Via Crucis a Copacabana. Il Papa: la Croce è l’amore di Gesù, lasciamoci contagiare dalla sua misericordia


Il Papa è tornato nuovamente a Copacabana, luogo simbolo di festa e divertimento, ma che stasera si è raccolto in preghiera trasformandosi in una grande Via Crucis a cielo aperto, in occasione della Giornata mondiale della gioventù. E’ stato un nuovo bagno di folla. Papa Francesco ha percorso sulla jeep bianca il lungomare tra due ali di folla festante, chiedendo più volte che la vettura si fermasse per salutare le persone, benedire e baciare i bambini.

Da un fedele ha ricevuto un’immagine di San Francesco che lui ha benedetto.

Dopo la suggestiva e spettacolare rappresentazione della Via Crucis che ha coinvolto oltre 280 persone, a esprimere le sofferenze dell’umanità redente dalla Croce di Cristo, il Papa ha tenuto il suo discorso:

“Siamo venuti oggi qui per accompagnare Gesù lungo il suo cammino di dolore e di amore – ha detto – il cammino della Croce, che è uno dei momenti forti della Giornata Mondiale della Gioventù.

Al termine dell’Anno Santo della Redenzione, il Beato Giovanni Paolo II ha voluto affidare la Croce a voi, giovani, dicendovi: «Portatela nel mondo come segno dell’amore di Gesù per l’umanità e annunciate a tutti che solo in Cristo morto e risorto c’è salvezza e redenzione» (Parole ai giovani [22 aprile 1984]: Insegnamenti VII,1 [1984], 1105).

Da allora la Croce ha percorso tutti i Continenti e ha attraversato i più svariati mondi dell’esistenza umana, restando quasi impregnata dalle situazioni di vita dei tanti giovani che l’hanno vista e l’hanno portata. Cari fratelli, nessuno può toccare la Croce di Gesù senza lasciarvi qualcosa di se stesso e senza portare qualcosa della Croce di Gesù nella propria vita.

 

Tre domande vorrei che risuonassero nei vostri cuori questa sera accompagnando il Signore: Che cosa avete lasciato nella Croce voi, cari giovani del Brasile, in questi due anni in cui ha attraversato il vostro immenso Paese? E che cosa ha lasciato la Croce di Gesù in ciascuno di voi? E, infine, che cosa insegna alla nostra vita questa Croce?”.

“Un’antica tradizione della Chiesa di Roma – ha proseguito – racconta che l’Apostolo Pietro, uscendo dalla città per fuggire dalla persecuzione di Nerone, vide Gesù che camminava nella direzione opposta e stupito gli domandò: “Signore, dove vai?”. La risposta di Gesù fu: “Vado a Roma per essere crocifisso di nuovo”.

In quel momento, Pietro capì che doveva seguire il Signore con coraggio, fino in fondo, ma capì soprattutto che non era mai solo nel cammino; con lui c’era sempre quel Gesù che lo aveva amato fino a morire.

Ecco, Gesù con la sua Croce percorre le nostre strade per prendere su di sé le nostre paure, i nostri problemi, le nostre sofferenze, anche le più profonde. Con la Croce Gesù si unisce al silenzio delle vittime della violenza, che non possono più gridare, soprattutto gli innocenti e gli indifesi; con la Croce, Gesù si unisce alle famiglie che sono in difficoltà, che piangono la tragica perdita dei loro figli, come nel caso dei 242 giovani vittime dell’incendio nella città di Santa Maria all’inizio di quest’anno. Preghiamo per loro.

Con la Croce, Gesù si unisce a tutte le persone che soffrono la fame in un mondo che ogni giorno si permette il lusso di gettare via tonnellate di cibo; con la Croce Gesù è unito a tante madri e padri che soffrono nel vedere i figli preda di paradisi artificiali come la droga; con la Croce, Gesù si unisce a chi è perseguitato per la religione, per le idee, o semplicemente per il colore della pelle; in essa, Gesù si unisce a tanti giovani che hanno perso la fiducia nelle istituzioni politiche perché vedono egoismo e corruzione o che hanno perso la fede nella Chiesa, e persino in Dio, per l’incoerenza di cristiani e di ministri del Vangelo.

Quanto fa soffrire Gesù la nostra incoerenza! Nella Croce di Cristo c’è la sofferenza, il peccato dell’uomo, anche il nostro, e Lui accoglie tutto con le braccia aperte, carica sulle sue spalle le nostre croci e ci dice: Coraggio! Non siete soli a portarle! Io le porto con voi e io ho vinto la morte e sono venuto a darti speranza, a darti vita (cfr Gv 3,16)”.

 

Quindi ha aggiunto: “E ora possiamo rispondere alla seconda domanda: che cosa ha lasciato la Croce in coloro che l’hanno vista, in coloro che l’hanno toccata? Che cosa lascia la croce in ciascuno di noi? Guardate, lascia un bene che nessuno può darci: la certezza dell’amore incrollabile di Dio per noi.

Un amore così grande che entra nel nostro peccato e lo perdona, entra nella nostra sofferenza e ci dona la forza per portarla, entra anche nella morte per vincerla e salvarci.

Nella Croce di Cristo c’è tutto l’amore di Dio, la sua immensa misericordia. E questo è un amore di cui possiamo fidarci, nel quale possiamo credere. Cari giovani, fidiamoci di Gesù, affidiamoci totalmente a Lui, perché Lui non tradisce mai nessuno (cfr Lettera enc. Lumen fidei, 16)!

Solo in Cristo morto e risorto troviamo salvezza e redenzione. Con lui, il male, la sofferenza e la morte non hanno l’ultima parola, perché Lui ci dona speranza e vita: ha trasformato la Croce da strumento di odio, di sconfitta, di morte in segno di amore, di vittoria, di trionfo e di vita.

Il primo nome dato al Brasile è stato proprio quello di “Terra de Santa Cruz”. La Croce di Cristo è stata piantata non solo sulla spiaggia più di cinque secoli fa, ma anche nella storia, nel cuore e nella vita del popolo brasiliano e in molti altri popoli.

Il Cristo sofferente lo sentiamo vicino, uno di noi che condivide il nostro cammino fino in fondo. Non c’è croce, piccola o grande, della nostra vita che il Signore non condivida con noi”.

“Ma la Croce di Cristo – ha sottolineato – ci invita anche a lasciarci contagiare da questo amore, ci insegna allora a guardare sempre l’altro con misericordia e amore, soprattutto chi soffre, chi ha bisogno di aiuto, chi aspetta una parola, un gesto, la Croce ci invita ad uscire da noi stessi per andargli incontro e tendergli la mano.

 

Tanti volti – lo abbiamo visto nella Via Crucis – hanno accompagnato Gesù nel suo cammino verso il Calvario: Pilato, il Cireneo, Maria, le donne… Anche noi davanti agli altri possiamo essere come Pilato che non ha il coraggio di andare controcorrente per salvare la vita di Gesù e se ne lava le mani. Ditemi, voi siete di quelli che si lavano le mani?”. Cari amici – ha detto ancora il Papa – la Croce di Cristo ci insegna ad essere come il Cireneo, che aiuta Gesù a portare quel legno pesante, come Maria e le altre donne, che non hanno paura di accompagnare Gesù fino alla fine, con amore, con tenerezza. E ha aggiunto: “Gesù ti sta guardando e ti dice: mi vuoi aiutare a portare la Croce?”.

Alla Croce di Cristo – ha concluso il Papa – “portiamo le nostre gioie, le nostre sofferenze, i nostri insuccessi; troveremo un Cuore aperto che ci comprende, ci perdona, ci ama e ci chiede di portare questo stesso amore nella nostra vita, di amare ogni nostro fratello e sorella con questo stesso amore”.

 

Testo proveniente dal sito di Radio Vaticana