« Riscaldamento globale, dal Vaticano le nuove Tavole della Legge » di Riccardo Cascioli

Sachs e SorondoTempo 15 anni e saremo tutti obbligati a diventare vegetariani (o come alternativa a mangiare insetti), spostarci solo su macchine elettriche, piantare pannelli solari in giardino per poterci scaldare. Non è un brutto sogno, è la nuova dittatura mondiale che sta avanzando nel nome della lotta ai cambiamenti climatici, il cui programma sintetico è stato presentato giovedì 15 novembre in Vaticano, nel corso della Conferenza internazionale su “Cambiamenti climatici, salute del pianeta e futuro dell’umanità”.

A spiegarlo l’onnipresente Jeffrey Sachs, che si definisce «leader globale nello sviluppo sostenibile», che per il New York Times è «probabilmente il più importante economista al mondo», ed è nella lista di Time dei 100 leader mondiali più influenti.

Non solo Sachs è una vera e propria autorità alle Nazioni Unite, ma ormai rappresenta anche il pensiero della Santa Sede: bastava vedere giovedì le espressioni di giubilo con cui il cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, il vescovo argentino Marcelo Sanchez Sorondo, accompagnava ogni passaggio del suo discorso programmatico.

Come sempre capita in queste occasioni, gli uomini di scienza sono chiamati a fare da contorno, tanto per confermare che siamo «all’ultima chiamata» prima del disastro totale.

Il vero nodo della questione è l’agenda politica su cui ha insistito Sachs: l’obiettivo è la totale de-carbonizzazione entro il 2050. Si tratta cioè di una riconversione drastica dei sistemi economici dei paesi industrializzati, una transizione forzata alle energie rinnovabili e una rivoluzione del settore agricolo. A partire da subito.

Dato il luogo dell’incontro e sapendo di potersi permettere tutto, Sachs ha pensato bene di sintetizzare le sue proposte in una diapositiva con il disegno delle Tavole della Legge consegnate da Dio a Mosè, titolata “I dieci comandamenti dei cambiamenti climatici”.

Ed ecco dunque i nuovi comandamenti: niente nuovi impianti a carbone; stop a nuove esplorazioni di petrolio e gas; stop al fracking (tecnica di estrazione di shale gas); stop a nuovi progetti di oleodotti e gasdotti; stop alla deforestazione, passaggio ai veicoli elettrici a batteria entro il 2030; ridurre il consumo di carne bovina (Sachs sostiene che vanno sostituite le proteine animali con proteine vegetali); disinvestire dalle società responsabili di emissioni di gas serra; perseguire penalmente i produttori di petrolio (sia le compagnie sia i paesi); connettere le energie rinnovabili.

Sachs non parla per sé, è parte di una rete di potere internazionale che sta esercitando una pressione fortissima su governi e istituzioni. E i risultati sono già visibili: la guerra scatenata contro i motori diesel con restrizioni alla circolazione e l’annunciata messa al bando per il prossimo decennio ne è un esempio eclatante.

Non c’è nulla che giustifichi disposizioni del genere ma è chiaro che è solo un passo per arrivare all’obbligatorietà dei motori elettrici. Stesso discorso per il consumo di carne: la criminalizzazione della bistecca è già un dato di fatto.

Proprio mercoledì scorso, nel Regno Unito la Commissione governativa sui cambiamenti climatici ha pubblicato un rapporto in cui si chiede una riduzione tra il 20 e il 50% di bovini e ovini.

Il motivo è che gli allevamenti di queste specie di animali producono eccessive emissioni di gas serra, mentre rimpiazzare i terreni di pascolo con superficie forestali aiuterebbe a immagazzinare CO2 sottraendola all’atmosfera.

Le indicazioni della commissione sono addirittura più morbide di quelle contenute nelle linee guida del Servizio sanitario nazionale che propone invece un taglio nel consumo dell’89% per la carne bovina, del 63% per la carne ovina e del 20% per i latticini.

La ovvia battaglia di agricoltori e allevatori per la propria sopravvivenza sembra destinata alla sconfitta perché il partito del cambiamento climatico ha un’arma ancora più potente: il potere giudiziario.

Tanto movimentismo climatico infatti si deve scontrare con gli interessi di tanti lavoratori, con il sostanziale scetticismo dell’opinione pubblica (malgrado la martellante propaganda di questi anni), e con la titubanza o addirittura la contrarietà di molti governi che di certo vedono solo la distruzione di un sistema economico.

Se davvero – come si dice ormai da anni – si deve agire subito altrimenti il pianeta sarà distrutto, come fare dunque per convincere il potere politico? Lo si persegue penalmente, e si denunciano tutti coloro che si frappongono all’obiettivo della decarbonizzazione totale dell’economia.

Antesignani, alcuni anni fa, furono alcuni movimenti ecologisti americani che pretendevano di applicare alle fattorie che allevano animali la stessa legislazione penalizzante in vigore per le fabbriche che trattano rifiuti pericolosi, essendo che le deiezioni dei bovini emettono gas serra.

Allora l’azione non ebbe successo, ma il perseguimento penale dei governi è già realtà: in maggio è stata depositata alla Corte Europea di Giustizia una denuncia contro Parlamento e Consiglio europei da parte di famiglie che si dicono danneggiate dai cambiamenti climatici.

Anche l’amministrazione Trump è stata denunciata da 21 ragazzi dell’organizzazione Our Children’s Trust, perché non ha fatto nulla contro la destabilizzazione del clima. A questo punto non è lontano il giorno in cui Trump sarà denunciato al Tribunale internazionale dell’ONU per crimini contro l’umanità.

Del resto se davvero i cambiamenti climatici distruggono intere popolazioni e renderanno invivibile il pianeta, chi si oppone a politiche per stabilizzare il clima, è legittimo che sia considerato un nemico dell’umanità.

Ma c’è un “se”, appunto. “Se” è vero che ci sono drammatici cambiamenti climatici in atto causati dall’attività umana; “se” è vero che porteranno solo catastrofi; “se” è vero che il rispetto dei “dieci comandamenti dei cambiamenti climatici” salverebbe l’umanità.

Molti “se” tutti da dimostrare. E che proprio martedì scorso, in un altro convegno a Roma sono stati smontati da un gruppo di scienziati italiani che hanno raccolto le loro evidenze in un libro dal titolo che non ha bisogno di spiegazioni: “Clima, basta catastrofismi” (ed. 21mo Secolo).

 

La Nuova Bussola Quotidiana