Messaggio del 25 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

« Una bambina di dieci anni insegna il cristianesimo alla casta clericale e vaticana che cancella Gesù per celebrare la UE laicista insieme alla Bonino » di Antonio Socci

Una bambina di dieci anni dà lezione di saggezza a un mondo scolastico intriso di multiculturalismo “politically correct” e soprattutto dà lezione di cristianesimo ai vertici clericali e vaticani. Due episodi, avvenuti in simultanea, diventano emblematici. Nelle stesse ore in cui il vertice della Cei e le associazioni cattoliche ufficiali – spinte da papa Bergoglio – si lanciano direttamente in politica, in difesa dell’Unione Europea più laicista e anticattolica, mentre – da “Avvenire” – lanciano una crociata contro le identità, buttando a mare le “radici cristiane” della nostra storia, una bimba di una scuola veneta, con mitezza e semplicità, fa capire a tutti che è assurdo, nella recita natalizia, cancellare il nome di Gesù da una canzone di Natale per non urtare la sensibilità di bambini di un’altra religione. Ha scritto: “A Natale è nato Gesù e noi lo vogliamo dire a tutti”.

E’ puro buon senso, dal momento che si festeggia il Natale appunto perché è la nascita di Cristo. Ma oggi è un tempo in cui anche le cose più elementari e ovvie vengono cancellate. Verrebbe da dire con la Bibbia: “Con la bocca dei bimbi e dei lattanti/ affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,/ per ridurre al silenzio nemici e ribelli”.

La “lezione” è anzitutto per i vertici clericali, il Vaticano e la Cei, che ormai si stanno tuffando in un’assurda impresa politica la quale ha come capisaldi l’immigrazionismo, il “politically correct” e questa Unione Europea che cancella le “radici cristiane”, le identità, le tradizioni e le sovranità dei popoli.

Venerdì, nell’appello “La nostra Europa”, pubblicato da “Avvenire” come editoriale, e firmato da tutti i notabili delle associazioni cattoliche (presidenti di Azione Cattolica, Fuci, Acli, S. Egidio ec), appello simultaneo all’arringa politica del presidente Cei Bassetti, in quell’appello – dicevo – non solo non erano menzionate le “radici cristiane” dell’Europa (celebrate da tutto il magistero di papa Wojtyla e di Benedetto XVI), ma non c’era nemmeno un qualsiasi altro pallido riferimento al cristianesimo.

Nemmeno un accenno piccolo o formale. Nulla di nulla. Era un appello che avrebbe potuto essere scritto, dalla prima all’ultima parola, da Emma Bonino di “Più Europa” (peraltro elogiata, tempo fa, con Giorgio Napolitano, da papa Bergoglio).

Cristo viene così cancellato dall’élite clericale, cancellato insieme all’identità cristiana dell’Europa e ai valori che ne conseguono. Sono dunque le élite cattoliche a cancellare il cristianesimo e Gesù stesso dal discorso pubblico e dalla loro visione dell’Europa e del presente.

Ecco perché una piccola figlia della gente veneta, difendendo la presenza del nome di Gesù in una semplice canzone di Natale, rende evidente un fenomeno eccezionale che sta avvenendo sotto i nostri occhi: lo “scisma sommerso” fra il popolo cristiano e l’élite clericale.

Lo scisma cioè fra i semplici cristiani che non vogliono rinunciare alle proprie tradizioni, alla propria identità e ai propri valori, e una casta clerical-progressista che parla come l’establishment tecnocratico della UE, che si occupa solo degli immigrati, una casta clerical-progressista che disprezza la nostra identità demonizzandola come populismo, nazionalismo e xenofobia.

La grande spaccatura si è evidenziata soprattutto sul tema dell’emigrazione e ha irritato enormemente tutto l’establishment bergogliano quando è emerso che – dopo cinque anni di comizi vaticani sull’abbattimento delle frontiere e sull’emigrazione di massa – i sondaggi hanno rivelato che la Lega di Matteo Salvini ottiene la maggioranza dei consensi dei cattolici praticanti.

E’ una sconfessione silenziosa della predicazione politica vaticana, globalista e da sinistra sudamericana “anni Settanta”. Il popolo cristiano è in sintonia con il magistero di sempre della Chiesa, quello di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.

La gente semplice che si professa cattolica e che (più o meno frequentemente) va in chiesa, non comprende una casta clericale che elogia Monti, la UE, la Bonino e Napolitano, una casta clericale che non si è opposta alle politiche più laiciste dei governi PD, ma poi oggi lancia una vera e propria “crociata politica” contro quel Salvini che ha osato dichiarare, alla vigilia del voto, che si richiama ai valori del Vangelo, mostrando il rosario che ha in tasca.

Papa Bergoglio ama definirsi “rivoluzionario” e il presidente della Cei Bassetti nei giorni scorsi lo ha celebrato come tale, sostenendo che con lui inizia “una nuova storia per la Chiesa”, ma chi va in chiesa non aderisce a questa rivoluzione sudamericana, non si sente battezzato nella “chiesa di Bergoglio”, ma nella Chiesa di Gesù Cristo. E vuole restare fedele alla sua tradizione.

A chi – come il card. Bassetti – celebra l’inizio di “una nuova storia per la Chiesa”, va ricordato ciò che diceva nel 1971 il grande don Divo Barsotti: “io non so che farmene di una Chiesa che nasca oggi”.

Predicando gli esercizi spirituali a Paolo VI, contro tutti i catto-progressismi, spiegò:

“La Chiesa è l’unità nel tempo. Guai se rompiamo il legame che ci unisce alla Chiesa di sempre. Non posso riconoscere la Chiesa di oggi se questa non è la Chiesa del Concilio di Trento, se non è la Chiesa di san Francesco e di Tommaso, di Bernardo e di Agostino. Io non so che farmene di una Chiesa che nasca oggi. Se si rompe l’unità, la Chiesa è già morta. La Chiesa vive soltanto se, senza soluzione di continuità, io sono nella Chiesa uno con gli Apostoli per essere uno con Cristo”.

Don Barsotti aggiungeva:

“Dobbiamo vivere della tradizione, sentirci fratelli e discepoli non solo di Dio, ma di un Dio che si comunica a noi attraverso i Padri, e i Padri sono, nell’ininterrotta successione dell’episcopato, del sacerdozio ministeriale, Basilio e Giovanni, Agostino e Gregorio, Bernardo e Tommaso fino ad Alfonso, a Newman, a Rosmini, a Pio XII; sono oggi i Vescovi del Concilio e, primo fra tutti, il Papa. Ma sono anche i Santi di tutte le epoche, di tutti i paesi. Nei confronti di tutti, io sono un figlio che riceve la vita. Non si vive nella Chiesa l’amore se si esclude questo rapporto, non soltanto di fraternità, ma di filiazione“.

Il popolo dei fedeli si riconosce in questa storia, nelle sue tradizioni e sa che bisogna seguire il magistero di sempre della Chiesa, non gli ecclesiastici che oggi usano il loro ruolo per fare proclami politici filo UE, perché non sono autorizzati a insegnare dalla Cattedra proprie idee e ideologie.

 

Antonio Socci

Da “Libero”, 2 dicembre 2018

 

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