Vaticano senza pace. Soldi, sesso e presepe LGBT – di Sandro Magister

Presepe vaticanoNatale di burrasca, quest’anno in Vaticano. Proprio mentre papa Francesco, nel suo discorso di auguri alla curia, se la prendeva con quelli che definiva “traditori” e “approfittatori” – già “delicatamente” da lui licenziati i primi e minacciati di licenziamento i secondi –, gli si sono rovesciati addosso nuovi clamorosi autogol. Almeno tre.

Il primo autogol ha per protagonista il cardinale honduregno Óscar Rodríguez Maradiaga, 75 anni, arcivescovo di Tegucigalpa ma molto più famoso all’estero che in patria, tanto prediletto da Francesco che l’ha fatto coordinatore del cosiddetto C9, il consiglio dei nove cardinali che coadiuvano il papa nella riforma della curia e nel governo della Chiesa universale.

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“L’Espresso” uscito in edicola la vigilia di Natale – ma con un lancio on line nelle stesse ore del discorso del papa alla curia – ha pubblicato a firma di Emiliano Fittipaldi un’inchiesta molto aggressiva non solo contro il cardinale, accusato di aver incamerato e dilapidato somme ingenti, ma anche contro il suo collaboratore e amico più stretto, il vescovo ausiliare di Tegucigalpa Juan José Pineda Fasquelle, 57 anni, clarettiano:

> L’ultimo scandalo vaticano: 35 mila euro al mese per il cardinale Maradiaga

Maradiaga ha reagito asserendo che le somme indicate erano a disposizione non sua personale ma della diocesi, per le necessità della Chiesa honduregna, e che le accuse ora rivoltegli sono vecchie di più di un anno e sono già state contestate in un’azione legale.

La sua replica è apparsa prima su “Catholic New Agency” e poi, in forma più dettagliata, sul quotidiano cattolico italiano “Avvenire”, con in più la notizia – ripresa dalla Radio Vaticana – che “il 26 dicembre il cardinale ha parlato al telefono con papa Francesco, che gli ha espresso il suo dispiacere ‘per tutto il male che hanno fatto contro di te. Tu però non ti preoccupare’”:

> Rodríguez Maradiaga: “Falsità sui fondi”. E il papa lo rincuora

Nel replicare, tuttavia, il cardinale ha evitato di prendere le difese del suo vescovo ausiliare Pineda. Anzi, ha confermato che è stata compiuta su di lui un’indagine da parte di un visitatore apostolico inviato sul posto dal papa, l’argentino Alcides Jorge Pedro Casaretto, 80 anni, vescovo emerito di San Isidro.

Il rapporto del visitatore apostolico è ora sulla scrivania di Francesco, che avrebbe avocato a sé ogni decisione. L’unico provvedimento preso finora è stato l’invio di Pineda a Madrid per un ritiro spirituale presso i gesuiti.

L’indagine sull’ausiliare e amico di Maradiaga ha riguardato accuse sia di appropriazione e uso ingiustificato di grosse somme, sia di favori in denaro e in natura a una cerchia di amici maschi di dubbia moralità, su uno sfondo di corruzione e di abusi sessuali, come messo in luce da Edward Pentin sul “National Catholic Register”:

> Cardinal Maradiaga Denies Financial Allegations, But Questions Remain Unanswered

“Non conosco i risultati della visita apostolica”, ha dichiarato Maradiaga. “L’Espresso dice mezze verità, che sono alla fine le peggiori bugie”.

“Mezze verità” che in ogni caso non possono lasciare tranquilli né il cardinale né il papa.

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Il secondo autogol ha a che fare con il vescovo argentino Gustavo Óscar Zanchetta, nominato da papa Francesco il 19 dicembre assessore dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, in sigla APSA.

Nomina sorprendente, perché nell’APSA la carica di assessore non c’era ed è stata inventata per l’occasione. Ma ancor più sorprendente per il profilo del nominato.

Zanchetta, 53 anni, è entrato nelle cronache lo scorso luglio per aver abbandonato di punto in bianco la diocesi di Orán, alla quale papa Francesco l’aveva preposto nel 2013. Motivò l’abbandono con un imprecisato “problema di salute” che, diceva, doveva curare urgentemente altrove. E si stabilì per qualche tempo a Corrientes, a 900 chilometri di distanza, salvo poi comparire ancor più lontano, a Madrid, in apparente buona forma fisica.

Nei giorni del suo abbandono, prontamente ufficializzato dal papa, i media argentini descrissero lo stato disastroso in cui Zanchetta aveva lasciato la diocesi di Orán sotto il profilo amministrativo, al pari di come era accaduto nella diocesi di cui era stato in precedenza vicario, quella di Quilmes. Inoltre, corse notizia della resistenza da lui opposta, accampando il suo “status” di vescovo, a una perquisizione della sua automobile da parte della polizia, in cerca di droga.

È questo l’uomo a cui Francesco ha affidato, in curia, un ruolo quanto mai delicato, a stretto contatto con il presidente dell’APSA, il cardinale Domenico Calcagno, assiduo frequentatore del papa e tenace oppositore del drastico riordino delle finanze vaticane tentato senza successo dal cardinale George Pell, prefetto della segreteria per l’economia.

Oggi il cardinale Pell è in congedo ed è tornato in Australia, con la sua carica in curia che è rimasta di fatto vacante. Continua a restare vuoto anche il posto chiave di revisore generale, dopo che il 19 giugno ne è stato bruscamente allontanato Libero Milone.

Se questo è lo stato delle cose, la nomina di Zanchetta non fa che accrescere la confusione in cui versa la tanto decantata riforma della curia vaticana.

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Ma come non bastasse, ecco il terzo autogol, con al centro il presepe allestito quest’anno in piazza San Pietro (vedi foto).

Non ci sono né bue né asinello, né pecore né pastori. Gesù, Giuseppe e Maria si distinguono a malapena, sullo sfondo di una cupola di San Pietro in rovina. È un presepe senza grazia e senza poesia, il cui intento è piuttosto di raffigurare ad una ad una le sette opere di misericordia corporale.

A offrire al papa un presepe siffatto è stata l’abbazia santuario di Montevergine, che sorge su un monte sopra Avellino, non lontano da Napoli. Nel governatorato della Città del Vaticano informano che il progetto, poi realizzato dall’artigiano napoletano Antonio Cantone, è stato previamente sottoposto al giudizio della segreteria di Stato e di papa Francesco, ottenendone l’approvazione.

Ma ancor più entusiasta è stata l’approvazione dell’Arcigay di Napoli e del suo presidente Antonello Sannino, che alla giornalista americana Diane Montagna di LifeSite News ha dichiarato: “La presenza di questo presepe in Vaticano è per noi motivo di essere più felici che mai. Perché per la comunità omosessuale e transessuale di Napoli è un importante simbolo di inclusione e di integrazione”.

Il santuario di Montevergine, infatti, ospita un’immagine della Madonna – riprodotta nel presepe di piazza San Pietro – che è stata adottata da tempo come patrona da una vasta comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali), che una volta all’anno, il 2 febbraio, festa della presentazione di Gesù al tempio, detta popolarmente la “Candelora”, compie una festosa salita a piedi al santuario, chiamata la “juta dei femminielli”, la salita degli effeminati.

È un “misto di sacro e profano”, una specie di “ancestrale gay pride”, dice Sannino. Nel 2002 l’allora abate di Montevergine, Tarcisio Nazzaro, protestò contro la piega politica che stava prendendo la processione, alla quale partecipò quell’anno la parlamentare transessuale Vladimir Luxuria.

Ma nella “Candelora” del 2014 Luxuria si ripresentò nel santuario a dar lettura di una lettera che aveva scritto a papa Francesco a nome della comunità LGBT.

Nel 2017 una rappresentanza LGBT, anche questa volta con Luxuria, ha incontrato il nuovo abate Riccardo Luca Guariglia, il quale – hanno poi riferito – ha dato loro la benedizione in un “clima di dialogo”.

Il paese di Ospedaletto d’Alpinolo, dal quale parte la salita al santuario, ha dato quest’anno la cittadinanza onoraria a una coppia “sposata” di omosessuali, ha inaugurato per i “femminielli” una toilette “no gender” ed ha affisso all’ingresso del paese un cartello con la scritta: “Ospedaletto d’Alpinolo è contro l’omotransfobia e la violenza di genere”.

Non sorprende, quindi, che Sannino si dica convinto che una maggiore apertura della Chiesa in materia di omosessualità dipenda anche da “quanto consapevoli” siano i dirigenti vaticani del nesso tra il presepe di piazza San Pietro e la comunità LGBT. “La Chiesa è estremamente lenta nelle sue trasformazioni”, ha aggiunto. “Ma spero che finalmente svilupperà una reale apertura sulla scia delle parole del papa: ‘Chi sono io per giudicare?’”.

Intanto,  in questi giorni natalizi, pellegrini e turisti giunti a Roma da tutto il mondo osservano con visibile sconcerto il presepe allestito al centro del colonnato del Bernini, e specialmente quel suo “ignudo” ben palestrato che sembra anelare ad altro che ad essere misericordiosamente vestito.

Come ogni anno, la sera del 31 dicembre, dopo il “Te Deum”, papa Francesco si recherà anche lui davanti al presepe di piazza San Pietro, non si sa “quanto consapevole” del pasticcio in cui si è infilato. E sicuramente la comunità LGBT sarà attentissima a scrutare e interpretare ogni suo gesto e sguardo.

Per una ricostruzione più dettagliata della vicenda, ecco il link al servizio di Diane Montagna:

> Vatican’s “sexually suggestive” nativity has troubling ties to Italy’s LGBT activists

Settimo Cielo