Sallusti, ci spieghi perché non abbiamo capito


Tutti i media si sono indignati perché il Direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, condannato in via definitiva a quattordici mesi di reclusione per diffamazione nei confronti di un giudice, è evaso dagli arresti domiciliari ed è stato arrestato nel suo ufficio. Questa volta sarà processato il 6 dicembre per direttissima e rischia ancora da uno a tre anni di carcere.

 

Il Procuratore capo di Milano, Bruti Liberati, dopo la sua condanna, applicando le norme del decreto svuota-carceri gli voleva evitare il soggiorno a S. Vittore, ma Sallusti lo ha minacciato pubblicamente che, se non avesse fatto ritirare il dispositivo del Giudice di sorveglianza, che aveva accolto la richiesta del procuratore concedendogli i domiciliari, sarebbe evaso e tornato a lavorare nel suo ufficio. E così stamani ha fatto. Un braccio di ferro con la giustizia, insomma.

Abbiamo seguito, pur non riportando le notizie sul sito, tutto l’iter della vicenda, che proviamo a riassumere. Il 18 febbraio 2007 il quotidiano Libero, di cui all’epoca Sallusti era direttore, ha pubblicato un articolo dal titolo “Il dramma di una tredicenne. Il giudice ordina l’aborto” in cui si accusava un giudice di aver obbligato una ragazzina ad abortire contro la sua volontà. L’articolo era firmato da un anonimo Dreyfuss.

La notizia era stata tratta da un articolo del quotidiano “La Stampa” del giorno precedente, ma era stata smentita nella stessa giornata da “quattro dispacci ANSA, dal Tg3 regionale e dal Radiogiornale, tant’è che il 18 febbraio 2007 tutti i principali quotidiani, tranne Libero, ricostruivano la vicenda nei suoi esatti termini”, così recita la nota della Corte di Cassazione, esplicativa della sentenza di condanna.  Sempre nella stessa nota si specifica “la non identificabilità dello pseudonimo ‘Dreyfus’ e, quindi, la diretta riferibilità del medesimo al direttore del quotidiano”.

Il quotidiano Libero non ha mai smentito la notizia, nemmeno dopo la denuncia per diffamazione sporta del magistrato, il quale, stando ad una sua dichiarazione riportata dai giornali, avrebbe ritirato la denuncia se solo avesse ricevuto delle pubbliche scuse da parte del direttore Sallusti.

Primo, secondo, terzo grado di giudizio e nella condanna definitiva (non per opinione ma per pubblicazione di notizia palesemente falsa, così la nota della Corte di Cassazione) incredibilmente non sono state concesse le attenuanti per il beneficio della condizionale e la pena è divenuta esecutiva.

A questo punto lui vuole andare nel carcere di S. Vittore, non vuole sconti o facilitazioni e non vuole i domiciliari perché c’è gente più meritoria di me di riceverli. E tutto questo gli fa onore, per carità.

Quello che non capiamo è perché lui e tutti i giornalisti ora se la prendano con la Procura di Milano, la Polizia Giudiziaria e la Digos, che hanno solo applicato le leggi e fatto il loro dovere e  dove sia lo scandalo per averlo arrestato presso la redazione del suo giornale, visto che lui lì si era recato anticipando pubblicamente che avrebbe commesso questa “provocazione politica”.

Allora Sallusti ci spieghi: vuole o non vuole i privilegi dell’essere un giornalista? Perché non l’abbiamo ancora capito.

 

Redazione La Madre della Chiesa