Unioni civili, la firma di Mattarella conferma un copione già scritto per liquidare i cattolici – di Riccardo Cascioli


renzi e mattarellaZitto, zitto, approfittando del clamore mediatico suscitato dalla morte di Marco Pannella che ha concentrato tutta l’attenzione, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato venerdì la legge sulle unioni civili. Lo ha fatto ignorando i gravi dubbi di incostituzionalità sia sui contenuti (l’effettiva parificazione delle unioni civili al matrimonio) sia sul metodo (violazione dell’articolo 72 della Costituzione riguardo al procedimento di approvazione di una legge).

Da notare anche che al proposito si attende un pronunciamento della Corte Costituzionale a cui si sono rivolti una quarantina di senatori. Ma da “uomo delle istituzioni”, Mattarella non ci ha pensato neanche un attimo a sospendere la firma di questa legge: che tutto fili liscio, senza scossoni, senza provocare pericolosi (per chi, poi?) attriti fra istituzioni dello Stato, è preoccupazione che viene prima di ogni altra considerazione.

Soprattutto bisognerebbe tornare a riflettere sul fatto che una accelerazione senza precedenti a una legislazione anti-famiglia e anti-vita (prepariamoci per l’eutanasia) avviene nel momento in cui c’è una coppia di cattolici alla guida delle istituzioni, il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

È triste doverlo dire, ma lo avevamo ampiamente previsto il giorno dell’elezione di Mattarella: «L’Italia cattolica non c’è più – scriveva Stefano Fontana meno di un anno e mezzo fa – ma i cattolici servono ancora perché sono loro che devono – da “adulti” – completare l’esodo del popolo italiano dall’Italia cattolica. Il modo migliore per fare questo è essere “uomini delle istituzioni”. Basta pensare che la Costituzione sia superiore al Vangelo e il gioco è fatto».

Ricordate le parole di Renzi la settimana scorsa? «Ho giurato sulla Costituzione, non sul Vangelo», appunto. E se venisse interpellato, Mattarella risponderebbe allo stesso modo.

È bene riprendere i due principali articoli che abbiamo scritto allora, non per autoreferenzialità o per riaccendere vecchie polemiche, ma perché la questione è sempre di grande attualità visto quanto sta accadendo e ciò che ci si para davanti. Peraltro, allora fummo anche definiti “cretini” per non esserci uniti al coro di evviva di tanti opinionisti cattolici per l’arrivo di Mattarella, un cattolico, al Quirinale. Non vogliamo ricambiare oggi con la stessa moneta, ma aiutare a riflettere sulle conseguenze di un certo approccio alla politica tipico di alcune correnti del cattolicesimo.

– MATTARELLA AL QUIRINALE. PER LIQUIDARE I CATTOLICI, di Stefano Fontana
(31 gennaio 2015)

Il nuovo capo dello Stato è figlio della cultura della vecchia sinistra DC, il cui scopo era diluire il cattolicesimo democratico in una laicità accettata nella sua radicalità. E rivedremo leggi contro la vita e la famiglia firmate da un presidente della Repubblica cattolico, in quanto uomo delle istituzioni.

– “VIVA MATTARELLA”? PER QUALCUNO È OBBLIGATORIO, PER NOI NO, di Robi Ronza
(2 febbraio 2015)

Nessuno mette in discussione fede e retti costumi del capo dello Stato, ma il “cattolicesimo democratico” è subalterno alla cultura laica post-illuminista. E i direttori di Avvenire e La Croce, che brindano e fanno tifo da stadio, provino a leggere i motivi dell’esultanza di Eugenio Scalfari.

Fonte: La NBQ