Messaggio del 25 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

Siria. Accorata testimonianza di mons. Nassar: “La gente a Damasco fugge, prega e spera”



Bombe, spari, violenza, grida, morti imperversano nella città di Damasco in queste ore. La popolazione “soffre, spera, fugge, prega e, in queste ore tragiche, volge lo sguardo ai Beati martiri di Damasco, di cui il 10 luglio abbiamo celebrato la memoria”, racconta all’agenzia Fides mons. Samir Nassar, arcivescovo maronita di Damasco. L’arcivescovo descrive la situazione nella capitale siriana: “Per le strade a Damasco si vede gente che fugge, ci sono i rifugiati che, disperati, attraversano la città alla ricerca di un riparo.

La mancanza di strutture di carità, l’embargo e le limitate risorse disponibili non aiutano ad affrontare questa emergenza e contribuiscono ad alimentare l’ansia”. Nell’accorata testimonianza inviata a Fides, l’arcivescovo afferma: “In questa fase di cieca violenza, le nostre voci sono soffocate dal lungo calvario della nazione e da una complessità che blocca qualsiasi soluzione diplomatica. La nazione sta sprofondando nel dolore e nella violenza gratuita e ancora non vede la fine, siamo da oltre sedici mesi in un conflitto prolungato”.

Mons. Nassar pone l’accento sulla grave pratica dei sequestri di persona a scopo di estorsione: “Al di là delle divisioni politiche, la disoccupazione e l’insicurezza prolungate hanno favorito il fenomeno terribile di persone rapite a scopo di estorsione. Spesso vengono sequestrate all’uscita di scuola o in fabbrica, e sono figli o padri di famiglia. Dovreste vedere il panico e l’ansia delle famiglie che lottano per raccogliere da parenti, vicini, amici e parrocchie una somma di denaro sufficiente per salvare un figlio, un fratello o il padre rapito. Questa pratica orribile paralizza la vita sociale.

La pratica del culto si è indebolita, i bambini non vengono più al catechismo e le attività pastorali languono. Molte famiglie cristiane, terrorizzate, pensano solo a come poter lasciare il paese”. “La comunità cristiana, stremata – conclude l’Arcivescovo – si volge, nel silenzio e nella preghiera, verso i suoi martiri, che il 10 luglio scorso abbiamo solennemente ricordato: i tre fratelli Francesco, Abdel-Mooti e Raffaele Massabki, laici cattolici maroniti, beati e martirizzati durante la persecuzione scatenata dai turchi nel 1860 contro la Chiesa. Essi ci ricordano quanto Gesù disse ai suoi: Non abbiate paura”. (R.P.)

Fonte: Radio Vaticana

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