Solennità dei Santi Michele, Gabriele e Raffaele

La Chiesa (CCC 328) insegna che l’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente Angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione, che li divide in nove Cori, fra questi vi è quello degli Arcangeli. Infatti in numerosi episodi dell’Antica e della Nuova Alleanza essi intervengono in aiuto agli uomini.

 

Dei tre Arcangeli, che oggi si celebrano, il primo a comparire nel Vecchio Testamento, nel Libro di Tobia, è Raffaele, nome che significa in ebraico Dio guarisce, il quale si svela spiegando di essere «uno dei sette Angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore» (Tb 12, 15) e compie molteplici servizi in favore di Tobi, di suo figlio Tobia e di Sara sua moglie. E’ molto interessante quanto Raffaele insegna: “È bene tener nascosto il segreto del re, ma è cosa gloriosa rivelare e manifestare le opere di Dio. Fate ciò che è bene e non vi colpirà alcun male. Buona cosa è la preghiera con il digiuno e l’elemosina con la giustizia. Meglio il poco con giustizia che la ricchezza con ingiustizia. Meglio è praticare l’elemosina che mettere da parte oro. L’elemosina salva dalla morte e purifica da ogni peccato. Coloro che fanno l’elemosina godranno lunga vita. Coloro che commettono il peccato e l’ingiustizia sono nemici della propria vita. (Tb 12, 7-10). Per l’aiuto prestato a Tobia nel suo fortunoso viaggio è considerato il patrono dei viandanti

L’Angelo Gabriele, nome che in ebraico significa forza di Dio,  lo conosciamo sin dal libro di Daniele, perché è incaricato di spiegargli le visioni che Dio gli dà  (Dn 8, 16; 9, 21-22), mentre nel Nuovo Testamento egli prima annuncia a Zaccaria che diventerà padre (Lc 1, 15-20) e poi a Maria che concepirà e darà alla luce il Figlio dell’Altissimo (cf. Lc 1, 26-38). Forse è ancora lui a svelare a Giuseppe l’origine soprannaturale della maternità della Vergine (cf. Mt 1, 18-25) e ad assistere Gesù nell’Orto deli Ulivi (Lc 22,43).

Il più pregato dei tre è sicuramente l’Arcangelo Michele. Riportiamo quanto pubblicato sul sito dell’omonimo Santuario di Monte S. Angelo sul Gargano.

L’Arcangelo Michele era già considerato dagli Ebrei come il principe degli angeli, protettore del popolo eletto, simbolo della potente assistenza divina nei confronti di Israele.

Nell’Antico Testamento appare per tre volte, in particolare nel libro di Daniele (Dn 10,13.21; 12,1), dove è indicato come il difensore del popolo ebraico e il capo supremo dell’esercito celeste che sta dalla parte dei deboli e dei perseguitati:

“Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro”. (Dn 12,1)


Il suo nome “Mi ka – ‘El” significa “Chi è come Dio?”.

A San Michele è attribuito il titolo di arcangelo, lo stesso titolo con cui sono designati Gabriele (forza di Dio) e Raffaele (Dio ha curato).

Nel Nuovo Testamento San Michele Arcangelo è presentato come avversario del demonio, vincitore dell’ultima battaglia contro satana e i suoi sostenitori. Troviamo la descrizione della battaglia e della sua vittoria nel capitolo 12 del libro dell’ Apocalisse:

“Scoppiò quindi una guerra nel cielo. Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo diavolo e satana e che seduce tutta la terra fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi (…)”.


I cristiani hanno così sempre considerato l’Arcangelo il più potente difensore del popolo di Dio.

Nell’iconografia, sia orientale sia occidentale, San Michele viene rappresentato come un combattente, con la spada o la lancia nella mano, che sottomette ai suoi piedi satana, raffigurato come dragone – mostro, sconfitto nella battaglia. Recita un’antica invocazione: “San Michele Arcangelo, difendici nel combattimento, affinché non periamo nel giorno del tremendo giudizio“.


L’Arcangelo viene riconosciuto anche come guida delle anime al cielo. Questa sua funzione è evidenziata nella liturgia romana, in particolare nella preghiera per l’offertorio della messa dei defunti:

“Signore Gesù Cristo, libera le anime dei fedeli defunti dalle pene dell’inferno; San Michele, che porta i tuoi santi segni, le conduca alla luce santa che promettesti ad Abramo e alla sua discendenza.”


La tradizione attribuisce a San Michele anche il compito della pesatura delle anime dopo la morte. Per questo, in alcune sue rappresentazioni iconografiche, oltre alla spada, l’Arcangelo porta in mano una bilancia. Inoltre, nei primi secoli del Cristianesimo, specie presso i Bizantini, Michele era considerato come medico celeste delle infermità degli uomini.

“Non solo hai sconfitto il drago grande e terribile nel tuo santuario di Chone, ma si è formato un corso d’acqua guaritrice di ogni malattia del corpo”.

Così canta l’inno AKATISTO a San Michele Arcangelo della liturgia bizantina. San Michele, infine, ha il singolare privilegio di prestare l’ufficio dell’assistenza davanti al trono della Maestà Divina. Egli stesso si presentò così al Vescovo Lorenzo: «Io sono Michele e sto sempre alla presenza di Dio». Ed infatti la liturgia del Concilio di Trento così pregava offrendo l’incenso:

“Per intercessione di San Michele Arcangelo che sta alla destra dell’altare dell’incenso, degnati di accettare e benedire quest’offerta dell’incenso”.

La Chiesa oggi celebra la festa di San Michele, unita insieme a quella di San Gabriele e di San Raffaele, il 29 settembre.

In passato due erano le feste liturgiche in onore dell’Arcangelo (che si conservano ancora per la Città di Monte Sant’Angelo): il 29 settembre, celebrata inizialmente solo a Roma, come ricordo della dedicazione di un’antica Basilica eretta in suo onore sulla via Salaria, e l’8 maggio, anniversario della I apparizione al Vescovo di Siponto al Gargano e, in modo particolare, celebrazione dell’episodio della vittoria (II apparizione) dei sipontini sui barbari invasori. A partire dall’XI secolo, queste due ricorrenze particolari del Santuario si diffusero in tutta l’Europa. Nel Medioevo entrambe venivano collegate con il Gargano:

  • 8 maggio: anniversario delle apparizioni;
  • 29 settembre: dedicazione della Basilica.

La festa dell’Apparizione di San Michele dell’8 Maggio fu istituita da papa Pio V (1566- 1572).

A San Michele sono dedicate diverse chiese, cappelle e oratori in tutta Europa. Spesso l’Arcangelo viene rappresentato sulle guglie dei campanili, perché è considerato il guardiano delle chiese contro satana. Inoltre a lui vengono dedicate le cappelle – ossari nei cimiteri. Numerose città in Europa (Iena, Andemach, Colmar) lo venerano come santo patrono; in Italia troviamo sotto la sua protezione più di 60 località (tra le quali Caserta, Cuneo, Alghero, Albenga, Vasto). S. Michele è anche protettore di numerose categorie di lavoratori: farmacisti, doratori, commercianti, fabbricanti di bilance, giudici, maestri di scherma, radiologi. E’ anche il patrono della polizia di Stato e dei paracadutisti di Francia e d’Italia. Gli stessi religiosi, attuali custodi del Santuario sul Gargano, appartengono proprio alla Congregazione di San Michele Arcangelo.

Redazione La Madre della Chiesa.