“Siate liberi” di Veronesi è un libro pieno di chicche da segnarsi sulla Smemo


Di un professore, scienziato e luminare di oncologia come Umberto Veronesi si  sa come la pensa. Nel passato non ha perso occasione per riempire paginate del Corriere sull’eguaglianza scimpanzè-essere umano, ed educare le folle  da Fabio Fazio con il suo pensiero evoluzionista della vita (a cui non piace la  vita).

Le posizioni sulle staminali embrionali, eutanasia, aborto sono note e  tutto sotto la campana protetta, lontana da ogni ideologia – dice- della scienza  e del suo progredire. Veronesi, classe 1925 e vicino al suo ottantasettesimo  compleanno, decide di fare testamento del suo pensiero nella forma di una  lettera per i giovani da oggi in libreria (Salani editore). «Siate  liberi» è il titolo della missiva.

Avviso al lettore che si avvicinerà al  libro per trovare qualche slancio di originalità: non ne troverà. Duole dirlo,  ma il testo è un concentrato di banalità in un linguaggio povero.

LA FAMIGLIA TI OPPRIME. Nell’introduzione vengono poste le  domande sull’esistenza: «Cosa siete voi (giovani ndr), cosa sono io, cos’è  chiunque vi passi davanti per strada, in treno, a scuola, in famiglia?» Da  mettere in evidenza l’uso del «cosa» al posto del «chi»: elemento che introduce  uno scorrere di asserzioni scontate di cui sono pregne i temi nelle scuole  medie: «Per noi essere liberi significa decidere da soli in ogni situazione.  Sarete liberi quando potrete decidere per voi stessi in completa autonomia». E  ancora: «Mettete in dubbio tutto, chiedetevi se vi stia bene ciò che succede,  non accettate passivamente una realtà che potreste modificare». In forza di  quale ragionamento? Tutto è garantito da quel «nucleo potentissimo di un istinto  che è garanzia dell’evoluzione della specie». Da qui parte l’elenco dei luoghi  che limitano la libertà, la convogliano, la inquinano. Primo fra tutti non  poteva che esserci la genesi di ogni condizionamento, la famiglia: «Primo e più  evidente fattore che condiziona le possibilità future». Quale soluzione? «Svincolarsi dalla dipendenza genitoriale e conquistarsi la propria  libertà».

LA MALEDETTA PRIMA SIGARETTA. Altro  elemento limitante? La scuola, perché «i programmi scolastici dovrebbero  reggersi sulla personalizzazione». Anche gli amici rientrano nella categoria  degli alienatori: «Il limite è ciò che può condizionare il comportamento, la  libertà della persona. E dovete ammettere che gli amici spesso sono capaci di  condizionare molto la vostra liberta!» Il vero nodo della questione è «la  fatidica, prima sigaretta», fumata nella maggior parte dei casi in compagnia. E  qui arriva il bello: «Il problema è che l’amicizia crea legami: sono legami  meravigliosi, ma anche pericolosi […] se nel gruppo sei l’unico che non hai mai  provato una sigaretta fai la figura dello scemo». Altri elementi  condizionanti: il Dna (sì, proprio quello) e l’ambiente di lavoro, ma solo per  mantenere un adeguato profilo democratico verso coloro che interrompono il  percorso degli studi con la scuola dell’obbligo.

I CATTIVELLI DELLA RELIGIONE. Rimane un ultimo elemento  condizionante la libertà umana: la religione. Qui la carrellata delle banalità  in chiave relativista non ha freni: «Vi chiedo di distinguere Dio e la  religione. […] Si tratta di una convinzione personale , nessuno ha ragione e  nessuno ha torto. […] Voglio invece riflettere su cosa sia una religione, cioè  un sistema di regole che non sempre ha una relazione evidente con Dio». Lasciamo  immaginare al lettore le argute conseguenze del luminare: «In nome della  religione si scatenano guerre: ma cosa c’entra Dio?». Ma tutto nel «rispetto dei  credenti», of course. Se nella prima parte del libro si elencano gli elementi  negativi, i fattori che alienano la libertà, nel finale c’è lo sfogo positivo: «I valori eterni che creano la vita». Il lettore dovrà tenersi forte: grandi  emozioni e brividi perchè si parla di tolleranza, solidarietà, pace, cultura e  pensiero scientifico. Un’ultima chicca: «Pensare usando la ragione significa  essere in equilibrio, avere la mente aperta e curiosa e non disposta a  rinchiudersi entro le mura ristrette della superstizione e dell’oscurantismo». Questa me la segno sulla Smemo.

Massimo Giardina

Fonte: Tempi.it

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