Paradosso britannico


Londra, 29 dicembre 2012. E’ una sorta di paradosso che avrebbe incontrato il favore anche di Oscar Wilde. L’economia  del Regno Unito è in recessione, ma continua a creare lavoro: e nel 2013 l’occupazione crescerà. Secondo l’atteso rapporto annuale del Chartered Institute of Personnel and Development (Cipd), reso noto ieri, il numero delle persone che hanno un lavoro continuerà ad aumentare il prossimo anno nonostante la crisi, e raggiungerà la cifra record di trenta milioni di occupati nel 2015.

Questo particolare scenario è stato battezzato dagli economisti britannici jobs enigma. Ed è uno scenario, come ha dichiarato Mark Beatson, chief economist dell’Istituto, che ha lasciato perplessi «non poche persone e addetti ai lavori». La previsione del Cipd, che ieri ha portato al rafforzamento della sterlina sull’euro e sul dollaro, è che nonostante le incerte possibilità di ripresa e la scarsa fiducia i consumatori e imprese, il mercato del lavoro continuerà a creare occupazione grazie alla sua grande flessibilità.

 

«Questa è stata la nostra prima recessione con un mercato del lavoro veramente flessibile e i lavoratori hanno preferito un impiego a un aumento di stipendio, e hanno accettato lavori part-time o con contratti a breve» afferma Paul Gregg, professore di Economia all’Università di Bath. I timori che con la crisi la disoccupazione avrebbe raggiunto quota tre milioni si sono rivelati infondati.

Il numero dei senza lavoro è invece sceso di 130.000 a 2,51 milioni di persone nell’ultimo anno.

Secondo gli ultimi dati ufficiali, nel trimestre agosto-ottobre il numero di persone con un impiego è aumentato di quarantamila unità a 29,6 milioni, il livello più alto dall’inizio delle rilevazioni statistiche nel 1971.

«Qualunque cosa accada, sembra certo che continuerà per il quarto anno consecutivo l’erosione del livello di vita dei lavoratori dipendenti, causato da stipendi che non tengono il passo con l’aumento dei prezzi» ha detto Beatson. La moderazione salariale è uno dei fattori che spiegano perché l’occupazione continua a salire, secondo il Cipd, assieme alla crescente riluttanza dei datori di lavoro a licenziare dipendenti qualificati in tempo di crisi e all’aumento costante della forza lavoro disponibile, che rende il mercato «più efficiente e più competitivo».

Secondo il Chartered Institute of Personnel and Development, «i datori di lavori si stanno dimostrando abili nell’ottimizzare il potenziale del mercato del lavoro flessibile». Da rilevare, comunque, l’indicazione che viene da alcuni economisti secondo cui starebbe aumentando il lavoro nero: un’economia sommersa che costerebbe due miliardi di sterline all’anno al Tesoro.

Fonte: L’Osservatore Romano