San Vincenzo Ferrer e l’ ‘una cum’

Nell’ufficio di San Vincenzo Ferreri leggiamo: “Ogni giorno, di gran mattino, celebrava una Messa cantata“.
Non ci sarebbe molto da dissertare su questa frase, se non fosse che, sebbene di somma lode nella mente della Chiesa Romana, farebbe inorridire certi personaggi che ultimamente si spacciano per detentori di una pretesa ortodossia e di un parimenti preteso mandato divino.

E li farebbe inorridire perché propalano una teoria nuova secondo cui nominare nel canone della messa, al momento dell’una cum, un antipapa (costoro considerano Bergoglio come usurpatore rispetto all’unico vero Papa Benedetto XVI) sarebbe causa di invalidità.

Ora – forse i nostri novelli Atanasii non lo sanno – il grande Santo celebrò per tutta la sua vita una cum degli Antipapi. Era il tempo dello scisma d’Occidente e Vincenzo prestava obbedienza al papa (o meglio antipapa) di Avignone: una cum Clemente VII e una cum Benedicto XIII; e di quest’ultimo fu pure intimo consigliere e confessore.

Tutte invalide quindi le sue messe cantate? Per certi avventurieri della sacramentaria invalide senza alcun dubbio! Per la Santa Chiesa valide senza alcun dubbio.

Infatti su cosa si base la validità?
1) La materia: non risulta che San Vincenzo usasse altro rispetto al pane ed al vino.
2) La forma: non risulta che San Vincenzo usasse parole consacratorie differenti da quelle prescritte ossia “Hoc est corpus meum” e “Hoc est calix sanguinis mei novi et aeterni testamenti: mysterium fidei: qui pro vobis et pro multis effundetur“[1].
3) L’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa: non risulta che San Vincenzo avesse intenzioni diverse da quella di offrire a Dio il Sacrificio del suo Figlio.

E se questo si applica al nostro Santo si applica pure in generale a tutte le messe [2]. L’una cum infatti pone problemi riguardanti la legittimità del rito, la sua eventuale celebrazione sacrilega in ambito scismatico, la peccaminosità dell’assistenza da parte dei fedeli cattolici – tali questioni si pongono appunto nelle celebrazioni degli “ortodossi” o sono state poste dagli esponenti del sedeprivazionismo o del sedevacantismo come Mons. Guerard des Lauriers – , ma non c’entra nulla con la validità.

Consigliamo quindi a questi campioni della fede da operetta di quart’ordine di leggere il catechismo prima di sconvolgere le menti semplici e far figure non certo da grandi teologi.

[1] La tesi di certi Greci scismatici secondo cui la transustanziazione avviene non già per le parole del Cristo ma per la preghiera di consacrazione deve ritenersi come eretica. La rigettarono i Greci a Firenze nel 1439, la condannarono tra gli altri Pio VII l’8 maggio 1822 e san Pio X il 26 dicembre 1910 (vedi Storia universale della chiesa cattolica dal principio del mondo sino ai di’ nostri dell’abate Rohrbacher, Vol. XI, Torino, 1861, p. 480; DS 2718; DS 3556).
[2] L’applicazione è teorica ed astratta in quanto non intendiamo trattare qui la validità del rito montiniano.

 

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