Un Papa allarmante. Anche se non siete credenti – di Maurizio Blondet


fiat-500Che bravo El Papa. E’ piaciuto al Congresso. Ad Obama. E’ piaciuto all’ONU al completo. A Castro, anzi a tutt’e due i Castro. In Italia piace a tutti: a Scalfari, a Pannella & Bonino, a Bertinotti, ai gay militanti che si aspettano grandi novità da lui. Piace ai valdesi, ai massoni. Piace anche a Marchionne per lo spottone che ha fatto alla Fiat 500. E’ logico che piaccia a tutti quelli che erano nemici della Chiesa, che la  sentivano come ultima istanza antagonista.

Ma oggi essa “tace del peccato, dell’errore, del ‘guai a voi’, della redenzione, del giudizio, del fine trascendente: il cristianesimo è ridotto a qualche cosa di appendicolare, di sussidiario, di cooperante”: una Ong, insomma.

Per un cattolico, questo successo mondano è un segno bruttissimo, terminale: “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti” (Luca 6, 25-26).

Ma chi non è credente farebbe male a infischiarsene o rallegrarsene, perché – essendo ogni politica l’emanazione di una teologia, lo si voglia o no – un rovesciamento della teologia cattolica di questa misura, avrà conseguenze anche sulla vostra vita.

E conseguenze negative per la libertà stessa, e orribili per un più profondo motivo.

El Papa ritiene che la dogmatica (il contenuto di conoscenze specifiche del cattolicesimo, quello che lo distingue dalle altre religioni) sia un ostacolo “all’incontro”, alla “accoglienza verso tutti gli uomini”, al “costruire ponti”.

La vede come un ostacolo alla pastorale, all’amore che deve venire prima di tutto, verso tutti gli uomini senza distinzione.

Perché, per esempio, i divorziati risposati non dovrebbero avere la Comunione? E le coppie gay essere “accolte nella Chiesa”? Non bisogna “perdersi in vuote riflessioni teologiche”, perché urge la “carità, l’incontro”.

Per noi vecchietti che hanno passato la prima metà della vita a combattere il marxismo, non sono novità.

Come il marxismo, quella di Bergoglio è una “filosofia della prassi”. L’azione (prassi) è tutto, il pensiero conta niente.

“Basta interpretare il mondo, bisogna cambiarlo!”, urlava Karl Marx. Bergoglio dice esattamente la stessa cosa: niente più “diatribe dottrinali”; andate verso le periferie esistenziali!

Come il marxismo, ha dentro un ricatto morale: se vuoi pensare prima di agire, è perché sei un servo delle classi sfruttatrici; se insisti a distinguere l’ortodossia dall’eresia, vuol dire che non t’importa dei poveri.

Ogni ideologia della prassi è un anti-intellettualismo. Conoscere la verità (“interpretare il mondo”, per Marx) è una perdita di tempo o peggio, un alibi.

Bisogna “fare”, agire, per il bene e l’amore; anzitutto “bisogna impegnarsi nella società”. Se la verità non aiuta la lotta di classe, tanto peggio per la verità…

A cosa abbia portato il trionfo del marxismo, l’abbiamo visto: alla dittatura sovietica, al totalitarismo della menzogna – coi gulag, milioni di morti, la perdita della libertà, e la rovina economica.

Questo già ci dovrebbe far temere sull’esito di questo “primato dell’amore sulla verità” che sta affermando El Papa.

Per il cattolicesimo, è un rovesciamento particolarmente maligno, perché il rifiuto della verità se ostacola l’azione, è il rifiuto del Logos – ossia del Cristo.

Ma anche chi non crede al Cristo farà bene ad allarmarsi. Ogni filosofia della prassi infatti induce all’azione senza ragione.

L ‘intelletto “nella primalità dell’amore rimanendo sconnesso alla verità, perde ogni norma, diviene insensatezza”.

Prima di agire, uno dovrebbe pensare a cosa vuole, e quali possono essere le conseguenze delle sue azioni, eventualmente avventate.

Qui, l’azione senza ragione viene elevata addirittura al livello di carità suprema. Il “vissuto” deve precedere il pensato, anzi deve sostituire il pensato.

Dio non è Amore? Certo, certo. Ma è Intelligenza: ci ha stabilito cosa è bene e cosa è male, cosa è vero e cosa è falso.

Un “amore” senza intelligenza – attenti, non credenti – giustifica ogni arbitrio del potere costituito, sbocca in oppressione e odioso soffocamento della libertà personale, se diventa dottrina pubblica.

E già lo è, in quel mostro freddo che è l’Unione Europea: “l’accoglienza senza limiti dei profughi” (“carità” sragionante) si accompagna alla “punizione” per i piccoli paesi che vi si oppongono, in ludibrio e demonizzazione: siete xenofobi!

E subito leggi e direttive vengono emanate contro la “xenofobia”. Già ne sono vigenti contro la “omofobia”, sul modello di quelle leggi che incriminano il “negazionismo della Shoah”: il divieto di cercare la verità avanza.

Nel cattolico progressista, si sta già manifestando come una vera “aletofobia”: parola difficile, che significa: fobia della verità.

Nelle parrocchie, basta ricordare un dogma cattolico, che magari smentisce quel che Bergoglio ha detto la mattina, per essere aggrediti dagli stessi parrocchiani.

Ciò perché anche i “cattolici” oggi sentono la fede come “un sentimento” e non un come la credenza in contenuti a cui la mente deve aderire.

Anche il primato dei sentimenti è pericoloso: come nel mondo orwelliano, sono le masse che già fanno la guardia alle menzogne ufficiali, e si fanno spontaneamente psico-polizia contro i devianti – senza carità, e quindi senza diritti.

Questa è già dittatura totalitaria.

Sotto l’apparenza di “carità” si giustificheranno i peggiori delitti, perché “il sentimento” d’accoglienza si rovescia facilmente in “sentimento” di antipatia, e quindi di repressione dell’antipatico.

El Papa è simpatico, chi non è d’accordo con lui è antipatico…tanto basta a farvi escludere.

Le categorie vero-falso sono state sostituite da “simpatico-antipatico”, ed è questo che guida i giudizi dei più.

Fonte: Blondet & Friends