Spread e stabilità: ci risiamo con le balle


1 ottobre 2013 – Siamo proprio presbiti noi poveri italiani. Riconduciamo sempre a eventi interni, di casa nostra, tutto quello che succede sui mercati. O per scarsa conoscenza di come questi funzionano o per puro masochismo/opportunismo. E finiamo sempre a tirare fuori lo spauracchio dello spread che aumenta. Come è accaduto in questi giorni di crisi di governo e di tensioni politiche.

 (Riflessione: come mai al tempo della tiritera inconcludente di Bersani con i grillini, lo spread non salì?)

Eppure il punto è un altro. Anzi due. Anzi tre. Tre elementi di incertezza, tutti provenienti dagli Stati Uniti.

Il primo, più immediato e più violento: lo “shutdown”, vale a dire la chiusura dei servizi federali americani, con relativa perdita di posti di lavoro da parte di coloro che quei servizi forniscono al paese. Da un giorno all’altro. Cioè da oggi, 1° ottobre, e fino a quando il Senato americano non troverà la “quadra”sulla legge finanziaria.

Il secondo: il famoso “tetto del debito”. Questione che si ripresenta ciclicamente. A luglio 2011, quando in Europa si è scatenata la speculazione sui titoli del debito sovrano, con conseguente esplosione degli spread, negli Stati Uniti la situazione economico-finanziaria era molto simile a quella attuale: il paese rischiava il default per aver sforato il tetto sul debito pubblico.

Ecco: il Congresso americano dovrà ridiscuterne il prossimo 17 ottobre. E la tensione è alta.

Terzo: il “rallentamento”, anche noto come tapering, degli stimoli di politica monetaria all’economia Usa da parte della banca centrale americana: la Federal Reserve.

Tre fattori che ieri hanno portato tutte le borse mondiali (non solo quella di Milano!) a chiudere in rosso e gli spread dei paesi dell’area euro ad aumentare. Ma a noi presbiti italiani fa comodo dare la colpa a Berlusconi, accusandolo di aver creato instabilità politica nel nostro Paese.

Al contrario, è chiaro ormai all’universo mondo che gli spread dipendono solo per una piccola parte dalle vicende interne dei singoli Stati, mentre sono strettamente collegati alle politiche economiche europee, alle azioni delle banche centrali e all’evolversi dell’economia internazionale, dove in questi giorni domina, appunto, il tema degli Stati Uniti. Con le sue 3 criticità. Come se una sola non bastasse. E noi a prenderci la colpa di tutto. E a buttarla addosso a Berlusconi. Scarsa fantasia, menzogna conclamata.

 

articolo pubblicato su il Quintuplo