha parlato anche della pace in Colombia, del suo desiderio di visitare la Cina, del ruolo delle donne nella Chiesa.

Prima di rientrare in Vaticano, Francesco si è recato come di consueto a ringraziare la Madonna, nella Basilica di Santa Maria Maggiore.

Sulla conferenza stampa in aereo, il servizio di Alessandro Gisotti:

“Mi ha sorpreso il calore della gente”. Papa Francesco esordisce così nella conferenza stampa ritornando all’accoglienza ricevuta negli Stati Uniti. Sono stato colpito, ha detto, “dalla bontà, dall’accoglienza” nelle cerimonie religiose e anche “dalla pietà, dalla religiosità”, si “vedeva pregare la gente – ha detto – e questo mi ha colpito molto”. Francesco osserva poi che non c’è stata alcuna “provocazione” e, a proposito della Chiesa negli Stati Uniti, afferma che la sfida è accompagnare “il popolo nella gioia e nei momenti brutti di difficoltà, quando non c’è lavoro, quando c’è la malattia”. La sfida della Chiesa, ribadisce, è essere “vicina alla gente, vicina al popolo degli Stati Uniti”, “non una Chiesa staccata dal popolo: no. Vicina, vicina. E questa è una sfida che la Chiesa degli Stati Uniti ha capito bene”.

Gli abusi sessuali sono un “sacrilegio”, non coprirli mai più
Francesco ha dunque risposto ad una domanda sugli abusi sessuali perpetrati da parte di membri del clero. Il Pontefice mette l’accento sulla “grande tribolazione” che ha colpito l’episcopato americano al quale si è rivolto a Washington. Tanti di loro, commenta, “hanno sofferto” per questa “cosa bruttissima”, “uomini di Chiesa, di preghiera, veri pastori”. Quindi, ribadisce con parole inequivocabili quanto siano gravi questi abusi che definisce “un sacrilegio”. Quando “un sacerdote commette un abuso – avverte – è gravissimo, perché la vocazione del sacerdote è far crescere quel bambino” verso “l’amore di Dio, verso la maturità affettiva, verso il bene” e invece di fare questo lo schiaccia:

“E per questo è quasi un sacrilegio. E lui ha tradito la vocazione, la chiamata del Signore. Per questo la Chiesa, in questo momento, è forte, in questo: anche non si deve coprire, anche sono colpevoli quelli che hanno coperto queste cose! Anche alcuni vescovi che hanno coperto questo! E’ una cosa bruttissima. E le parole di conforto, non sono a dire: ‘Ma, stai tranquillo, non è niente!’: no, no, no! Sono state quello, ma ‘è stato tanto brutto e io mi immagino che voi abbiate pianto tanto’:  in quel senso sono state le parole. E oggi ho parlato duro”.

Comprendere chi non riesce a perdonare gli abusi
Francesco non manca poi di parlare del perdono in queste drammatiche situazioni. A riguardo dei sacerdoti che non chiedono perdono per i proprio crimini, il Papa sottolinea che se un “sacerdote è chiuso al perdono, non lo riceve perché ha chiuso la porta a chiave da dentro, e quello che resta è pregare, perché il Signore apra quella porta”. Diversa è la questione per chi è stato abusato o i familiari che non riescono a perdonare.Li comprendo – afferma – prego per loro e non li giudico. Non li giudico, prego per loro”. Una volta, confida, ho incontrato diverse persone, e una donna mi ha detto: “Quando mia madre è venuta a sapere che avevano abusato di me, ha bestemmiato contro Dio, ha perso la fede ed è morta atea”.  “Io  – dice il Papa  – comprendo quella donna. La comprendo. E Dio che è più buono di me la comprende.”

Cosa resta nel cuore del Papa dopo un viaggio
Francesco rivolge così il pensiero agli accordi di pace in Colombia, favoriti proprio dall’azione del Papa e della Santa Sede. “Sono rimasto contentissimo”, è il commento, “e mi sono sentito parte nel senso che io sempre ho voluto questo, e ho parlato due volte con il presidente Santos del problema”, la Santa Sede “è tanto aperta a aiutare come potesse”. Poi, il Pontefice confida cosa porta nel cuore alla fine di un viaggio apostolico:

“Quando l’aereo parte dopo una visita, mi vengono gli sguardi di tanta gente e mi viene una voglia di pregare per loro e dire al Signore: ‘Ma, io sono venuto qua per fare qualcosa, per fare del bene. Forse ho fatto del male: perdonami. Ma custodisci tutta quella gente che mi ha guardato, che ha pensato le cose che io ho detto, che ha sentito, anche quelle che mi hanno criticato, tutti …’. Sento questo”.

I muri prima o poi cadono, accogliere i migranti
Il Papa risponde dunque ad una domanda sull’emergenza immigrazione in Europa. Francesco parla dell’Africa “continente sfruttato” a lungo e chiede che, “invece di sfruttare un continente o un Paese o una terra”, si facciano “investimenti perché quella gente abbia lavoro” e così “eviterebbe questa crisi”. E critica i muri che tornano nel cuore dell’Europa:

“Lei sa come finiscono i muri. Tutti. Tutti i muri crollano: oggi, domani o dopo 100 anni. Ma crolleranno. Non è una soluzione. Il muro non è una soluzione. In questo momento l’Europa è in difficoltà: è vero. Dobbiamo essere intelligenti, perché viene tutta quella ondata migratoria e non è facile trovare soluzioni. Ma con il dialogo tra i Paesi, devono trovarla. I muri, mai sono soluzioni; invece i ponti, sì: sempre. Sempre. Non so: quello che penso sui muri, le barriere … no: durano poco tempo, molto tempo, ma non sono una soluzione. Il problema rimane, rimane anche con più odio”.

Non esiste un “divorzio cattolico”, matrimonio è indissolubile
Il Pontefice parla ampiamente della famiglia, in vista del prossimo Sinodo, e in particolare della riforma sulla nullità matrimoniale. “Quelli che pensano al ‘divorzio cattolico’ – sottolinea Francesco – sbagliano perché questo ultimo documento ha chiuso la porta al divorzio che poteva entrare – era più facile – per la via amministrativa. Sempre ci sarà la via giudiziale”. I processi, aggiunge, “cambiano”, la “giurisprudenza cambia in meglio, si migliora sempre”. “I Padri sinodali – ribadisce – hanno chiesto questo: lo snellimento dei processi di nullità matrimoniale”:

“Questo documento, questo Motu Proprio facilita i processi nei tempi, ma non è un divorzio, perché il matrimonio è indissolubile quando è sacramento, e questo la Chiesa no, non lo può cambiare. E’ dottrina. E’ un sacramento indissolubile. Il procedimento legale è per provare che quello che sembrava sacramento non era stato un sacramento: per mancanza di libertà, per esempio, o per mancanza di maturità o per malattia mentale … tanti sono i motivi che portano, dopo uno studio, un’indagine, a dire: ‘No, lì non è stato sacramento, per esempio, perché quella persona non era libera’”.

A Buenos Aires, rileva, per molti quando una fidanzata rimaneva incinta doveva sposarsi. Io, rammenta, “ai sacerdoti consigliavo – ma con forza, quasi proibivo di fare il matrimonio in queste condizioni. Noi li chiamiamo ‘matrimoni di fretta’ per salvare le apparenze”. Rivolge poi l’attenzione al “problema delle seconde nozze, dei divorziati che fanno una nuova unione”. “A me – annota il Papa – sembra un po’ semplicistico” dire che “la soluzione per questa gente è che possano fare la Comunione. Questa non è la soluzione”. Anche il problema delle “nuove unioni dei divorziati: non è l’unico problema”, ammonisce e invita a leggere l’Instrumentum Laboris. “Per esempio: i giovani non si sposano, non vogliono sposarsi. E’ un problema pastorale per la Chiesa. Un altro problema: la maturità affettiva per il matrimonio”. Il Sinodo, riprende, “deve pensare bene come fare la preparazione al matrimonio: è una delle cose più difficili”:

“E ci sono tanti problemi … Ma, tutti sono elencati nell’Instrumentum Laboris. Ma mi piace che lei mi abbia fatto la domanda sul ‘divorzio cattolico’: no, quello non esiste. O non è stato matrimonio – e questa è nullità, non è esistito – e se è esistito è indissolubile. Quello è chiaro”.

Obiezione di coscienza è diritto umano che va rispettato
Francesco risponde poi sull’obiezione di coscienza in particolare riguardo a quei funzionari statali che, negli Usa, si sono rifiutati di firmare i certificati di “matrimonio omosessuale”. “L’obiezione di coscienza è un diritto”, è la sua risposta, “e se una persona non permette di esercitare l’obiezione di coscienza, nega un diritto”:

“E’ un diritto umano. Se il funzionario di governo è una persona umana, ha quel diritto. E’ un diritto umano”.

Il Papa parla poi delle guerre, e chiede di evitare i “bombardamenti” che portano “morte, sangue”

Desidero visitare la Cina
Papa Francesco torna poi ad esprimere il desiderio di visitare la Cina:

“Io amo il popolo cinese; gli voglio bene. Io mi auguro che ci siano le possibilità di avere buoni rapporti… Buoni rapporti! Ne abbiamo contati, ne parliamo… Andare avanti. Ma per me avere un Paese amico come la Cina, che ha tanta cultura e tanta possibilità di fare bene, sarebbe una gioia”.

Il grazie alle suore Usa. No a sacerdozio femminile
Ancora, il Papa si sofferma sul ruolo delle donne nella Chiesa e in particolare su quanto le suore siano amate negli Stati Uniti:

“Sono brave, sono donne brave, brave, brave. Ognuna segue la sua Congregazione, le sue regole, ci sono differenze, ma sono brave e per questo ho sentito l’obbligo di ringraziare per quello che loro hanno fatto”.

A proposito del successo ottenuto in questa visita, il Papa torna poi a definire il potere come servizio. “Io – rivela – mi sento sempre debole, nel senso di non avere il potere, il potere è anche una cosa passeggera: oggi c’è, domani non c’è… E’ importante se tu con il potere puoi far bene”. Sul sacerdozio femminile, ribadisce che non si può fare, come già aveva affermato San Giovanni Paolo II. Tuttavia, aggiunge, nella Chiesa “sono più importanti le donne che gli uomini” e serve una “teologia della donna” su cui dobbiamo andare avanti.

Non sono una star, sono il Servo dei Servi di Dio
Francesco risponde inoltre sulla sua grande popolarità e a quanti lo definiscono una “star”:

“Tu sai quale era il titolo che usavano i Papi e che si deve usare? Servo dei servi di Dio. E’ un po’ differente dalla star. Le stelle sono belle a guardarle, a me piace guardare quando il cielo è sereno d’estate…. Ma il Papa deve essere – deve essere! – il servo dei servi di Dio. Sì, nei media si usa questo, ma c’è un’altra verità: quante star abbiamo visto noi che poi si spengono e cadono… E’ una cosa passeggera. Invece essere ‘Servo dei servi di Dio’, questo è bello! Non passa!”.

Infine, a proposito della presenza del sindaco di Roma, Ignazio Marino, all’Incontro mondiale delle Famiglie di Filadelfia, Papa Francesco ha affermato che non è stato lui ad invitarlo.

Fonte: Radio Vaticana