“Viri probati”, il Papa ufficializza il dibattito sul celibato sacerdotale. L’Amazzonia come test – di Marco Tosatti

In this frame grab from video Pope Francis wears an indigenous feather hat given to him by representatives of one of Brazil's native tribes during a meeting at the Municipal Theater in Rio de Janeiro, Brazil, Saturday, July 27, 2013. Pope Francis is on the sixth day of his trip to Brazil where he will attend the 2013 World Youth Day in Rio. (AP Photo/TV Pool)«Dobbiamo riflettere se i viri probati siano una possibilità», ha detto il Pontefice nella sua intervista a Die Zeit, e «dobbiamo anche stabilire quali compiti possano assumere, ad esempio in comunità isolate».  Se qualcuno, leggendo queste parole, ha brindato, è il cardinale brasiliano Claudio Hummes, che da anni sta facendo campagna per fare in modo che in Amazzonia venga istituito il ministero dei viri probati. Cioè uomini maturi, sposati, che possano sostituire il sacerdote laddove le distanze sono grandissime e le comunità isolate.

Ha aggiunto il Pontefice che «la Chiesa deve sempre riconoscere il momento giusto nel quale lo Spirito chiede qualcosa», ma ha anche detto che per risolvere il problema delle vocazioni «il celibato libero non è una soluzione».

Il cardinale Claudio Hummes, ultra ottantenne, già prefetto della Congregazione per il Clero, sta lavorando da anni a questo suo progetto, in cui sta cercando di coinvolgere le diocesi dell’Amazzonia. Hummes sostiene di parlare spesso e volentieri a nome del Papa.

Lo ha fatto talvolta anche nelle riunioni della Conferenza episcopale, a cui non potrebbe partecipare se non invitato, come vescovo emerito. Tanto che in un’occasione recente gli è stato fatto osservare che i vescovi sono cattolici; hanno rispetto e obbedienza per il Papa; me se il Pontefice ha qualche cosa da comunicare loro preferirebbero che lo facesse direttamente.

L’Amazzonia è il fulcro della leva per introdurre nella Chiesa latina i “viri probati”; un’idea che trova anche fautori in Germania, confermando quella particolare contiguità fra il cattolicesimo tedesco e quello sudamericano, alimentata da scambi teologici, aiuti materiali e affinità elettive.

Nei mesi scorsi il porporato era stato invitato da un vescovo a parlare ai suoi sacerdoti proprio di questo problema. Qualcuno ha lanciato l’idea di chiedere a tutti gli ordini religiosi missionari di mandare due sacerdoti in Amazzonia, per rimediare alla carenza di operai per la messe.

Ma Hummes ha detto che no, no, il Papa non vuole questo, dopo il Concilio non devono più esistere missionari, ogni popolo deve evangelizzarsi da solo; solo clero autoctono, preti e vescovi locali (magari anche formati in maniera un po’ approssimativa).

E ha continuato dicendo che se prima era un tabù parlare di preti sposati, ora se ne può parlare tranquillamente, parlatene fra di voi. Il Papa gli avrebbe consigliato di dire ai vescovi di ordinare un grande numero di diaconi permanenti.

Hummes ha già visitato la maggior parte delle 38 diocesi dell’Amazzonia nel suo lavoro di galvanizzazione; e afferma che il Papa lo avrebbe esortato a visitare in fretta le rimanenti.

L’idea di supplire con i diaconi permanenti, e istituiti in viri probati alla scarsità di vocazioni, è un’idea di Hummes da molto tempo, persino prima di venire a Roma come Prefetto del Clero.

Fra l’altro, quando era Prefetto del Clero, ai vescovi tedeschi e americani consigliava di far studiare i futuri diaconi agli stessi corsi dei sacerdoti. Ma non riuscì a far compiere passi in avanti al progetto dei viri probati.

E subito dopo l’elezione del Pontefice, a cui Hummes ha dato un grande aiuto, tanto da apparire vicino a lui nelle prime foto dalla Loggia di San Pietro, ha dato impulso ancora più forte al progetto.

Le prime notizie su questo tipo di iniziativa datano almeno tre anni addietro, cioè dal 2014. Con la sensibilizzazione dei vescovi dell’Aamazzonia.

Uno di loro, mons. Erwin Kraeutler, vescovo di origine austriaca, missionario in Brasile, prelato di Xingu nella regione amazzonica, nell’aprile 2014 ha riferito di aver parlato con Papa Francesco dell’ipotesi che vengano ordinati i cosiddetti viri probati – per assicurare l’assistenza spirituale in un territorio sconfinato con 700mila fedeli, 800 comunità e soli 27 preti.

«Ho riferito al Papa che sono il vescovo della diocesi più grande per estensione del Brasile con 700mila fedeli e che le nostre comunità possono celebrare l’eucaristia solo due o tre volte all’anno», ha detto mons. Kraeutler in un’intervista alla Salzburger Nachrichten.

«In connessione con la necessità delle nostre comunità si è parlato anche dei viri probati, gli uomini sposati di sicura fede che vengono ordinati preti».

Evidentemente i semi gettati cominciano a germogliare…

 

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana