Svolta (parziale?) in Vaticano – di Antonio Socci


bergoglio-rideCom’è noto perfino il Dalai Lama, che pure è in esilio ed è lui stesso ospitato in India, in questi mesi ha preso posizione criticamente sulla marea migratoria che si sta riversando sull’Europa: “sono diventati troppi. L’Europa e la Germania non possono diventare arabe. La Germania è la Germania”. In quell’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung aggiungeva sui profughi: “Moralmente dovrebbero restare solo temporaneamente”, per poi tornare nel loro Paesi e “aiutarli nella ricostruzione”.

Chi invece fino a ieri si è sempre rifiutato di accettare queste sagge considerazioni è papa Bergoglio. Per quasi quattro anni ha tuonato contro chi voleva porre limiti all’emigrazione.

Ieri, improvviso il colpo di scena.

“MIRACOLO IN VATICANO: UN CIECO AVREBBE PARZIALMENTE RITROVATO LA VISTA”

Questo è l’ironica e un po’ irriverente battuta che circola in rete a proposito della parziale retromarcia ingranata finalmente (dopo quasi quattro anni) da papa Bergoglio, sull’emigrazione. Un blog del “Figaro” titola, più teologicamente: “Immigrazione: Il papa corregge Francesco”.

E’ solo una parziale retromarcia, ma è stata colta da tutti (eccetto quei cattobergogliani che ora non sanno come cambiare improvvisamente le posizioni). Dunque cosa è successo?

Di ritorno dal viaggio in Svezia, dov’è andato a omaggiare il devastante scisma di Lutero, papa Bergoglio ha vistosamente mutato la sua costante predicazione.

Per tre anni e mezzo ha chiesto, anzi preteso, l’abbattimento delle frontiere e un’emigrazione di massa, senza controllo e senza criteri (non ha nemmeno considerato i ripetuti interventi dei vescovi africani che chiedevano ai loro giovani di restare nei propri paesi per non impoverirli, per farli crescere, per il bene dei loro popoli).

Solo che questa posizione di Bergoglio ha eroso in modo assai consistente il consenso dell’opinione pubblica nei suoi confronti.

Il popolo ha cominciato a considerarlo con avversione per quel suo martellamento pro-emigrazione che non voleva nemmeno vedere tutti i problemi provocati da un tale fenomeno che la gente, comprensibilmente, percepisce come “invasione”.

Perciò Bergoglio, che si muove come un politico, preoccupato per questa sua grossa perdita di consenso popolare, è corso ai ripari mettendo PER LA PRIMA VOLTA alcuni paletti di buon senso.

In sostanza ha detto che occorre prudenza di fronte a questo fenomeno, che bisogna distinguere migranti da rifugiati, per i migranti ci sono delle regole da rispettare, c’è il problema dell’integrazione, infine ha addirittura accennato che è imprudente ricevere più immigrati di quelli che si possono integrare….

Insomma tutte le cose che per quattro anni non voleva vedere, né sentire e che anzi condannava come egoismo e chiusura.

Per mesi i fulmini bergogliani (e della sua corte) si sono indirizzati su coloro che facevano queste stesse osservazioni di buon senso (che poi sono quelle dei papi precedenti).

Adesso di colpo anche Bergoglio ne conviene, ma ovviamente senza fare ammenda (e naturalmente con la solita superficialità, cioè senza mostrare la minima consapevolezza del problema rappresentato dall’emigrazione islamica la quale – è stato dimostrato dai fatti – pone colossali problemi anche quando le persone sono state integrate da due generazioni, hanno lavoro e sono benestanti).

Si possono trarre queste conclusioni:

1) che tristezza un papa che per tre anni, anziché essere un saggio pastore, fa il comiziante estremista, trattando con superficialità e con dosi massicce di demagogia un tema tanto delicato e drammatico;

2) che tristezza un papa che poi cambia improvvisamente posizioni, in base ai sondaggi, per recuperare consenso;

3) chissà se dura o se domani tornerà ai soliti toni, visto che è abituale per lui contraddirsi e dire tutto e il contrario di tutto.

4) che tristezza un papa che invece di “cercare le cose di lassù” e di annunciare Cristo (unica speranza e unica salvezza dell’uomo), si occupa sempre e solo di cose di quaggiù come un politico qualsiasi (oltretutto senza neanche quel minimo di preparazione e di professionalità che certi complessi problemi esigerebbero).

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Antonio Socci

 

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