Ricerca scientifica: ulivi del Getsemani immuni da virus e batteri, hanno stesso Dna


Gli otto ulivi del Getsemani hanno lo stesso codice genetico e sono stati straordinariamente protetti, nei secoli, da virus e batteri: è uno dei sorprendenti risultati emersi in una ricerca scientifica, promossa dalla Custodia di Terra Santa, presentata stamani nella Sala Marconi della nostra emittente. I tronchi degli ulivi, è stato inoltre rivelato, hanno circa 900 anni ma si può ipotizzare che le radici abbiano un’età molto più antica. 

L’Orto degli Ulivi è da secoli meta dei pellegrini che si recano a Gerusalemme. Uno dei luoghi più cari alla devozione cristiana che si lega in modo inscindibile alla Passione di Gesù. Per conoscere lo stato di salute degli 8 ulivi secolari del Getsemani, la Custodia di Terra Santa ha incoraggiato uno studio sulle piante che ha portato ad alcuni risultati sorprendenti.

Ecco alcuni dei dati più significativi spiegati dal prof. Antonio Cimato, coordinatore della ricerca scientifica:
R. – Tutte le otto piante sono uguali, geneticamente simili, ma soprattutto la radice è simile alle piante. Quindi vuol dire che sono piante messe dall’uomo, non sono piante spontanee, che nel tempo si sono sviluppate. Questo vuol dire anche che gli ulivi, essendo simili, sono “fratelli” tra loro.

D. – Si può dire scientificamente che sono le piante testimoni della passione di Cristo?

R. – La datazione del tronco (su tre piante ndr) che noi abbiamo oggi di fronte risale al XII secolo, quindi sono piante del 1150, 1160. Tuttavia non si può non ipotizzare che la parte bassa della pianta, dove c’è la radice possa essere più vecchia. Noi troviamo i tronchi oggi che sono di quell’epoca, ma la parte bassa può essere anche antecedente.

D. – Il fatto che non siano stati intaccati da batteri, virus, questo colpisce…

R. – Questo è un “miracolo”, non c’è stato neanche attacco di mosca. La mosca è il parassita più incredibile dell’ulivo, colpisce i frutti e i frutti cascano per terra. Le piante del Getsemani non hanno virus. Noi oggi non possiamo portare una pianta di ulivo dalla Toscana al Marocco perché se ha il virus infetta il Marocco. Le otto piante del Getsemani non hanno virus, non c’è nessun virus in queste piante, non ci sono batteri pericolosi che possono creare disformità nelle piante o la morte delle piante. Non ci sono parassiti nel suolo e l’inquinamento non esiste!

Il prof. Giovanni Gianfrate, coordinatore del progetto, ha dunque sottolineato che primo obiettivo della ricerca è quello di conoscere meglio le piante del Getsemani per custodirle e averne cura nel miglior modo possibile.

Sul valore di questo luogo per i pellegrini e il suo significato per tutti i cristiani, ecco la riflessione del Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa:

R. – Ci ricorda la tradizione della Chiesa in quel luogo e ci dice anche dell’attaccamento della Chiesa, della testimonianza vivente di questi esseri viventi – perché gli ulivi sono esseri viventi – riguardo la passione di Gesù.

D. – La passione dei cristiani in Terra Santa: in qualche modo questo luogo rappresenta ancora oggi la passione…

R. – Sì, è il simbolo molto evidente, tangibile, della vita dei cristiani di Terra Santa, oggi come anche nei secoli passati. Questi ulivi sono stati tagliati diverse volte, sono stati rovinati in tantissimi modi e sono il simbolo della vita dei cristiani che è stata dominata e oggetto di persecuzioni … Tutto questo diventa un po’ il simbolo della nostra vita in Terra Santa ma anche il simbolo del coraggio, della forza e della voglia di vivere.

D. – Negli ultimi tempi, purtroppo, c’è stato un moltiplicarsi di atti di vandalismo in alcuni luoghi santi. Una sua parola anche su questo…

R. – Purtroppo non siamo nuovi a queste manifestazioni, forse adesso abbiamo deciso di reagire in maniera forte. Dobbiamo dire che queste manifestazioni non dicono la verità, tutta la verità, perché le relazioni non sono sempre così negative, però devono essere stigmatizzate, isolate, questo è importante. E dobbiamo andare avanti, non dobbiamo spaventarci!

Alessandro Gisotti

Fonte: Radio Vaticana