« Un sinodo fuori strada. Le critiche dell’arcivescovo di Filadelfia » di Sandro Magister

Sinodo pastoraleComincia oggi (3 ottobre 2018) un sinodo dal titolo piuttosto vago: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Ma ancor più incerto è il documento su cui i padri sinodali sono stati chiamati a “lavorare”. Il documento si chiama, appunto, “Instrumentum laboris”, strumento di lavoro, ed è la traccia per la discussione che verrà. Che peraltro è già iniziata, con forti critiche che si sono appuntate proprio sull’impostazione di questo testo preparatorio.

A dar voce alle critiche è stato soprattutto l’arcivescovo di Filadelfia Charles J. Chaput, eletto dal sinodo precedente nella ristretta rosa intercontinentale dei vescovi incaricati di organizzare il sinodo attuale.

In un primo momento, la scorsa estate, Chaput ha chiesto di sospendere la celebrazione del sinodo sui giovani, data la diversa natura delle gravi questioni che oggi agitano la vita della Chiesa.

E poi, visto che comunque il sinodo si sarebbe tenuto, ha pubblicato sabato 29 settembre la seguente nota critica sull’”Instrumentum laboris”, scegliendo come tribuna il quotidiano d’opinione italiano “Il Foglio”:

> Un sinodo senza fede

Il testo originale in lingua inglese:

> The Issues of the 2018 Synod

A giudizio di Chaput il documento preparatorio del sinodo “va rivisto e corretto”, perché “così com’è il testo va forte per quanto riguarda le scienze sociali, ma molto meno nel suo richiamo alla fede, alla conversione e alla missione”.

La critica di Chaput – il cui pensiero si sa condiviso dai quattro vescovi che la conferenza episcopale degli Stati Uniti ha eletto come propri rappresentanti nel sinodo – ha molto irritato la cabina di regia vaticana, al punto che il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del sinodo agli ordini di papa Francesco, ha attaccato frontalmente Chaput, pur senza farne il nome, nella conferenza stampa di presentazione dell’assise, lunedì 1 ottobre:

“C’è qualcuno che ha detto in un primo momento di cancellare il sinodo e poi che l’’Instrumentum laboris’ non è ben fatto. Intanto è uno solo. E poi la persona in questione ha detto che non è d’accordo perché ha fatto studiare a un teologo il testo. Ma la persona in questione è membro del consiglio ordinario della segreteria del sinodo ed era presente al momento in cui il testo base è stato presentato, e se aveva qualche obiezione avrebbe potuto anche mostrarla e noi avremmo potuto tranquillamente inserirla. Quindi non capisco perché poi ha fatto queste dichiarazioni. Questo per lealtà e per onestà”.

Propriamente – al contrario di quanto detto da Baldisseri – Chaput non “ha fatto studiare a un teologo” il documento. Ha invece fatte proprie le critiche all’”Instrumentum laboris” che un teologo gli aveva inviato tempo fa. Un teologo di cui non è stato reso pubblico il nome, ma che lo stesso Chaput ha definito “a respected North American theologian” nel presentarlo ai lettori di “First Things”:

> Thoughts on the “Instrumentum laboris”

Chaput ha invitato a prendere sul serio le critiche dell’anonimo teologo: “abbastanza di sostanza da meritare una più larga considerazione e discussione”.

Eccone qui di seguito alcuni passaggi.

– Il primo ripreso dalla critica al “naturalismo” dell’”Instrumentum laboris”, in sigla IL:

“Si discute molto su ciò che i giovani vogliono; poco su come questi desideri devono essere trasformati dalla grazia in una vita conforme alla volontà di Dio per le loro vite. Dopo pagine di analisi delle loro condizioni materiali, l’IL non offre alcuna indicazione su come queste aspettative materiali possano essere elevate e orientate verso il loro fine soprannaturale. Sebbene l’IL avanzi alcune critiche agli obiettivi esclusivamente materialistici o utilitaristici (§ 147), la maggior parte del documento cataloga scrupolosamente le varie realtà socio-economiche e culturali dei giovani adulti senza offrire alcuna riflessione significativa su aspetti spirituali, esistenziali o morali. Il lettore può facilmente concludere che questi ultimi non hanno alcuna importanza per la Chiesa”.

– Questi altri tre dal capitolo intitolato “Una comprensione inadeguata dell’autorità spirituale della Chiesa”:

“L’IL capovolge i rispettivi ruoli della ‘ecclesia docens’ e della ‘ecclesia discens’. L’intero documento è basato sulla convinzione che il ruolo principale della Chiesa magistrale sia ‘ascoltare’. Il più problematico è il § 140: ‘La Chiesa non potrà che assumere il dialogo come stile e come metodo, favorendo la consapevolezza dell’esistenza di legami e connessioni in una realtà complessa… Nessuna vocazione, in particolare all’interno della Chiesa, può collocarsi al di fuori di questo dinamismo di uscita e di dialogo’.

In altre parole, la Chiesa non possiede la verità, ma deve prendere posto accanto ad altre voci. Coloro che hanno ricoperto il ruolo di insegnante e predicatore nella Chiesa devono sostituire la loro autorità con il dialogo”.

“La conseguenza teologica di questo errore è la confusione tra il sacerdozio battesimale e quello sacramentale.

Dalla fondazione della Chiesa, per comando divino, i ministri ordinati della Chiesa sono stati investiti del compito di insegnare e predicare; dalla sua fondazione, i fedeli battezzati sono stati incaricati di ascoltare e conformarsi alla Parola predicata.

Inoltre, il mandato di predicare è stato istituito da Nostro Signore facendo tutt’uno con il sacerdozio ministeriale (cfr Mt 28, 19-20).

Se la Chiesa abbandonasse il suo ministero della predicazione, cioè, se i ruoli della Chiesa che insegna e della Chiesa che ascolta fossero capovolti, la stessa gerarchia sarebbe sovvertita e il sacerdozio ministeriale si identificherebbe col sacerdozio battesimale. In breve, diventeremmo luterani”.

“A parte questo grave problema ecclesiologico, questo approccio presenta un problema pastorale.

È risaputo che i figli adolescenti di famiglie permissive in genere desiderano che i genitori comunque si preoccupino di fissare dei limiti e indicare una direzione, anche se si ribellano contro questa direzione.

Allo stesso modo, la Chiesa come madre e maestra non può, per negligenza o codardia, rinunciare a questo ruolo necessario di stabilire dei limiti e dirigere (cf. § 178). A questo proposito il § 171, che parla della maternità della Chiesa, non si spinge abbastanza a fondo. Propone solo un ruolo di ascolto e di accompagnamento eliminando quello dell’insegnamento”.

– E quest’ultimo dal capitolo rubricato “Un’antropologia teologica parziale”:

“La discussione sulla persona umana nell’IL non fa alcuna menzione della volontà. La persona umana viene ridotta in numerosi luoghi ad ‘intelletto e desiderio’, a ‘ragione e affettività’ (§ 147).

La Chiesa, tuttavia, insegna che l’uomo, creato a immagine di Dio, possiede un intelletto e una volontà, pur condividendo con il resto del regno animale un corpo, con il suo affetto. È la volontà che è fondamentalmente diretta verso il bene.

La conseguenza teologica di questa omissione clamorosa è di un’importanza straordinaria, poiché la sede della vita morale risiede nella volontà e non nelle vicissitudini dell’affetto”.

 

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