Udienza generale. Benedetto XVI: la “bussola” del Concilio segna sempre la rotta della Chiesa


Il Concilio Vaticano II è “un forte appello a riscoprire ogni giorno la bellezza della nostra fede”. Con questo invito, Benedetto XVI ha concluso l’udienza generale di questa mattina in Piazza San Pietro, presenti circa 40mila pellegrini. Alla vigilia dell’apertura dell’Anno della Fede, il Papa ha dedicato la catechesi odierna all’assise conciliare di 50 anni fa, di cui fu protagonista attivo e a cui – ha detto – “bisogna tornare” liberandola da interpretazioni che spesso l’hanno falsata.

Un “grande affresco”, un “dipinto” davanti al quale mettersi, o rimettersi, per scoprirne, o riscoprirne, la “straordinaria ricchezza” dei “frammenti”, dei “tasselli”, dei suoi “particolari passaggi”. Per venti minuti, Benedetto XVI invita le persone in Piazza San Pietro ad ammirare, attraverso l’occhio dei suoi ricordi, i giorni e gli anni di quella che, prendendo a prestito Papa Wojtyla, ribadisce essere stata “la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel XX secolo”: il Concilio Vaticano II. Giorni e anni sui quali, osserva subito il Papa, si è depositato il sedimento di troppe analisi, che hanno tolto brillantezza ai colori originali:
“I documenti del Concilio Vaticano II, a cui bisogna ritornare liberandoli da una massa di pubblicazioni che spesso invece di farli conoscere li hanno nascosti, sono, anche per il nostro tempo, una bussola che permette alla nave della Chiesa di procedere in mare aperto, in mezzo a tempeste o ad onde calme e tranquille, per navigare sicura ed arrivare alla meta”.

Il prof. Joseph Ratzinger al Concilio c’era con la qualifica di “perito”, uno specialista. E da esperto ricorda alla gente che, in duemila anni di storia, quando la Chiesa ha indetto un Concilio è perché doveva dirimere questioni dottrinali. Invece, osserva Benedetto XVI, a metà del 20.mo secolo “non c’erano particolari errori di fede da correggere”. Ai Padri conciliari, dunque, Giovanni XXIII chiede soprattutto che si trovi un “modo rinnovato”, “incisivo”, di mettere in dialogo la fede con un mondo che se ne sta allontanando:

“Il Papa desiderava che la Chiesa riflettesse sulla sua fede, sulle verità che la guidano. Ma da questa seria, approfondita riflessione sulla fede, doveva essere delineato in modo nuovo il rapporto tra la Chiesa e l’età moderna, tra il Cristianesimo e certi elementi essenziali del pensiero moderno, non per conformarsi ad esso, ma per presentare a questo nostro mondo, che tende ad allontanarsi da Dio, l’esigenza del Vangelo in tutta la sua grandezza e in tutta la sua purezza”.

Oggi, gli uomini “sono intenti al regno della terra piuttosto che al regno dei cieli”, il nostro è un tempo “in cui la dimenticanza di Dio si fa abituale”. Queste parole, citate da Benedetto XVI, furono pronunciate nel 1965 da Paolo VI, quando il Concilio volgeva al termine. Eppure, rileva il Papa, la loro attualità è impressionante:

“Noi vediamo come il tempo in cui viviamo continui ad essere segnato da una dimenticanza e sordità nei confronti di Dio. Penso, allora, che dobbiamo imparare la lezione più semplice e più fondamentale del Concilio e cioè che il Cristianesimo nella sua essenza consiste nella fede in Dio, che è Amore trinitario, e nell’incontro, personale e comunitario, con Cristo che orienta e guida la vita: tutto il resto ne consegue”.

Nel ricordare i “quattro punti cardinali” della bussola del Vaticano II, in grado di orientare anche la Chiesa di oggi nella sua missione evangelizzatrice – e cioè le Costituzioni conciliari Sacrosanctum Concilium, Lumen gentium, Dei Verbum e Gaudium et spes, il Papa ha terminato auspicando che l’eredità del Concilio aiuti i cristiani a “riscoprire ogni giorno la bellezza” della fede:

“La cosa importante oggi, proprio come era nel desiderio dei Padri conciliari, è che si veda – di nuovo, con chiarezza – che Dio è presente, ci riguarda, ci risponde. E che, invece, quando manca la fede in Dio, crolla ciò che è essenziale, perché l’uomo perde la sua dignità profonda e ciò che rende grande la sua umanità, contro ogni riduzionismo”.

L’udienza generale si è poi conclusa con le consuete sintesi in varie lingue da parte del Papa e, per la prima volta, la catechesi è stata riassunta nei suoi contenuti principali anche in lingua araba. Ai saluti, Benedetto XVI ne ha rivolti alcuni in particolare all’Associazione Famiglie per l’Accoglienza, nel 30.mo di fondazione, ai partecipanti al convegno promosso da Radio Maria e ai diaconi permanenti dell’Arcidiocesi di Milano.

Alessandro De Carolis

Fonte: Radio Vaticana