Staminali adulte e omogenitorialità – di Lorenzo Bertocchi

Non servono cervelli particolarmente acuti per dire che le coppie dello stesso sesso hanno una sterilità intrinseca, eppure il desiderio di essere genitori sembra la prossima pressante rivendicazione del mondo omosessuale. In Francia, dopo l’approvazione della cosiddetta legge Toubira il dibattito si è già spostato su questo nuovo terreno di conquista.

 

Per poter soddisfare il desiderio di genitorialità queste coppie devono far ricorso a tecniche di procreazione artificiale, quindi il presunto diritto al bambino, passa dalla più completa liberalizzazione delle tecniche di fecondazione assistita.

 

Oggi la realizzazione di questa vera e propria utopia si realizza attraverso la donazione di sperma nel caso di coppie lesbiche, mentre per le coppie gay occorre un utero da affittare.

In entrambi i casi rimane il problema che poi questi bambini avranno sempre un padre e/o una madre naturale di cui presumibilmente non sapranno mai nulla. Ma questi sembrano  problemi di poco conto visto che, nel mondo, queste tecniche sono già una realtà diffusa, tanto che esistono vere e proprie “filiere produttive”.

Invece, la questione seria sarebbe la frustrazione che, con queste tecniche, colpisce quel partner che si ritrova a non avere alcuna parentela genetica con il bambino “fabbricato”. Così si trova scritto in un recente articolo pubblicato su “Le Figaro”, sul quale però si va ben oltre.

 

Il dottor Lawrence Alexander – chirurgo e presidente della DNAVision – sostiene  che “la tecnologia permetterà agli omosessuali di avere figli biologici con i geni di entrambi i partner”.

Questa affermazione è suffragata dalla possibilità scientifica di produrre sperma e ovuli con le cellule staminali adulte: “è già possibile fare un piccolo topo con due padri” – scrive Alexander – “il passaggio alla razza umana di queste tecniche è solo questione di tempo”.

Da parte dei promotori dell’ideologia di genere le cellule staminali adulte diventano così la dinamite con cui far saltare l’ultima barriera. L’aspetto inquietante è che l’oggetto vero di questa grande scoperta non era quello di mettersi a fabbricare bambini come Frankenstein, ma di evitare di uccidere degli embrioni per poter curare importanti malattie. Un eterogenesi dei fini veramente perversa.

 

L’utilizzo di cellule staminali adulte per questa finalità “procreativa” fa calare una notte buia su una sana ecologia umana, si propone una procreazione assessuata che di fatto riduce la sessualità a semplice divertissement; la separazione tra corpo sessuato, procreazione e genitorialità si compie totalmente.

 

Così si vorrebbe realizzare quel terribile sogno di tanti fautori dell’ideologia di genere che è quello di ricreare l’uomo, di “liberarlo” da tutti i limiti e condizionamenti che la natura impone, per renderlo una specie di dio a sé stesso.

Con buona pace del Creatore che, per grazia, è “lento all’ira e grande nella misericordia”, ma resta da capire fino a quando, e se, permetterà che l’uomo giochi a sostituirlo.

 

articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana