Messaggio del 25 dicembre 2014

Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.  

La Madonna di Laus. Quando ad apparire è veramente la S. Vergine.

Tempi di morta fede e di empietà trionfante, nell’incipit della novena alla Madonna di Pompei così il Beato Bartolo Longo definì l’epoca in cui viveva, poco più di cent’anni fa. Oggi il XIX ci appare come un secolo di ordine morale e di fede certa se lo paragoniamo a quelli che gli sono succeduti. Non bastando il degrado morale in cui è precipitata l’umana società, la confusione spirituale sembra non toccare mai il fondo se qualunque ingannatore può vantarsi di parlare con gli abitanti del Paradiso, nessuno escluso, riferendo poi messaggi improbabili e suscitando credito presso i devoti di un dio personalizzato a propria somiglianza.

S. Paolo afferma: “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre! Non lasciatevi sviare da dottrine varie e peregrine” (Eb 13, 7-9) e questo assunto è particolarmente rilevante proprio per la confusione dottrinale in cui vive la nostra epoca, in cui non esistono più le grandi figure carismatiche del secolo scorso e dove si fatica a trovare guide affidabili per un cammino di fede sicuro. Questa carenza di riferimenti fa sì che i credenti meno preparati e più fragili cadano nelle trappole di ingannatori che si sono sostituiti agli autentici mistici per diffondere messaggi e ammonimenti fasulli.

Difatti negli ultimi decenni le poche e autentiche apparizioni di Gesù e di Maria sono state quasi prevaricate da una pletora di personaggi di dubbia provenienza che hanno acquistato credito presso molti per i loro sproloqui conditi di un giustizialismo terreno presentato in veste di comunicazioni divine.  (qui)

Dobbiamo perciò essere grati a Padre Serafino Tognetti se ci riporta alle verità della fede evangelica con il suo prezioso libro che disvela le autentiche e pochissimo conosciute apparizioni di Nostra Signora a Laus.

Scrivendo con un linguaggio scorrevole e avvincente, l’autore ci conduce in un’epoca a cavallo tra il ‘600 e il ‘700 cioè a pochi decenni prima che in Francia scoppiasse la Rivoluzione che sconvolse tutti gli Stati d’Europa non solo da un punto di vista politico ma soprattutto intellettuale e morale, aprendo la via a tutti quei “modernismi” religiosi ed etici di cui è ancora imperniata l’attuale società.

In quel periodo la Santa Vergine si compiacque di apparire alla giovanissima pastorella Benedetta Rencurel per cinquantaquattro anni, con riconoscimento ufficiale della Chiesa nell’anno 2008. Oltre all’eccezionalità del lunghissimo tempo in cui  avvennero, tali apparizioni rivestono particolare importanza perché ci danno l’esatta conoscenza di come la Madre di Dio agisca in un’anima pura e come la formi, la corregga e la sostenga.

In Dio non vi sono contraddizioni o mutamenti, perciò è estremamente importante per l’attuale generazione rigettare tutto quello che viene propinato come “evoluzione culturale” se in contrasto con la Parola delle Sacre Scritture e il Magistero della Chiesa, che ne è l’unico interprete.

Le poche apparizioni dichiarate autentiche dalla Chiesa cattolica sono perenni e attuali nello stesso tempo, informano e formano la retta coscienza, sono scuole di santità e modelli certissimi di raffronto per disvelare gli inganni e le devianze che, soprattutto nel secolo scorso, hanno ammorbato la verità confondendo le anime semplici e incolte per condurle a convincimenti errati che distorcono gli insegnamenti evangelici.

Tornando alle apparizioni della Madre del Signore alla giovane Benedetta Rencurel si nota che sin dal primo istante in cui le parlò usò la forma di rispetto del voi (in francese non esiste il lei nel rivolgersi alle persone, ndr) e questo ci riporta immediatamente alle successive apparizioni di Lourdes all’altrettanto giovane e ignorante Bernadette Soubirous a cui la S. Vergine si rivolse gentilmente col chiederle: “Volete avere la bontà di venire qui per quindici giorni?”. In Cielo non si cambia il nome né il carattere per cui già basterebbe questo per rigettare come false le visioni in cui un’apparsa strapazza, obbliga, ordina e impone la sua volontà a chicchessia (cfr. qui).

E’ singolare che la Madre di Dio non dettò nessun messaggio per i credenti, ma fece di più: trasformò Benedetta stessa in un insegnamento, fornendoci in lei un modello di vita cristiana perfetta e mostrando nel contempo come Ella agisca nel cuore delle anime umili quando si aprono alla Grazia con piena fiducia in Dio e senza riserve.

In Benedetta possiamo quindi osservare senza alcun dubbio i frutti del fiat, come fu quello pronunciato da Maria all’annuncio dell’Angelo.

Leggendo questo libro però non si ha la percezione di un esempio troppo arduo da imitare, tutt’altro. La ragazza incontrava le stesse difficoltà e fatiche di ogni essere umano, come il duro lavoro di pastorella, l’urgenza di aiutare economicamente la famiglia, la fatica di conciliare i doveri umani con i diritti divini e la stanchezza di assistere nel contempo i numerosissimi pellegrini senza venir mai meno alla preghiera e alla frequentazione dei sacramenti. E proprio questi ultimi furono il segreto della sua forza interiore, che le derivò non solamente dalle frequenti visioni della S. Vergine ma anche dall’unione spirituale con il Signore.

Preghiera, penitenza, sacrificio, digiuno riparatore sono le richieste che la Madre di Dio ha rivolto ai credenti in tutte le sue apparizioni autentiche e in Benedetta li vediamo messi in pratica con un profluvio di grazie spirituali e innumerevoli frutti di conversione.

La salvezza delle anime era la sua urgenza primaria così che, arricchita di doni straordinari, presto divenne il riferimento non solo dei laici ma persino dei sacerdoti e degli alti ecclesiastici a cui faceva da guida spirituale avendo ricevuto, tra gli altri, anche il dono della conoscenza dei cuori e del vissuto di ognuno.

Innumerevoli sono gli spunti di riflessione personale che sorgono leggendo la sua esaltante vita spirituale raffrontandola con la nostra che, da mediocre qual è, può diventare straordinaria solo che decidessimo di mettere veramente Dio al primo posto e tutto compissimo per dar gloria a Lui, per la salvezza della nostra anima e, soprattutto, per la conversione dei peccatori.

C’è però anche un altro aspetto da non sottovalutare. Benedetta Rencurel nacque nel 1647, lo stesso anno di nascita di un’altra grande mistica, Santa Margherita Maria Alacoque, l’apostola del Sacro Cuore di Gesù (a cui sopravvisse per ben ventott’anni) per mezzo della quale il nostro Salvatore tentò di fermare la catastrofe che stava per abbattersi sull’Europa e di cui ancora patiamo le conseguenze (qui e qui). Nello stesso periodo, come ben riassume Padre Tognetti nel suo libro, in Francia Dio suscitò una straordinaria fioritura di mistici e fondatori passati alla storia della Chiesa.

Nonostante quei baluardi della fede cattolica siano ancora oggi, seppur stentatamente, vitali, alla fine del secolo XVIII deflagrò in tutto il mondo occidentale quella pestifera Rivoluzione che modificò non solo la Storia ma anche il sentire cristiano e l’etica comune. Oggi in cui l’umanità sembra star per precipitare in un baratro senza scampo, in un’epoca in cui non esistono più le grandi figure carismatiche del passato e i mistici, se esistenti, sono nascosti allo sguardo del popolo di Dio, la Provvidenza ci offre modelli sempre attuali a cui riferirci e da cui attingere.

Ecco perché il libro sulle apparizioni di Laus va letto e meditato da chiunque voglia elevarsi dal pantano in cui siamo caduti, dall’appiattimento delle coscienze e dalla mediocrità di una vita spirituale infruttifera e deludente. Benedetta Rencurel insegna che la santità è alla portata di tutti e che è possibile salvare se stessi e il mondo attraverso una vita solo apparentemente ordinaria, diventando protagonisti della nostra storia personale  e collaboratori del Regno di Dio.


Paola de Lillo

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