Messaggio del 25 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

L’apparizione della Madonna a La Salette: le profezie si avverarono.

Il 19 settembre 1846 nel sud-est della Francia, in una regione delle Rhône-Alpes, nel dipartimento dell’Isère, all’interno dell’antica provincia del Delfinato, in un villaggio denominato La Salette,  la SS. Vergine apparve a due ragazzi che portavano a pascolare le loro mucche. Si chiamavano Massimino Giraud e Melania Calvat , di rispettivamente 11 e 14 anni. La Signora apparve in lacrime seduta sopra un sasso e, dopo essersi alzata in piedi, affidò loro un messaggio con l’incarico di «farlo sapere a tutto il suo popolo».

Era vestita come le donne di quel villaggio: un abito che le scendeva fino ai piedi, uno scialle, una cuffia sulla testa, un grembiule annodato attorno ai fianchi. La cuffia, l’orlo dello scialle e i piedi erano ornati da ghirlande di rose. Accanto alle rose dello scialle era visibile una pesante catena, mentre al petto portava un crocifisso con ai lati un paio di tenaglie e un martello.

“Avvicinatevi, figli miei non temete: sono qui per annunciarvi un grande messaggio.  Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciare libero il braccio di mio Figlio. Esso è così forte e pesante che non posso più sostenerlo.

Da quanto tempo soffro per voi! Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, ho il compito di pregarlo continuamente, e voi non ci fate caso. Per quanto pregherete e farete, mai potrete compensare la pena che mi sono presa per voi.

Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo e non me lo volete concedere. E’ questo che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio!

Coloro che conducono i carri non fanno che bestemmiare il Nome di mio Figlio. Queste sono le due cose che appesantiscono tanto il braccio di mio Figlio. Se il raccolto si guasta, la colpa è vostra.

Ve l’avevo dimostrato l’anno passato con le patate: voi non ci avete fatto caso. Anzi, quando ne trovavate di guaste, bestemmiavate il Nome di mio Figlio. Esse continueranno a marcire e quest’anno, a Natale, non ve ne saranno più”.

 (A questo punto il discorso prosegue nel dialetto locale)

“Se avete del grano, non seminatelo. Quello seminato sarà mangiato dagli insetti e quello che verrà cadrà in polvere quando lo batterete. Sopraggiungerà una grande carestia. Prima di essa, i fanciulli sotto i sette anni saranno colti da tremito e morranno tra le braccia di coloro che li terranno. Gli altri faranno penitenza con la carestia. Le noci si guasteranno e l’uva marcirà.

Se si convertono, le pietre e le rocce si muteranno in mucchi di grano e le patate nasceranno da sole nei campi.

Fate la vostra preghiera, figli miei?”

Non molto, Signora.

“Ah, figli miei, bisogna proprio farla, sera e mattina. Quando non avete tempo, dite almeno un Pater ed un ‘Ave Maria; quando potete, ditene di più.

A Messa vanno solo alcune donne anziane; gli altri lavorano tutta l’estate e d’inverno, quando non sanno cosa fare, vanno alla Messa solo per burlarsi della religione. In Quaresima, vanno alla macelleria come i cani.

Avete mai visto del grano guasto, figli miei?”.

 No, Signora!

 “Tu si, figlio mio, lo hai visto una volta con tuo padre, verso la terra di Coin. Il padrone del campo disse a tuo padre di andare a vedere il suo grano guasto. E ci andaste. Egli prese in mano due o tre spighe, le stropicciò e tutto cadde in polvere. Al ritorno, quando eravate a mezzora da Corps, tuo padre ti diede un pezzo di pane dicendoti: «Prendi, figlio mio, per quest’anno puoi ancora mangiarne; non so chi ne mangerà l’anno prossimo, se il grano continua in questo modo»”.

Oh, sì, Signora, ora ricordo: prima non me lo ricordavo.

“Ebbene, figli miei, fatelo conoscere a tutto il mio popolo. Andiamo, figli miei, fatelo conoscere a tutto il mio popolo”.

Secondo quanto raccontarono al curato di Corps, la luce che avvolgeva la «bella Signora» emanava dal crocifisso che portava al collo. Proprio il crocifisso è il simbolo principale che si osserva in questa apparizione: sui due bracci orizzontali stavano un martello e una tenaglia (col primo si mettono i chiodi, ma con la seconda si possono togliere). Ciò suggerisce la possibilità per la Vergine di attenuare il dolore che i peccati degli uomini, ribattendo i chiodi della Sua crocifissione, rinnovano nelle piaghe di Cristo.

La Madonna, infatti, disse proprio: “Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, mi è stato affidato il compito di pregarlo continuamente per voi; voi non ci fate caso”. Ma subito prima ammonì anche: “Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciare libero il braccio di mio Figlio. Esso è così forte e così pesante che non posso più sostenerlo”.

Fonte: Site officiel de Notre Dame de La Salette

 

 E le profezie si avverarono

La Santa Vergine  durante l’apparizione ricordò ai ragazzi che l’anno precedente, il 1845, le patate erano marcite  e profetizzò che avrebbero continuato a marcire  al punto che a  Natale non ce ne sarebbero più state. Lo stesso disse del grano e dell’uva, informandoli che si sarebbe verificata una grande carestia.

Effettivamente nel 1845 un fungo, che fu individuato nella Phytophthora infestans, aveva iniziato a distruggere i raccolti di patate, che erano l’alimento principale della popolazione. L’anno successivo, quello in cui la Madonna era comparsa ai due fanciulli, i contadini avevano piantato semi infetti, per cui tutto il raccolto andò in rovina.

Il fenomeno non riguardò solo la Francia ma si verificò in tutta l’Europa: Belgio, Prussia, Svizzera, Italia, nessun Paese scampò all’infestazione. Soprattutto in Irlanda produsse una vera catastrofe alimentare, tanto che ancora oggi il 1847 viene ricordato come “l’anno nero” (Black 1847) perché infuriarono massimamente la carestia  e tutte le malattie che sempre l’accompagnano come il tifo, il colera e la gastroenterite infettiva. Dal 1845 al 1850 il fungo distrusse tutte le piantagioni di patate e la popolazione irlandese, poco più di ottomila abitanti, si ridusse di circa tre milioni fra morti ed emigrati, che si recarono principalmente in America. L’infestazione fu definitivamente debellata solo nel 1852.

Ancora ai giorni nostri si studiano le ragioni di quell’epidemia, tant’é che,  come riporta la rivista Le Scienze, studiosi della North Carolina State University  dal 2001 al 2004 hanno effettuato analisi del DNA di alcune foglie di piante di patate vecchie di 150 anni, conservate dal tempo della carestia, scoprendo che la Phytophthora infestans che contagiò l’Europa è di una varietà diversa da quella allora ritenuta responsabile.

Come la S. Vergine aveva preannunciato, anche all’uva non capitò di meglio. Racconta lo scrittore storico Vittorio Messori: “ Io sono andato a studiare cosa successe all’uva in Francia dopo il 1846 e ho scoperto cose incredibili. L’anno dopo le apparizioni, fece la sua comparsa un fungo parassita che aggredisce l’uva, spargendo una malattia detta “oidio”.

Si tratta di una malattia della vite che mai si era vista in Francia prima di allora. Fece moltissimi danni e quando scomparve, si manifestò subito la filossera, un pidocchio microscopico che distrusse la metà dei vigneti di tutto il Paese. Venne trovato un rimedio per la filossera ma comparve immediatamente la peronospera, una malattia sconosciuta in Europa ed originaria dall’America. Le poche viti che erano riuscite a scampare ai due flagelli precedenti vennero annientate dal nuovo male. Ho fatto delle ricerche negli archivi e nelle biblioteche francesi: in Francia non esiste una sola specie di vite che sia anteriore al 1847. Tutte quelle allora già esistenti morirono. Una terribile previsione che si avverò in pieno”.

Anche queste epidemie, come quella delle patate, si sparsero in tutta l’Europa e occorsero decenni per combatterle e debellarle. Inoltre si dovette ricorrere a nuovi innesti fatti arrivare dall’America e modificare completamente le tecniche della viticoltura.

Ovviamente i danni non furono solo alimentari, come per le patate, ma furono maggiormente  di carattere economico, perché colpivano le attività lavorative e produttive della popolazione, creando maggior miseria.

Non vi è motivo di dubitare che la profezia riguardante il grano si sia ugualmente avverata, anche se gli storici, come cause della Grande Carestia del XIX secolo, ricordano principalmente le infestazioni delle patate e dell’uva.

Paola de Lillo

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