Una strage di oltre 7 milioni di bambini – di Lorenzo Schoepflin

Il 27 aprile di 45 anni fa, dopo il via libera parlamentare dell’ottobre precedente, entrava in vigore la legge che dal 1968 regola il ricorso all’aborto nel Regno Unito. Il bilancio ufficiale delle interruzioni volontarie di gravidanza oltremanica assume oggi dimensioni ben più catastrofiche di un bollettino di guerra: a tutto il 2011, ultimo anno di cui si conoscono i numeri complessivi, oltre 7 milioni e 600mila bambini sono stati eliminati nel grembo materno.

 

Negli ultimi dieci anni, la cifra annuale oscilla costantemente attorno ai 200mila aborti, il che significa più di un aborto ogni tre minuti. Di questi, con riferimento all’anno 2011, più della metà sono stati effettuati su ragazze al di sotto dei 24 anni di età (33mila quelli che hanno coinvolto adolescenti tra i 15 e i 19 anni, mille le gravidanze interrotte da donne che non avevano raggiunto il quindicesimo anno di età). Tra tutte coloro che hanno scelto di non proseguire la gravidanza, sempre relativamente al 2011, oltre 50mila avevano già abortito una volta, ma si registrano casi di madri che per ben sette o più volte avevano già optato per l’aborto e di ragazzine di 16 anni al terzo o quarto aborto.

 

In calo, ma sempre attestati oltre le 6mila unità ogni anno, gli aborti effettuati da donne residenti all’estero, in particolare provenienti dalla vicina Irlanda, dove la legge che regolamenta l’interruzione di gravidanza è molto restrittiva. Non dimentichiamo che Londra era la meta dei viaggi organizzati negli anni Settanta dal Cisa, il Centro informazione sterilizzazione e aborto diretto tra gli altri da Emma Bonino, che portava le donne italiane ad abortire laddove la legge lo consentiva. Proprio tra il 1972 e il 1974 le donne provenienti dall’estero e recatesi ad abortire in Inghilterra furono oltre 160mila.

 

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