Messaggio del 25 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

Pio XII. L’Angelo degli ebrei

All’indomani della Giornata della Memoria, pare opportuno sfatare – o, meglio, sfatare nuovamente, dato che l’opera è già stata compiuta alla grande da fior di specialisti – la leggenda nera che vuole Pio XII, Eugenio Pacelli (1876 –1958), quale “Papa di Hitler“.  E non solo perché Pio XII è stato effettivamente un eroe – «un grande servitore della pace» per dirla con Golda Meir (1898-1978), premier d’Israele – salvando svariate migliaia di ebrei da morte certa, ma anche perché non tacque affatto, come qualcuno seguita, per pura passione polemica, a sostenere.

Infatti non solo parlò e non se ne restò con le mani in mano, ma lo fece pure per tempo, senza cioè attendere il precipitare degli eventi. Lo documenta chiaramente un Dispaccio ufficiale del 4 aprile 1933 – e cioè prima che il Terzo Reich emanasse le leggi razziali e tre giorni dopo la “giornata del boicottaggio” nazista contro negozi e attività ebraiche – col quale l’allora cardinale Pacelli, senza mezzi termini, chiedeva al nunzio a Berlino di attivarsi in favore degli ebrei per adempiere l’«universale missione di pace e di carità verso tutti gli uomini, a qualsiasi condizione sociale o religione appartengano». Più chiaro di così!

 

C’è comunque dell’altro: nel ’38 – un mese prima di diventare Papa, per la precisione – Pacelli intervenne personalmente presso la nunziatura di Varsavia per denunciare l’ingiustizia d’una legge che proibiva la macellazione rituale dei capi di bestiame secondo l’usanza ebraica, giudicandola oltretutto persecutoria. E questo sarebbe stato un antisemita? Ma non scherziamo.

Pacelli, dicevamo, agì e parlò in favore degli ebrei. Senza tentennamenti e a partire dal 1940, quando la Guerra Mondiale era appena iniziata e Hitler pareva invincibile. Pio XII, se fosse stato quel calcolatore vigliacco che qualcuno dice, avrebbe taciuto e sarebbe stato alla finestra.

Invece lanciò un messaggio inequivocabile a tutti i cattolici proprio in riferimento alla persecuzione contro gli ebrei: «E’ di conforto per noi l’essere stati in grado di consolare, con l’assistenza morale e spirituale dei nostri rappresentanti e con l’obolo dei nostri sussidi, ingente numero di profughi, di espatriati, di emigrati, anche fra quelli di stirpe semitica».

 

Parole che verosimilmente non piacquero a Hitler, che infatti considerava Pacelli un suo «nemico personale», e che nel luglio 1943, colloquiando col generale Alfred Jodl, ebbe a dire: «Crede che il Vaticano mi preoccupi? Ce ne impadroniremo subito: là dentro vi è tutto il corpo diplomatico…quelle canaglie! Tirerò fuori di là quel branco di porci».

Pare fondata addirittura l’ipotesi che Hitler volesse far rapire Papa Pacelli e ne avesse apertamente parlato con un generale delle SS, Karl Wolff, salvo poi rivedere le proprie intenzioni alla luce delle perplessità sollevate da quest’ultimo, che credeva che una simile operazione, a livello d’immagine, avrebbe arrecato alla Germania più danni che benefici. Detto ciò, potremmo continuare a lungo, con l’elenco delle azioni meritorie di Pio XII ma preferiamo, per tagliare corto, ricordare solo due episodi significativi.

Il primo. Già nel ’45, quando tutti i reduci dell’Olocausto erano in vita e dunque in grado di valutare lucidamente chi avesse o meno prestato loro soccorso, il Congresso ebraico mondiale donò la bellezza di 20.000 dollari alla Santa Sede «in riconoscimento dell’opera svolta per salvare gli ebrei dalle persecuzioni fascista e nazista». Il secondo.

La Comunità Israelitica di Roma – si era, addirittura, nel ’44 – relazionò all’Unione delle Comunità Israelitiche italiane manifestando gratitudine «quanto mai grande e sentita verso la Chiesa cattolica e verso il suo augusto capo, Sua Santità Pio XII» (Bollettino Ebraico d’informazioni n. 15, 20/10/1944). Delle due l’una: o gli ebrei romani, proprio quando avrebbero dovuto attaccare Pio XII, impazzirono tutti quanti, oppure, ad impazzire, sono stati altri. A partire da quanti credono che il Pontefice strizzasse l’occhio al Führer.

Giuliano Guzzo

 

articolo pubblicato sul blog di Giuliano Guzzo

per approfondimenti vedi la voce Pio XII

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